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Il pensiero del giorno

17 Marzo 2024 by Don Andrea Nizzoli



In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire (Giovanni 12,20-33).


Tentennare è peccato, insegna san Paolo. Chi prova a trovare convinzioni profonde con i suoi soli sforzi, rinuncia ad andare al cuore, perché questo è un campo di battaglia dove ti salva solo la Madre del Buon Consiglio, piena di Grazia e Spirito di verità. Infatti, finché non accettiamo che dobbiamo imparare a morire alla nostra autosufficienza, non porteremo nemmeno frutto. E imparare a morire significa che non possiamo passare la vita solo a difenderci dalla vita. A volte dobbiamo permettere alla vita di aiutarci a morire a noi stessi, di metterci in crisi, in discussione. Dobbiamo lasciare che la vita ci ferisca fino a tirare fuori il capolavoro che è nascosto dentro ognuno di noi.

A nessuno piace morire. Nessuno di noi vorrebbe uccidere il proprio orgoglio, infatti tante volte per difenderlo lo chiamiamo “dignità”. A nessuno di noi piace rinunciare ai propri ragionamenti e per questo molto spesso le chiamiamo “convinzioni profonde”. A nessuno di noi piace mettersi contro il proprio apparato emotivo, contro ciò che sente, per questo tante volte noi diciamo: “Io sono questo”. Ma solo quando capiamo che noi non siamo la nostra storia, non siamo i nostri ragionamenti, non siamo le nostre emozioni, e proprio per questo lasciamo che esse possano morire per far emergere una verità più vera, solo allora cominciamo a capire ciò che fino a un attimo prima non riuscivamo a comprendere.

«Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna». Che, tradotto, significa: chi vive un rapporto possessivo con la propria vita non riesce a goderne nulla, ma chi la rischia per un motivo valido allora ne sente tutta l’ampiezza. «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore». La grande domanda per un cristiano allora è: “Dove è Gesù?”. Solo quando individuiamo la sua ubiquitaria presenza, allora possiamo anche seguirlo. Per questo molti santi hanno scelto i poveri, gli ultimi, gli scartati: perché sapevano bene che lì c’era e c’è Gesù.

San Patrizio Vescovo

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