Il cielo… nella salvia: la sinfonia unitaria del cosmo

“Erbari” e “bestiari”, un mondo all’insegna del meraviglioso, non perché i nostri antenati fossero più creduloni, ma perché avevano conservato quel senso di meraviglia tipico dei bambini e delle anime pure
Stefano Chiappalone 2 anni fa
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di Stefano Chiappalone

 

La diffusione degli “erbari” e dei “bestiari” medioevali è sintomo di una percezione profonda della realtà. Non erano solo enciclopedie nel senso moderno e asettico dell’espressione, ma alla descrizione degli elementi affiancavano spesso anche la simbologia. In pratica riuscivano a scorgere l’infinito persino… nella salvia, il “tocco” guaritore di Dio nelle erbe officinali…

Ai richiami del libro della natura si affiancavano così quelli della Scrittura e della liturgia, ma anche della saggezza popolare. Il mondo attuale, incapace di intus legere (leggere oltre e dentro le cose: è l’etimologia del termine “intelletto”, troppo spesso ridotto al solo quoziente intellettivo) non avrebbe potuto vedere nel pellicano il simbolo di Cristo che si squarcia il petto per nutrirci, ma neanche richiami più “laici”, come la volpe simbolo dell’astuzia o il cane simbolo della fedeltà.

Anche l’arte, di conseguenza, riusciva a parlare a tutti, sia pure con diversi livelli di approfondimento. Perché la “grammatica” di cui era composta era fatta di parole (cioè simboli ed elementi) dal significato universale le cui fonti erano (ancora una volta) il libro della natura e quello del rito.

Nei “libri d’ore” vediamo un esempio luminoso (non a caso “miniare”, da cui miniatura, significa “illuminare”) di questa sinfonia unitaria. Sfogliando le pagine nel corso dell’anno liturgico si rivivono anche i ritmi naturali. Per esempio, nel Libro d’Ore del duca di Berry (XV secolo) ai testi e ai tempi liturgici si intrecciano le rappresentazioni di ciascuna stagione

Il tutto veniva vissuto all’insegna del meraviglioso, non perché i nostri antenati fossero più creduloni, ma perché avevano conservato quel senso di meraviglia tipico dei bambini e delle anime pure. Quella disposizione allo stupore (sempre più sepolta, ma sempre pronta a riemergere come la cathédrale engloutie della leggenda bretone) che, per esempio, da bambini ci rendeva capaci di immaginare un’intera foresta in una semplice aiuola o l’oceano nel fiumiciattolo vicino casa. Ci rendeva, come i nostri antenati, piccoli al punto giusto da poter abbracciare l’intero cosmo…

Sabato, 10 novembre 2018

Categorie:
  Arte, Via Pulchritudinis
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 Stefano Chiappalone

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Nato ad Avezzano (AQ) nel 1982, laureato in Storia Medievale. È autore di articoli e conferenze su temi legati alla "via della bellezza".