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Il pensiero del giorno

26 Aprile 2026 by Don Roberto Spataro

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».  (Gv 10,1-10)


“Io sono la porta”. Con questa metafora, innervata su pagine dell’Antico Testamento che esaltano le porte d’ingresso al Tempio, Nostro Signore Gesù Cristo parla della Sua missione a beneficio delle anime. L’adesione alla Sua divina persona e ai suoi sublimi insegnamenti permette di lasciarsi dietro il mondo con le sue vanità, le sue tentazioni, i suoi inganni, e di entrare nel mondo della Grazia, quello dove il cuore si trova a casa, nella magnificenza e nello splendore della santità divina. La Chiesa ha sempre valorizzato questa simbologia e l’ha applicata nella fabbricazione di portali maestosi e istoriati per l’ingresso alle basiliche e alle cattedrali. Sostare anche per brevissimo tempo dinanzi a uno di questi capolavori artistici che spesso riproducono scene della storia della salvezza ricorda al fedele che Gesù Cristo è l’autore e il contenuto stesso della Rivelazione divina alla quale si accede con la virtù teologale della fede. In occasione degli anni giubilari, inoltre, l’ingresso per la “porta santa” attualizza le parole del Vangelo odierno conducendo il pellegrino dalla soglia del tempio all’altare dove si consuma il Sacrificio di Colui che, a differenza di “ladri e briganti”, che mai mancano nella storia, sia nella società sia nella Chiesa stessa, dà la vita per le sue pecore perché esse ricevano la sua stessa vita e con larghezza. Tanto soave è pure l’altro insegnamento di Nostro Signore: le pecore riconoscono solo la voce del Pastore. Il Signore ci conosce per nome, ossia di noi conosce tutto, anche ciò che noi non percepiamo di noi stessi, “è di casa negli abissi del mio cuore”, come recita il salmista e per nome ci chiama attraendoci a Lui con dolcezza perché, senza esitazioni e timori, lo seguiamo. Egli solo può condurci ai pascoli di vita eterna e soddisfare le attese della profondità della nostra vita. 


SAN CLETO, PAPA E MARTIRE
































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