Il mistero sublime del Volto Santo

Nel duomo di Lucca si venera un’immagine miracolosa di Cristo, Sua effige autentica
Francesca Morselli 9 mesi fa
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di Francesca Morselli

È bello vedere le diverse forme di spiritualità cattolica che convivono nel nostro Paese: è questo che rende gli italiani un popolo dalle radici comuni e dalla tradizione millenaria. A Lucca, ricca di storia e di arte medioevali, tra i vicoli e le stradine una delle sue “cento chiese” merita più delle altre: il duomo dedicato a san Martino.

Duomo di Lucca – Cattedrale di San Martino

L’imponente facciata romanica è caratterizzata da tre ordini di colonne sovrapposte in pietra policroma a fasce e da un protiro a tre archi in ingresso. La arricchiscono sculture che rappresentano la vita del santo, il ciclo dei mesi e, sulla destra, un bellissimo labirinto scolpito su una colonna nel secolo XIII, metafora della ricerca faticosa della verità da parte del fedele.

L’interno riprende lo schema della cattedrale a tre navate. La sua maestosa foggia gotica è ricca di dipinti e di cappelle (tra cui il famoso monumento funebre alla nobildonna ligure Ilaria del Carretto [1379-1405], realizzato dallo scultore senese Jacopo della Quercia [1374 ca.-1478]), ma ciò che spicca sulla navata sinistra è il tempietto dei Cividali, chiuso da una grata contente un grande crocifisso in legno, Il Volto Santo, di fronte al quale, inginocchiati in preghiera, sostano immancabilmente i fedeli.

Interno del Duomo

È il mistero di una croce lignea antichissima, venerata da secoli, di origine miracolosa. Si narra che il Volto avrebbe dovuto essere scolpito da san Nicodemo, discepolo di Gesù che con Giuseppe d’Arimatea depose Cristo dalla Croce, ma che, non essendovi riuscito, si ritrovò la scultura miracolosamente già eseguita. La statua venne poi imbarcata su una nave priva di naviganti e conducente che, veleggiando, approdò a Luni per poi essere trasportata a Lucca dal vescovo della città. Da lì venne esposta nella chiesa di san Frediano, per poi essere misteriosamente ritrovata in un campo su cui venne in seguito costruita la cattedrale di san Martino. Molti miracoli sono accaduti pregando il Volto Santo tra cui la salvezza di un condannato a morte, graziato dalla rotazione della lama della falce verso il boia (conservata ancor oggi nella cappella a fianco della reliquia).

Volto Santo vestito a festa

L’iconografia presenta una croce policroma con un Cristo in tunica con maniche, un calice sotto il piede destro, una corona sul capo e una grande aureola che inscrive il corpo. Tale rappresentazione è stata più volte ripresa nella pittura medioevale per rappresentare l’immagine di Cristo.

Nonostante san Martino sia il patrono cittadino, la maggiore festa religiosa della diocesi è proprio quella dell’esaltazione della Santa Croce, che inizia il 13 settembre ai vespri e che prosegue per tutta la giornata successiva. Celebre è la processione a lume di candela di origini antichissime e ancora oggi molto sentita dai lucchesi, segno del forte radicamento di questa tradizione.

Sul banco di fronte al crocefisso vi è una preghiera composta da Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005) rivolta proprio a questa reliquia. Questa:

Signore Gesù, crocefisso e risorto, immagine della gloria del Padre, volto Santo che ci guardi e ci scruti, misericordioso e mite per chiamarci alla conversione e invitarci alla pienezza dell’amore, noi ti adoriamo e ti benediciamo.

Nel tuo volto luminoso apprendiamo come si è amati e come si ama; dove si trova la libertà e la riconciliazione; come si diviene costruttori della pace che da te si irradia e a te conduce.

Nel tuo volto glorificato impariamo a vincere ogni forma di egoismo, a sperare contro ogni speranza, a scegliere le opere della vita contro le azioni della morte.

Donaci la grazia di porre Te al centro della nostra vita; di restare fedeli, tra i rischi e i mutamenti del mondo, alla nostra vocazione cristiana; di annunciare alle genti la potenza della croce e la parola che salva; di essere vigili e operosi, attenti ai più piccoli dei fratelli; di cogliere i segni della vera liberazione, che in te ha avuto inizio e in te avrà compimento.

Signore, concedi alla tua chiesa di sostare, come la Vergine Maria, presso la tua croce gloriosa e presso le croci di tutti gli uomini per recare ad essi consolazione, speranza e conforto.

Lo spirito che ci hai donato porti a maturazione la tua opera di salvezza, perché tutte le creature, liberate dai vincoli della morte, contemplino nella gloria del Padre il tuo volto Santo, che splende luminoso nei secoli dei secoli.

Amen


Sabato, 5 ottobre 2019

Categorie:
  Architettura, Via Pulchritudinis
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 Francesca Morselli

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Nata a Mantova il 6 marzo 1964 dove risiede, nel 1990 si è laureata in Architettura, presso l’Università degli studi di Venezia, con una tesi di storia dell’architettura dal titolo “ Mantova 1866 -1927: architettura e città”. Dopo il conseguimento dell’abilitazione di architetto ha lavorato in studi professionali a Torino e Mantova. Ha in seguito conseguito l’abilitazione per guida turistica per la provincia di Mantova e l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte nelle scuole secondarie di secondo grado dove tutt’ora insegna. Ha pubblicato articoli per la rivista La Roccia trattando argomenti su turismo e arte.