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Il pensiero del giorno

2 Gennaio 2026 - Autore: Don Giuseppe Zanghì

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”. Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Chi sei, dunque? Sei tu Elia?”. “Non lo sono”, disse. “Sei tu il profeta?”. “No”, rispose. Gli dissero allora: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”. Rispose:”Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: “Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?”. Giovanni rispose loro: “Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando (Gv 1,19-28).


Due locuzioni indicano il messaggio del vangelo della S. Messa di oggi: “testimonianza di Giovanni Battista” ed “Egli confessò e non negò”. Sappiamo già che Giovanni venne come uomo mandato da Dio, testimone per rendere testimonianza alla luce affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce vera, il Verbo che è Dio e illumina ogni uomo poiché tutto è stato fatto per mezzo di lui (cfr. Gv 1,6-10). La “testimonianza” è un tema importantissimo che attraversa tutto il IV Vangelo: sono testimoni di Gesù, oltre al Battista, la Scrittura, le opere di Gesù, i discepoli e soprattutto il Padre. L’altro tema rilevante è la “confessione”. A Sacerdoti e leviti inviatigli dai Farisei, sempre guardinghi e all’erta per mantenere un qualche equilibrio con la potestà imperiale di Roma, Giovanni non ha difficoltà di confessare nella maniera più completa di non essere né Mosé, né Elia, né il Cristo. Infatti sarà il Cristo, che sta già in mezzo a loro, a dare il vero battesimo, annunciato semplicemente dal battesimo penitenziale giovanneo, con il fuoco dell’amore dello Spirito Santo che finalmente sarà effuso nel momento supremo del sacrificio dell’Amore sulla croce (cfr. Gv 19,30.34.37). La testimonianza confessante di Giovanni Battista è stata preparata dalla sua vita penitenziale che l’ha abilitato ad essere efficacemente voce di uno che grida nel deserto, “rendete dritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia” (Is 40,3). Tale penitenza ha potuto alimentare fino al suo compimento l’amicizia gioiosa con lo Sposo a cui appartiene la sposa e davanti al quale l’amico stesso desidera diminuire (cfr. Gv 3,27-30).
Anche noi, impegnati nella nuova evangelizzazione a preparare con uomini e donne di oggi le condizioni favorevoli alla maturazione della fede nei vari ambiti vitali istituzionali, non esitiamo a intraprendere volentieri le vie penitenziali della testimonianza coerente e apertamente confessante. Sappiamo bene infatti che Cristo non toglie nulla alla nostra umanità, anzi la libera dalla zavorra alienante del peccato e la plasma con la libertà del compiere il bene con l’umiltà e il coraggio di chi gioca d’attacco invece di chiudersi nella inconcludente e sterile difesa, causa non ultima di ogni disfatta. Per questo raccogliamo e facciamo nostra la meditazione offerta dal S. Padre Leone XIV nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù del 23 novembre 2025, Solennità di Cristo Re dell’Universo: “La testimonianza della fraternità e della pace, che l’amicizia con Cristo suscita in noi, ci solleva dall’indifferenza e dalla pigrizia spirituale, facendoci superare chiusure e sospetti. Ci lega inoltre gli uni agli altri, sospingendoci a impegnarci insieme, dal volontariato alla carità politica, per costruire nuove condizioni di vita per tutti. Non seguite chi usa le parole della fede per dividere: organizzatevi, invece, per rimuovere le disuguaglianze e riconciliare comunità polarizzate e oppresse. Perciò, cari amici, ascoltiamo la voce di Dio in noi e vinciamo il nostro egoismo, diventando operosi artigiani di pace. Allora quella pace, che è dono del Signore Risorto (cfr Gv 20,19), si renderà visibile nel mondo tramite la comune testimonianza di chi porta nel cuore il suo Spirito”.

SS. BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZIENO, VESCOVI E DOTTORI DELLA CHIESA





















































































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