Il pensiero del giorno: Gv 7,40-53

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: “Costui è davvero il profeta!”. Altri dicevano: “Costui è il Cristo!”. Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?”. E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto qui?”. Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato così!”. Ma i farisei replicarono loro: “Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!”. Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?”. Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!”. E ciascuno tornò a casa sua » (Gv 7,40-53).

La gente discute animatamente su Gesù. Alcuni dicono che è « il profeta », alludendo alla promessa di Mosè che troverebbe in Gesù la sua realizzazione : « Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto » (Dt 18,15). Gesù è infatti il nuovo Mosè che insegna al popolo il modo giusto in cui Dio vuole essere adorato.

Alla Samaritana che gli dice: « I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare » (Gv 4,20) Gesù risponde: « “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te” » (4,21-26; cfr. Gv 6,14).

Ma l’opinione che che fosse il Cristo cozzava contro una facile obiezione: si trattava di un Galileo, mentre il Messia doveva essere un figlio di Davide: 2Sam 7,12-14; Is 9,6; Ger 23,5; Ez 34,23-24) e doveva nascere a Betlemme in terra di Giuda (Mi 5,2). D’altra parte a suo favore stavano le sue opere e le sue parole, riconosciute dalla gente semplice, da quelli che venivano disprezzati come ignoranti della Legge e maledetti a causa di questa loro ignoranza. Il dotto e saggio Nicodemo fa notare che davanti ad un dubbio positivo (cioè fondato sui fatti) di tale importanza sarebbe stata necessaria una indagine più approfondita, ma anche lui, come le guardie e il popolo viene ridicolizzato. L’orgoglio e la presunzione sono la vera causa dei nostri errori. Se giudicassimo solo dopo aver ascoltato ed indagato con attenzione non sbaglieremmo mai.

Spesso il nostro giudizio sarebbe un saggio silenzio: « Anche lo stolto, se tace, passa per saggio, e per intelligente se tiene chiuse le labbra » (Pr 17,28). Non dobbiamo neppure pensare con facilità che noi saremmo stati più bravi dei farisei e dei capi dei Sacerdoti del tempo di Gesù… perché Gesù è ancora presente in mezzo a noi: « In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me » (Mt 25,40). Come giudichiamo il nostro prossimo? Come giudichiamo la Chiesa? Come giudichiamo chi, nella Chiesa, ha autorità? Come giudichiamo il Papa? La vicenda di Gesù e dei suoi giudici approssimativi, ignoranti e crudeli continua nella storia…

 

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.