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Il pensiero del giorno

3 Febbraio 2026 - Autore: Don Roberto Spataro

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. (Mc 5,21-43)


La Tradizione attesta che il Vangelo di Marco è una trascrizione in lingua greca della predicazione di Pietro. Il brano evangelico odierno n’è una chiara dimostrazione: ha il gusto del “parlato”, con l’incastro di due narrazioni, letterariamente fedele alla successione degli avvenimenti, con il riferimento alle parole in aramaico pronunziate da Nostro Signore, fissatesi nella memoria dell’Apostolo, con il ricordo di dettagli persino secondari, come il comando di dar da mangiare alla bambina richiamata dalla morte. Una folla di personaggi anima questa narrazione. Proviamo a identificarci in alcuni di loro. Anzitutto, la donna emorroissa. Come annota indimenticabilmente Sant’Agostino, “turba premit, illa tangit”. La folla si accalca: non basta conoscere Gesù, spesso superficialmente come accade ad alcuni sedicenti intellettuali del nostro tempo che scrivono libri velenosi osannati dai media, occorre avvicinarsi a Lui con umiltà, con fede, quell’umiltà e quella fede che nascono quando riconosciamo sinceramente che siamo deboli, fragili, malati dentro e spesso anche fuori, drammaticamente impotenti di fronte al male. È questo è stato l’atteggiamento dell’emorroissa: ella sola ha toccato, dice Agostino, ossia ella sola ha stabilito un rapporto amoroso con Gesù ed è stata guarita. Alcuni Padri della Chiesa stabiliscono un confronto tra il gesto della donna e i Sacramenti: essi, con la materialità dei loro segni esterni, ci permettono di essere raggiunti dalla forza risanante del Signore. Un altro personaggio è il capo della sinagoga, Giairo. La figlia è molto malata ed egli compie, come tanti genitori, il viaggio della speranza e si rivolge a Nostro Signore. Nel momento del dolore più cruciale, preghiamo e preghiamo tanto. Anche se non otterremo la grazia della liberazione dal male che ci affligge, riceveremo quella dell’adesione alla misteriosa volontà di Dio, che è sempre la migliore per noi e per gli altri. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il grande dottore del XVIII secolo, ci ricorda che “la pratica di amare Gesù Cristo” è l’adesione alla volontà divina. E non dimentichiamo i tre Apostoli, Pietro, Giacomo, Giovanni: seguiamo sempre Nostro Signore, ovunque Egli ci condurrà.

SAN BIAGIO, VESCOVO DI SEBASTE E MARTIRE











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