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Il pensiero del giorno

17 Marzo 2026 by Don Andrea Nizzoli


Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. (Gv 5,1-16)


L’attuale porta dei Leoni, nella cinta muraria odierna di Gerusalemme che risale al tempo di Solimano il Magnifico (sec. XVI), è dove era situata la porta delle Pecore al tempo di Cristo, nel lato sud del Tempio che aveva bisogno di molta acqua a causa dei sacrifici delle bestie immolate a Dio. Vicino al tempio vi era la piscina di Betsetà, che era un grande serbatoio di acqua proveniente dalle sorgenti vicine, che poteva essere convogliata al Tempio. Si dice che essa aveva cinque portici. E’ difficile pensarne la struttura, essendo la piscina una vasca rettangolare. Per lungo tempo si è pensato che fosse un numero simbolico. Ma nel Novecento furono fatti molti scavi e quando trovarono la piscina di Betsetà, videro che al centro aveva un arco sovrastato da un porticato su cui si poteva camminare. Da questo è iniziata tutta una rivalutazione della portata storica del Vangelo di Giovanni che è il più teologico. L’agitazione delle acque era dovuta, secondo la credenza popolare, all’azione di un angelo, che entrando agitava l’acqua. Il primo che vi entrava veniva guarito. Poteva trattarsi anche di un fenomeno naturale, come l’emissione di acqua gorgogliante dal sottosuolo, oppure semplicemente dovuto all’apertura di qualche chiusa per far defluire l’acqua. Gli archeologi vi trovarono anche reperti dedicati al culto pagano di divinità guaritrici. Gesù si avvicina a quest’uomo e gli pone una domanda che pare banale: “Vuoi guarire?”. Dopo trentotto anni di malattia – forse in relazione agli anni di peregrinazione nel deserto del Sinai – chiunque desidera guarire. Il termine greco può essere tradotto non solo con la parola “paralisi”, ma anche con “colui che è rinsecchito”, cioè secco di vita, come malattia generica. Di che cosa è malato quest’uomo? Risponde: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina”. La solitudine è la prima sofferenza di quest’uomo che ha smesso di amare per primo. “C’è sempre qualcuno prima di me”. L’invidia è il primo frutto amaro della superbia. Dopo di che, non dice più nulla. Sembra sconsolato, disilluso, non ci crede più. Pare che fosse una persona incapace di camminare ma c’è una malattia del cuore più profonda. Sono stati d’animo che possono riguardare noi stessi. Disillusioni e relazione deludenti. Lì interviene il Signore. Vale la pena di porsi a chiare lettere questa domanda di Gesù: Vuoi veramente guarire dai tuoi peccati? O meglio, andiamo alla radice del Vangelo: Vuoi vivere eternamente? Ti interessa la vita eterna? A volte il male può avvelenare il cuore e dunque si aggiusta tutto in modo orizzontale e anestetico, senza chiari programmi di santità di vita e accontentandosi di un po’ di bene: lavoro, famiglia, Messa domenicale, quasi subìti e scorrevoli, senza dolore né sapore. C’è una volontà di Dio da compiere che fa sempre tracimare il nostro calice della nostra vita di ottimo vino.


SAN PATRIZIO, VESCOVO, APOSTOLO DELL’IRLANDA











































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