In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:«Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto,perché saranno consolati. Beati i miti,perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati. Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio.Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt 5,1-12a)
Gesù ripete otto volte – anzi nove perché ce ne è un’altra quando dalla terza persona plurale si passa al “beati voi” parlando ai discepoli – questa martellante proclamazione della parola beati che è la proclamazione di ciò che è la vita nuova, perché il cristianesimo è una chiamata alla felicità. Beato si traduce con i termine “felice”. Quante volte abbiamo trasformato il cristianesimo in una chiamata all’etica, cioè alla perfezione, che molto spesso è un po’ un narcisismo spirituale. Il cristianesimo non è una questione di coerenza ma una questione di felicità. Si dice che un santo triste, è un triste santo. Prima di essere santi si deve essere proclamati beati, quindi felici, cioè compiuti: essere uno che ha trovato il cuore fragrante e bello della vita. Chi trova il nocciolo della vita? I poveri in spirito che nella loro condizione possono ricevere il regno dei cieli. Quelli che sono nel pianto perché possono essere consolati. Beati i miti perché erediteranno la terra e considerano la terra non le quattro cose per cui combattiamo noi ora, ma qualcosa di molto più grande. Ciò verso cui mira ogni nostro pellegrinaggio. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché la cercano nella verità, vera e autentica, cioè la giustizia del Regno dei Cieli e non lo spirito di vendetta. Questi sono quelli che saranno saziati, quelli che hanno desiderio di santità, saranno saziati. Beati i misericordiosi che sono quelli che cercavano misericordia, perché hanno chiaro il bisogno di essere perdonati. Loro troveranno misericordia, perché perdonano e sono perdonati, come è scritto nel Padre Nostro. Abbiamo bisogno di perdonare, perché abbiamo bisogno di essere perdonati. Diamo e ci sarà dato, regaliamo e ci sarà regalato. Troviamo misericordia e questa è la felicità: trovare la misericordia di Dio. E’ così che si lavora sul proprio cuore, con queste povertà, mitezze, appetiti, si va al cuore della nostra esistenza non più ingannati,, ma puri e autentici e cominciamo a vedere Dio nella nostra vita, vedere Dio nelle cose che ci succedono, vedere Dio anche nelle tribolazioni e questa è la beatitudine. Così si diventa operatori di pace, a partire dal proprio stesso stato di pace vissuto nel presente saporoso, e non c’è nulla che conti quanto la pace. Questa è la strada della gioia. La perdiamo quando perdiamo il contatto con la nostra povertà che spalanca le porte a Cristo Salvatore. Quando combattiamo battaglie sbagliate, perché abbiamo fame e sete di cose stupide, schiavi di passioni insulse che investono quando vogliamo fare di testa nostra senza chiedere a Gesù cosa ne pensa, finiamo con l’essere operatori di guerra, mentre ripieghiamo per vivere per l’applauso e per il successo mondano. La parola più importante è la prima: “Beati”; capiteranno tutte queste problematiche, ma voi sarete beati. E’ il segreto dei santi, che anche in mezzo a persecuzioni rimangono beati perché tutto è sotto il controllo di Dio. Tutte le feste e i successi di questo mondo hanno i minuti contati innanzi a ciò che veramente conta. Il Regno dei Cieli.
