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Il pensiero del giorno

26 Febbraio 2026 - Autore: Don Roberto Spataro

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa, infatti, è la Legge e i Profeti». (Mt 7,7-12)


All’interno del Discorso della Montagna, la magna charta consegnata da Nostro Signore Gesù Cristo ai suoi discepoli, si leggono i due insegnamenti riportati nel Vangelo di quest’oggi. Il primo riguarda la fiducia nella preghiera di domanda. Questa fiducia è fondata sulla convinzione che la nostra orazione è indirizzata non a un dio evanescente o sconosciuto, ma al Padre che Gesù Cristo ci ha rivelato. Quali sono le “cose buone” che il Padre concede ai suoi figli? Nel passo parallelo del Vangelo di san Luca si spiega che il Dono per eccellenza è lo Spirito Santo che porta con sé le sue perfezioni. Pensiamoci, è veramente straordinario! Se lo chiediamo con fiducia, riceviamo la sapienza per gustare il bene e detestare il male che il mondo esalta e giustifica, l’intelletto e la scienza per conoscere la verità che il mondo non conosce o cerca di occultare, il consiglio per prendere le decisioni giuste nella vita quotidiana rinunciando a un bene in vista di un altro bene più grande, la pietà per amare meglio e di più Dio e il prossimo, la fortezza per resistere alle insinuanti tentazioni di satana, l’implacabile e odioso avversario della nostra serenità e della nostra santificazione, il timor di Dio che ci aiuta a vivere alla Sua presenza. Un grande maestro di vita spirituale, proveniente dall’eroica chiesa copta, chiesa di martiri, Mathia al Meskin, dichiara che la preghiera, in qualsiasi forma venga espressa, costituisce sempre una piccola Pentecoste per il credente e per le comunità. Il secondo detto del Signore costituisce la cosiddetta “regula aurea”: fare agli altri ciò che desidereremmo fosse fatto a noi. È una regola pratica utilissima per espandere gratitudine, accordare il perdono, sostenere pazientemente i difetti altrui, offrire aiuto nel momento in cui ci viene chiesto, anche se siamo molto impegnati con i nostri impegni e vorremmo rimandare. Preghiera e carità: ecco i binari su cui transita velocemente il cammino della nostra santificazione.

SANT’ALESSANDRO DI ALESSANDRIA










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