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Il pensiero del giorno

15 Febbraio 2026 - Autore: Don Giuseppe Zanghì

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno
(Mt 5,17-37).


Con la proclamazione delle Beatitudini Gesù ha insegnato il segreto della felicità. Tutti, le folle e i discepoli che lo seguono più da vicino, sanno finalmente che per essere felici bisogna impostare il proprio modo di vivere sull’umiltà, la purezza di cuore, che si regge totalmente sulla fiducia in Dio per avere la pace anche di fronte alle inevitabili prove di varia provenienza.  Chi vive la drammatica fatica delle Beatitudini, non sarà vittima di amare delusioni, ma gusterà la gioia vera dei figli di Dio nel suo regno. Questa gioia ha una destinazione universale, ma occorre che i discepoli aiutino tutti a raggiungerla offrendo loro con la parola e il modo di vivere, anche pubblicamente e con responsabilità, la testimonianza di chi è sale della terra e luce del mondo. Non si tratta perciò di semplici comportamenti esteriori, più o meno corretti, ma senz’anima, eseguiti solo perché comandati dalla legge, avulsi da una vera e propria adesione personale di mente e di cuore. Questa morale, falsa e paralizzante, viene definitivamente superata dall’insegnamento del Maestro di Nazareth che libera gli animi dal formalismo delle cavillose scuole rabbiniche, lassiste o rigoriste, puntualmente inutili e inconcludenti.

Il Vangelo secondo Matteo riporta sei esempi di rettitudine morale richiesta dalla Legge, ma raggiungibile solo con il suo compimento ad opera non degli uomini, ma di Dio stesso, con la grazia del suo amore in cui ormai tutti possiamo vivere accogliendo sinceramente e imitando il suo stesso figlio Gesù. È la nuova Legge evangelica dell’amore a Dio e al prossimo come Cristo ci ha amato; è la legge interiore della grazia dello Spirito Santo, “la legge della libertà” (Gc 1,25) che dona felicità nel praticarla, secondo il dono di Gesù Risorto, che “porta ad agire spontaneamente sotto l’impulso della carità (cfr. Compendio del CCC 419-420). Ecco dunque la giustizia cristiana. 

Per quanto al quinto comandamento: il rispetto del prossimo vieta sia la sua eliminazione fisico-corporea, sia quella spirituale dell’insulto denominando l’altro “stupido: testa vuota-senza cervello” o “pazzo: insensato-empio”.

Per il sesto e il nono dei Comandamenti, vale lo stesso tipo di approfondimento, dall’esteriorità all’interiorità. La relazione uomo-donna deve essere vissuta nel clima della virtù della castità (secondo la condizione-vocazione, verginale o coniugale) con la necessaria custodia dei sensi, della mente e del cuore (cfr. CCC 2337-2339; 2348-2350).

Infine, con la grande legge del perdono e dell’amore ai nemici, Gesù non abolisce la giustizia naturale che sanziona il colpevole contro il retto ordinamento delle società umane, ma la porta a compimento richiamando giustiziati ed amministratori della giustizia alla condivisione dell’Amore di Dio da cui soltanto viene il rispetto della dignità della persona umana.

SANT’ONESIMO, DISCEPOLO DI SAN PAOLO













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