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Il pensiero del giorno

7 Giugno 2026 by Don Giuseppe Zanghì

In quel tempo Gesù disse alla folla: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51-58).


Nell’odierna Celebrazione della Solennità del Corpus Domini, ascoltiamo la proclamazione del discorso conclusivo fatto da Gesù alla folla che l’aveva raggiunto presso la sinagoga di Cafarnao dopo aver mangiato grazie alla moltiplicazione di cinque pani e due pesci da lui operata. Gesù afferma di essere il pane vivo disceso dal cielo che dà alla folla dei suoi discepoli la vita eterna poiché il suo pane è la sua stessa carne con il suo sangue di Figlio dell’uomo da cui unicamente viene la vita senza fine: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. Le parole di Gesù fanno chiarissimo riferimento al realismo della sua Incarnazione e della Redenzione da lui compiuta nella sua Pasqua di morte e risurrezione. La natura umana individuale, corpo e sangue, assunta da Maria per opera dello Spirito Santo e unita alla sua eterna divinità di Verbo e Figlio Unigenito del Padre, è propriamente quella di Gesù di Nazareth che, nell’Ultima Cena, si dona come cibo e bevanda ai suoi con il pane e il vino cambiati da lui stesso nel suo Copro e nel suo Sangue. Sì, è lo stesso Gesù, l’unico Salvatore che istituisce l’Eucaristia, il Sacramento perenne del Sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue, da fare per sempre in sua memoria affinché ogni credente in lui abbia accesso al Sacrificio dell’Amore e ottenga la remissione dei peccati. Comprendiamo bene dunque l’importanza dell’avvertimento, amorevole e grave, del Salvatore: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”.
Per questo, poniamo grande attenzione alle sagge e feconde riflessioni di S: Tommaso d’Aquino che spiega come l’Eucaristia è il Pane che “sustentat, auget, reparat, delectat”.

Sostenta: ossia sostiene e conserva la vita spirituale preservando l’anima dalla morte del peccato; infatti, come spiega il Dottore angelico, quando torniamo dalla sacra mensa siamo fortificati contro le passioni disordinate e contro il demonio che spinge a peccare. Aumenta: come il pane nutre e fa crescere, altrettanto il Pane Eucaristico fa crescere la vita divina in noi senza limite essendo l’Autore stesso della vita. Ripara: il nutrimento del pane procura nuove cellule al corpo e il sole dissipa le tenebre della notte. L’Eucaristia elimina i peccati veniali e dà nuovo vigore per evitarli in avvenire a chi vive regolarmente alla presenza di Dio (diversamente, il Signore si riserva un intervento appropriato al caso con il Sacramento della Penitenza o Confessione). Diletta: anche il Pane divino porta benessere. Infatti, chi Lo riceve, gusta ogni dolcezza, come la soave bellezza della luce alla mente, la pace alle proprie facoltà e la gioia dell’amore nel cuore, ossia la carità che è l’essenza stessa di Dio che si dona nell’Eucaristia, il Sacramento dell’Amore.

SANT’ANTONIO MARIA GIANELLI, VESCOVO DI BOBBIO, FONDATORE DELLE FIGLIE DI MARIA






















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