“Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15,1-8).
Il Salvatore continua il suo discorso ai discepoli dopo aver cenato con loro e prima di avviarsi alla sua passione. Ha già detto che devono osservare i comandamenti per essere sempre in comunione con lui ed avere il dono della vera pace. Adesso continua a spiegare agli amici che, anche se sono già puri per aver accolto la sua parola, è necessario stabilirsi nella comunione con lui e con quanto ha insegnato per ricevere la linfa vitale ed essere esauditi nelle loro preghiere per conseguire in abbondanza il frutto della gloria del Padre come suoi discepoli. Questa intima comunione vitale, nella condivisione di affetti, pensieri e impegno nel sevizio per promuovere la gloria di Dio, viene illuminata dall’immagine o allegoria della vite/vigna già presente nell’Antico Testamento per rappresentare il popolo eletto (Sal 79; Is 5,1-7) che però aveva disatteso l’aspettativa del divino agricoltore producendo l’uva selvatica dell’infedeltà e della cattiveria. Il richiamo che qui ne fa il Salvatore è per sostituire sé stesso all’antica vite/vigna: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”. Egli è la vera vite e la vera vigna, il vero popolo di Dio, fedele e obbediente alle attese del Padre, donando non l’uva acerba senza vino, bensì il buon vino nuovo della fedeltà all’Alleanza.
Nella storia, questa vigna, portatrice di grazia su grazia, è la Chiesa, ossia Cristo stesso in persona con il suo Corpo mistico formato dai credenti in lui. Ma, attenzione! Nella Chiesa vige una cura continua e attenta cura. Nulla è lasciato al caso o alla soggettività arbitraria e inconcludente. Il Signore Gesù è la vite, noi i tralci e Dio Padre ne è l’agricoltore. Il tralcio, inaridito e infruttuoso per aver rifiutato la linfa vitale, viene tagliato e gettato via a bruciare nel fuoco. D’altra parte, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, è importante impegnarsi, con amore e magnanimità, nel cammino di perfezione per imitare sempre più da vicino il Signore Gesù, in piena docilità all’azione dello Spirito Santo. Infatti lo Spirito Santo, che agisce continuamente e appropriatamente per la santificazione di tutti, si rende visibile regolarmente nei Sacramenti e all’occorrenza nei sacramentali, con l’intervento specifico della potatura spirituale, per la migliore e maggiore fruttificazione, con l’aiuto di coloro che sono preposti, nelle comunità cristiane, a servizio della riforma di vita di ogni credente in Cristo.
