“Il Daesh si rialza. Ucciso un prete”

Il sacerdote armeno-cattolico Hovsep Petoyan e suo padre Abraham sono stati assassinati a Deir ez-Zor (est). I jihadisti hanno crivellato di colpi l’auto su cui viaggiavano. Per poi rivendicare l’azione sui canali online
Alleanza Cattolica 8 mesi fa
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Da Avvenire del 12/11/2019.

Il Daesh rialza la testa. In Iraq, con l’attentato di domenica in cui sono rimasti feriti cinque militari italiani. Ma anche in Siria, dove ieri è tornato ad attaccare la comunità cristiana locale. Un prete cattolico e suo padre sono stati uccisi in un agguato nella Siria nordorientale sotto controllo curdo. Le vittime sono il presbitero della comunità armenocattolica di Qamishli, padre Hovsep Petoyan, e suo padre Abraham Petoyan. I due stavano viaggiando da Hassakè verso Deir ez-Zor quando alcuni sicari col volto coperto hanno sparato contro la loro auto, uccidendo sul colpo il genitore, mentre il sacerdote è deceduto poco dopo per le ferite riportate. Il diacono Fati Sano, della comunità di Hassakè, che viag- giava con loro è rimasto invece ferito. Nella sua rivendicazione, il Daesh afferma di aver ucciso due preti e non uno. «Due sacerdoti cristiani – si legge nel comunicato diffuso attraverso i suoi canali Telegram e rivelato da Site – sono stati uccisi dal fuoco di combattenti dello Stato islamico nel villaggio di Zar, nel distretto di Busayra, a est di Deir ez-Zor». I jihadisti hanno anche diffuso la foto del documento d’identità del sacerdote. Un video, pubblicato su Twitter, mostra invece la macchina del piccolo gruppo crivellata di colpi e con evidenti tracce di sangue sui sedili. Un cartello, esposto sul parabrezza, porta in arabo la scritta «Chiesa degli armenocattolici ». L’agguato si ripercuoterà, purtroppo, negativamente sugli sforzi volti a dare nuovo impulso alla presenza cristiana nel Nordest siriano dopo la nefasta parentesi del Daesh. Alcune fonti precisano che i Petoyan si stavano recando a Deir ez-Zor per ispezionare, ed eventualmente restaurare, la chiesa armena locale. La città sull’Eufrate è un simbolo importantissimo e un luogo di pellegrinaggio per gli armeni di tutto il mondo, dal momento che verso di essa sono confluite nel 1915 migliaia di deportati durante il genocidio perpetrato dagli Ottomani contro la popolazione armena. Nella città, i cristiani delle diverse denominazioni esitano ancora a tornare. Alla Messa celebrata nel febbraio 2018 dal patriarca siro-ortodosso, la prima dopo la liberazione, erano presenti appena venti persone.

Come se non bastasse, a Qamishli, la città d’origine delle vittime, sono state fatte detonare, sempre ieri, due autobomba e una motocicletta imbottita di esplosivo, che hanno causato la morte di 6 persone e il ferimento di altre 22. La prima autobomba ha colpito la zona di via Wahda, poco lontano dalla chiesa caldea, mentre la seconda ha preso di mira la zona di via Salam, nota per i suoi numerosi negozi. Le fonti locali affermano che la zona colpita non è caratterizzata come un quartiere cristiano, e che non vi sono al momento indicazioni che l’attacco abbia preso di mira il luogo di culto caldeo, ma non sarà facile tranquillizzare la consistente comunità cristiana, già preoccupata delle conseguenze dell’ultimo intervento militare turco. Questo attentato non è stato ancora rivendicato, ma in molti ci vedono la mano del Daesh, ora guidato da Abu Ibrahim al-Qurashi, succeduto ad Abu Bakr al-Baghdadi, eliminato dagli americani il 26 ottobre scorso.

L’AGGUATO

La macchina presa di mira aveva sul parabrezza la scritta in arabo «Chiesa degli armeno-cattolici» Gli estremisti hanno pubblicato il documento del presbitero Autobombe a Qamishli

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