“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11, 28-30).
Dalla cronaca e dalla nostra quotidianità ci rendiamo conto che il cambio d’epoca nel quale entriamo inesorabilmente ci procura, dopo la gioia e la speranza ormai alle spalle, anche tristezza e angoscia (cfr. GS 4) fino alla diffusa stanchezza e alla depressione. Gesù, che già sapeva del grave disagio degli Israeliti che gemevano sotto il peso della Legge, resa sempre più gravosa e difficile da praticare dagli stessi esperti ipocriti e inconcludenti scribi e farisei, conosce anche le attuali depressioni di uomini e donne illusi da una certa modernità e abbandonati all’angoscia e alla tristezza del vuoto di ideali da quella causato. Egli, come in quel tempo, anche oggi dice a tutti di trovare ristoro presso di lui. Infatti appare sempre più menzognera, vana e illusoria la presunzione della propaganda materialista, atea e immorale della liberazione con l’abbandono all’amoralità, alla tanto decantata più o meno “consapevole libidine”, come sostituzione delle ideologie violente, totalitarie e sanguinarie. Tutto rigorosamente vecchio: dalla padella nella brace. Questa pressione demoralizzante ormai avvelena, deprime, paralizza e annienta vecchie e nuove generazioni nell’appiattimento della vita indotta all’insignificanza di un’esistenza senza i principi e i valori che unicamente la rendono degna di essere vissuta. Ne fanno tragica esperienza, come già i “vecchi giovani”, i “giovani vecchi” attuali che non conoscono o peggio subiscono gli inganni della propaganda rivoluzionaria satanica nella sua essenza. Si illudono di essere liberi scendendo a compromesso con i modi di vivere dettati dalla mentalità materialista e qualunquista invece di insorgere e reagire con la gioia di essere alternativi e propositivi cercando di formare ambienti sani a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. Certo occorrono buona dottrina e forza d’animo. Chi non ce l’ha non può darseli neanche a sufficienza. Ma proprio per questo il Signore Gesù che è Dio fatto uomo, pienamente uomo perché Dio, non semplicemente uomo, magari importante e carismatico secondo un “arianesimo di ritorno, fa risuonare ai nostri orecchi e scendere nei nostri cuori il suo amorevole invito: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11, 28-30)». Ecco, è giunto il momento di smascherare l’inganno della falsa liberazione e dell’apparente felicità.
Ci consacriamo al Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, sua e nostra Madre. Come figli, impariamo e riceviamo dal Cuore del Figlio l’Amore eterno che ci rende miti e umili di cuore, pervasi dalla pace della coscienza pura e retta dei saggi (cfr. Sir 24,19s; 51,23-27). Così possiamo capire anche noi, con San Paolo VI, che il cristianesimo, proprio perché coinvolge nel sacrificio dell’amore, rende felici. E con la Beata Vergine Maria viviamo e gustiamo l’esperienza gioiosa ed esultante dell’amicizia con Gesù nostro Dio misericordioso e bontà infinita.
