Il martirio di san Lorenzo

Alleanza Cattolica 4 anni fa
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Card. Angelo Bagnasco, Cristianità n. 381 (2016)

 

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore (*),

la festa di san Lorenzo ci porta a meditare sul martirio, che è il dono della vita a causa della fede. Il martire non è colui che perde la vita nel tentativo di toglierla ad altri, ma colui che offre la sua vita perché altri l’abbiamo. Il Vangelo ascoltato lo ricorda: «se il chicco di grano muore, produce molto frutto» [Gv. 12, 24], e i frutti veri sono vita non morte. La vita umana è sacra perché viene da Dio, pertanto va sempre rispettata e nessuno la può togliere a sé o agli altri.

1. Quest’anno ci domandiamo se la storia del diacono Lorenzo sia ancora at­tuale, oppure sia ormai una memoria devota ma insignificante per noi. Ci chiediamo se anche oggi abbiamo a che fare con l’imperatore [Publio Licinio] Valeriano [200 ca.-dopo il 260] che uccise san Lorenzo nel III secolo. Se osserviamo il mondo, di Valeriani ne troviamo moltitudini: a volte dichiarati e truculenti, altre volte mascherati ma ugualmente accaniti. Dicendo questo, facilmente si viene ritenuti succubi del «complesso dell’assedio», di vedere spettri; è falso, basta guardare ciò che accade vicino e lontano da noi.

Ed oggi, come allora, ci chiediamo: perché? Perché l’imperatore Valeriano era così ostile da infliggere a quell’uo­mo una morte talmente crudele da mostrare non solo di odiarlo, ma anche di averne paura? Perché oggi continua la marea di persecuzione verso persone colpevoli solo di credere in Gesù di Nazaret? La persecuzione oggi ha assunto molte forme: mentre continuano — potremmo dire — quelle «classiche» che cono­sciamo da una storia che si credeva lontana, oggi si aggiungono forme raffinate ma non meno crudeli, legalizzate ma non meno ingiuste. Il nostro vecchio Occidente ne è esperto, malato com’è delle proprie fallimentari ideologie: il continente dei diritti sempre più discrimina il cristianesimo, dimenticando che la razza umana è una razza religiosa. E allora, perché aver paura della religione quando questa fa parte dell’uomo, quando necessariamente predica un Dio di amore e di salvezza, di giustizia e di pace? Perché voler emarginare la religione dal­l’ambito pubblico, sperando forse che così si cancellerà dal cuore umano? Ciò non sarà mai possibile! L’uomo, infatti, avrà sempre «bisogno — scriveva Norberto Bobbio [1909-2004] — di dare un senso alla propria vita, alle nostre azioni […] alla società […] alla storia, all’universo intero»; e poiché «le grandi risposte non sono alla portata della mente umana, l’uomo rimane un essere religioso nonostante tutti i processi di demitizzazione, di secolarizzazione, tutte le affermazioni della morte di Dio che caratterizzano l’età moderna e ancor più quella contemporanea» (1).

I vari imperatori del mondo possono spogliare la Chiesa di ogni risorsa, screditarla in ogni modo, ridurla a impotenza nel fare le opere del Vangelo, ma nessuno potrà toglierle il Vangelo, la gioia del suo Signore. Oggi siamo qui per ricordare il grande san Lorenzo e — di striscio — ricordiamo il meschino Valeriano che si illudeva della sua potenza e fu sconfitto da un uomo inerme. Nessun potente della terra potrà possedere per sempre il cuore dell’uomo attraverso la propaganda delle menzogne, con promesse truccate, democrazie apparenti. La coscienza può rimanere stordita anche per molto tempo, ma prima o dopo succede qualcosa che la risveglia e la rigenera, poiché alla sua radice vi è un nucleo indistruttibile: il desiderio della verità e il bisogno del bene. Nessuno s’illuda: il cristianesimo potrà essere ridotto in visibile minoranza, ma non potrà mai essere cancellato, perché il Signore ha detto «non temete, io sono con voi fino alla fine del mondo» [Mt. 28, 20], e perché l’animo umano è fatto per Dio. E questo è più forte di tutte le persecuzioni e di tutte le falsità che oggi circolano velocemente nell’aria.

2. Oggi — in nome di valori come l’uguaglianza, la tolleranza, i diritti … — si pretende di emarginare il cristianesimo, e si vuole creare un ordine mon­diale senza Dio, dove le diversità da una parte vengono esaltate e dall’altra vengo­no schiacciate. Ciò vale per i cittadini del continente europeo e vale per i popoli e le nazioni. Ma se guardiamo i risultati, dobbiamo concludere che si è partiti con buone intenzioni ma con decisioni sbagliate. La volontà prepotente di omologare, di voler condizionare le visioni profonde della vita e dei comportamenti, il sistematico azzeramento delle identità culturali, assomigliano non ad un cammino rispettoso verso un’Unione Europea armonica e solidale, certamente necessaria, ma piuttosto verso una dannosa rifondazione continentale che i po­poli sentono pesante e arrogante, dove il cristianesimo viene considerato divisivo perché non si prostra agli imperatori di turno. La storia attesta che quando i potenti si concentrano sulla propria sopravvivenza per ambizioni personali, e rinunciano alla res publica, è l’ora della decadenza. Emarginare dalla sfera pubblica il cristianesimo è segno non di intelligenza ma di paura; è non comprendere, offuscati dai pregiudizi, che la società non può che averne del bene: sì, può averne del bene non perché se ne può servire in modo strumentale, ma perché la luce del Vangelo, non le inaffidabili maggioranze, ha creato la civiltà europea e il suo umanesimo. Più si studiano seriamente le origini dell’umanesimo e più si riconosce l’esistenza di qualcosa che non è solamente spirituale, ma è nettamente cristiano.

Il nostro continente, di fronte alle sfide odierne, balbetta perché è smar­ri­to e intimorito: smarrito perché non sa più chi è avendo tagliato le sue origini cult­u­rali e religiose, fino a sentire vergogna delle proprie tradizioni, dei propri simboli e dei propri riti. È solo una triste involuzione culturale o anche un debito che si paga a entità oscure? Una laicità che diventa laicismo, è ottusa, incapace di interpretare lo spirito di un Popolo, la sua storia: dove potrà condurlo? Il continente è anche intimorito perché rifiuta se stesso e quindi non ha più nulla da dire nel dialogo globale, nulla al di fuori dei soliti, inutili e «corretti» stereotipi. Si parla di valori, ma quali sono? Su che cosa sono fondati?

Il Signore ci aiuti a tornare saggi, di quella saggezza che non ha paura di Dio, che vede in Gesù la vera speranza. Che riconosce che il cristianesimo — lun­gi da qualunque biascicato oscurantismo — ha introdotto nella vita umana un elemento di libertà spirituale capace di elevare individui, popoli e nazioni. La crisi del mondo è innanzitutto una crisi spirituale: non ammettere questo significa non comprendere la gravità delle cose! Dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa! La fede non azzera l’intelligenza, ma la cerca, la stimola, la apre sulla realtà. Le chiede di tradurla nella storia, la incoraggia a risvegliarsi dal sonno e reagire al mondo della falsità e degli slogan. San Lorenzo ha attinto la forza del martirio non da sé, ma da Cristo. Ogni vera grandezza nasce dalla grazia: questa dobbiamo invocare, di questa vivere: «Se uno serve me, il Padre lo onorerà» [Gv. 12, 26]!

Angelo Card. Bagnasco

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