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Il pensiero del giorno

4 Aprile 2026 by Don Roberto Spataro

Fratelli, dobbiamo temere che, mentre ancora rimane in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. Poiché anche a noi, al pari di quelli, è stata annunziata una buona novella: purtroppo però ad essi la parola udita non giovò in nulla, non essendo rimasti uniti nella fede a quelli che avevano ascoltato. Infatti, noi che abbiamo creduto possiamo entrare in quel riposo, secondo ciò che egli ha detto: Sicché ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo! (Sal 94, 11). Questo, benché le opere di Dio fossero compiute fin dalla fondazione del mondo. Si dice infatti in qualche luogo a proposito del settimo giorno: E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le opere sue (Gen 2, 2). E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! Poiché dunque risulta che alcuni debbono ancora entrare in quel riposo e quelli che per primi ricevettero la buona novella non entrarono a causa della loro disobbedienza, egli fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo in Davide dopo tanto tempo, come è stato già riferito: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori! (Sal 94, 8). Se Giosuè, infatti, li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. È dunque riservato ancora un riposo sabbatico per il popolo di Dio. Chi è entrato infatti nel suo riposo, riposa anch’egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie. Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. Infatti, la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto. Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti, non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno. (Eb 4,1-1)


Sabato Santo. Giorno di silenzio. Il nostro silenzio è quello che l’Autore della Lettera agli Ebrei evoca: il silenzio dell’attesa di chi entra nel “riposo di Dio”. Il corpo del Signore riposa nel sepolcro, la sua anima scende agli Inferi, ossia entra in piena solidarietà con i morti di ogni tempo e luogo, per diffondere vita divina che a vita richiamerà i corpi dei trapassati. Il grande teologo Urs von Balthasar nella sua opera “La teologia dei tre giorni” dichiara che questo atto del Salvatore è il culmine della sua obbedienza e del suo amore al Padre. Sono misteri sublimi. Ci impongono di fermarci e meditare. La meditazione, suggerita dalla Scrittura, si arricchisce di un altro motivo: il giudizio che ogni anima riceverà, basato sulla sua fedeltà e sulla misericordia che è e sarà dispensata da Colui che è morto per noi. Come averne timore? San Luigi Gonzaga, affezionatissimo alla madre, Donna Marta Tana, dichiarava che preferiva di gran lunga il giudizio di Nostro Signore a quello della sua dolcissima genitrice. Nel Sabato Santo, inoltre, la Chiesa si raccoglie attorno a Maria Santissima, Colei che ha conservato la speranza della Risurrezione, diventando per sempre “vita, dolcezza, speranza nostra”. Secondo la visione mistica di Caterina Emmerick, la Madonna quel giorno ripercorse la via del Calvario, prima Via Crucis, sostando laddove il Figlio era crollato, toccando le pietre ancora bagnate da quel Sangue redentore. Pensando al Sabato Santo e alla Via Matris, così pregava il cardinal Martini: «Il senso del tuo soffrire, o Maria, è dunque la generazione di un popolo di credenti. Tu nel Sabato Santo ci stai davanti come madre amorosa che genera i suoi figli a partire dalla croce, intuendo che né il tuo sacrificio né quello del Figlio sono vani». In un’altra celebre supplica a “Maria, Donna del Sabato Santo”, preghiamo con queste parole intrise di speranza mariana: «Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell’alleluia pasquale».


SANT’ISIDORO, VESCOVO DI SIVIGLIA E DOTTORE DELLA CHIESA



















































































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