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Il pensiero del giorno

3 Giugno 2026 by Don Giuseppe Zanghì

Vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”. Rispose loro Gesù: “Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore” (Mc 12,18-27).


Da Gesù, segno di contraddizione che svela i pensieri dei cuori, emana un’irresistibile attrazione per cui tutti spontaneamente vanno da lui a consultarlo su ogni questione più o meno assillante. Oggi, il Vangelo della S. Messa, ci pone davanti alcuni Sadducei. Appartenevano alla classe sacerdotale che non aveva attenzioni dottrinali come gli scribi, ma si attaccava solo agli interessi economici e ai gesti cultuali, trascurando la dottrina della fede nella sua interezza. I Sadducei di fatto non credevano nella vita eterna e dunque nella risurrezione, diversamente dai farisei che ereditavano, sia pure solo dottrinalmente, la fede trasmessa dalla tradizione e credevano nelle realtà spirituali e dichiaratamente nella risurrezione. Da incalliti materialisti, potenti e danarosi, presumevano ridicolizzare le dottrine tradizionali e concorrevano a screditare Gesù sempre più seguito spontaneamente da quelli che ai loro occhi apparivano poveri creduloni. Allo scopo non trovano niente di meglio che interrogare il Maestro sulla presunta incongruenza della risurrezione a partire dalla legge del levirato secondo quanto lasciato scritto da Mosè e messo in dubbio dalla loro lettura semplicemente materialista. Proprio questo errore ermeneutico, per dirla con l’Esortazione Apostolica Verbum Domini di Papa Benedetto XVI, impedisce a quegli avversari di Gesù, di accettare e vivere la purezza della dottrina della rivelazione consegnata fino a quel momento ad Israele. Sono veramente vittime di due loro grandi errori contro la fede. Il primo consiste nel fatto che non conoscono le Scritture e hanno rigettato la fede in Dio Onnipotente. La Parola di Dio infatti si conosce veramente accettandolo nella fede e nella devozione, nel contesto dell’umile fiducia in Dio da cui veniamo e cui tendiamo, indipendentemente dai mezzi materiali di cui onestamente possiamo disporre. A questo primo errore contro la fede in Dio, si collega inevitabilmente il secondo, ossia la mentalità mondana e materialista, bollata da Papa Francesco come mondanità del diavolo, tipica di chi rimane irretito nella considerazione semplicemente terrena dei beni naturali, incluse anche le oneste relazioni coniugali, senza il respiro della nuova umanità comunicata e alimentata nei credenti in Cristo dai Sacramenti.

Per questo motivo, come insegna il Magistero (cfr. CCC 619-620), il Salvatore Gesù continua a far notare anche ai vari Sadducei dei nostri giorni che gli autentici valori umani, come anche logicamente gli affetti coniugali familiari dell’ordine naturale e sacramentale, hanno valore eterno. Infatti, nella vita beata, i risorti non avranno più bisogno delle funzioni materiali di qualsiasi genere, neanche evidentemente della trasmissione della vita. Anzi vivranno, nella condivisione della totale comunione con Dio, la pienezza dell’Amore nella sublimazione della vita in Cristo, già iniziata nell’esperienza della vita sacramentale-ecclesiale secondo le varie modalità vocazionali. E, grazie a Gesù Risorto, il Vivente, e a Maria sua e nostra Madre già assunta, corpo e anima, nella gloria degli Angeli, Dio sarà per sempre Dio, non dei morti, ma dei vivi, Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i santificati.

SANTI CARLO LWANGA E COMPAGNI, MARTIRI DELL’UGANDA














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