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Il pensiero del giorno

9 Febbraio 2024 by Don Andrea Nizzoli


In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Marco 7,31-37).


Un sordomuto porta un dolore enorme, perché il suo è un dolore muto, inespresso. Non può parlare di sé, non può raccontarsi; vive come un pesce che guarda il mondo da un acquario. Un dolore non comunicato è assurdo, un dolore vissuto nella solitudine è straziante. È come avere sempre un nodo in gola e non tirar fuori mai nulla, se non pianti continui ma anch’essi muti. Non è in nostro potere dire ai sordi con cui viviamo e che incontriamo: «Effatà», «Apriti!» e ridare loro miracolosamente l’udito, ma c’è qualcosa che possiamo fare anche noi, ed è alleviare la sofferenza, educarci al rispetto, alla delicatezza nel trattare con chi è affetto da questa menomazione.

Quello di fare dell’ironia o di scherzare sulla sordità altrui deve essere un’abitudine antica quanto il mondo, perché già nell’Antico Testamento troviamo questo ammonimento: «Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco» (Lv 19,14). Un sordo non fa neanche compassione e spesso infastidisce, stizza, perché costringe a ripetere più volte le stesse cose. Così si crea distacco ed emarginazione. Il sordomuto è simbolo di un’umanità che grida silenziosamente a un Salvatore. E il Salvatore Gesù capisce che anche in terra “nemica” – quale era il territorio della Decàpoli – i figli sono figli dello stesso Padre che è nei cieli. Siamo tutti da salvare, dal primo fino all’ultimo uomo di questa drammatica e meravigliosa storia dell’umanità.

Tanti santi confessano che prima erano sordi alla voce di Dio. Ma un giorno Cristo disse loro: «Effatà», «Apriti!». Da quel momento vollero sentire solo la voce di Dio. Quando e come risuona questa voce? È un mistero, sia da parte di Dio che parla, che dell’uomo che ascolta. Succede in diversissime occasioni, che non sono decisive. Decisiva è la parola di Dio che si fa sentire al nostro interno. Si presenta come un pensiero che viene all’improvviso, silenzioso, mite, che penetra nel cuore e riesce a cambiare la persona perché è la voce di Dio. A ogni fedele credente che non ha indurito il suo cuore e che, anche solo balbettando, tramite un modesto e timido spiraglio, ha detto con il profeta Samuele: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10), a lui ha detto il Signore misericordioso: «Effatà», «Apriti!».

Sant’Apollonia Vergine e martire

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