Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui. (Gv 3, 31-36)
La croce di Gesù è il punto d’osservazione migliore per essere veritieri e guarda la nostra realtà presente senza fughe e compromessi. Non siamo mai così vicini alla nostra morte, come quando ci muore una persona cara. Gesù cerca di stabilire il punto migliore rispetto agli altri. Gesù dall’alto della croce vede meglio di quelli che stanno in basso. Siamo messi alla prova, quindi proviamo desolazione, siamo destabilizzati da un problema improvviso, quando Dio vuole farci riflettere e portarci ad una più alta comprensione della vita. Chi è in croce guarda la realtà come Dio la guarda dal cielo, purché sia amante della croce, come via maestra di santificazione e non di disperazione. Si può vivere la croce stando in alto cioè vicino a Dio oppure sottoterra, subendola in modo oppressivo. Il Calvario era un piccolo colle rialzato, rispetto alla via che usciva da Gerusalemme. La superiorità di cui parla Gesù non la si ottiene dominando ma caricandosi della propria croce fin sui nostri personali calvari. Il cristiano che ringrazia per la croce è entrato nel cuore della fede. Fu chiarito quando Gesù disse: “chi mi ama mi segua”. In quel seguire si gioca tutto il nostro credere. Capire il senso della vita è capire il senso della croce. La fede è un cambio di prospettiva ma essa non viene dalle idee ma da ciò che ci accade. Dio parla con i fatti concreti della vita, cioè con gli accadimenti. Chi li fugge… fugge dalla sofferenza e dissipa la vita. Chi la abbraccia, si realizza e scopre la sorgente nascosta della vita. E’ la vita stessa che spesso ci chiama a conversione, cioè ci chiama a capovolgere le nostre visuali, ma in questi capovolgimenti impariamo anche a leggere una bellezza nascosta che per molto tempo era rimasta nascosta alla vista e che in un sinistro che ci è accaduto, ci è apparsa chiara e struggente. Negli occhi di chi soffre ci può essere tanta bellezza o tanta disperazione. Da quegli occhi si può osservare in che posto è stata piantata la loro croce. Un cristiano sa bene che più sale nel vivere in presenza di Dio e più deve scendere nella realtà alla maniera di Cristo che si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
