In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». (Mt 5,43-48)
L’etica cristiana è teologale: oltre a basarsi sulla legge naturale, scolpita in ogni cuore con la creazione, si ispira alla santità eccelsa di Dio, che ama con tre caratteristiche, ispirandosi alle quali, il cristiano raggiunge progressivamente la “perfezione”, ossia la “santità”: universalità, gratuità, senza limiti dettati da condizioni. San Giovanni Crisostomo, il grande dottore della Chiesa antiochena del IV secolo, spiegava che Gesù elenca diversi gradini per raggiungere questa vetta: non iniziare l’ingiustizia, non vendicarsi, rimanere calmi, offrirsi al torto, dare più di quanto richiesto, non odiare, amare e, infine, pregare per il nemico. Quest’ultimo è il gradino più alto, che rende l’uomo simile a Dio. Tra gli esempi di amore per i nemici che i santi ci hanno lasciato particolarmente toccante è quello di Santa Giuseppina Bakita. Era un’innocente bambina sudanese. Fu rapita dai trafficanti di esseri umani che la vendettero come schiava a uomini feroci e violenti che la fustigavano per ogni capriccio. Fu tatuata con 114 tagli coltello, lungo il corpo. Finalmente fu venduta ad un diplomatico italiano. Conobbe le suore Canossiane. Fu battezzata e, diventata suora, passò il resto della sua vita, a far del bene a tutti. Quando le ricordavano quello che aveva subito, giungeva a dichiarare: «Se li incontrassi oggi, bacerei le mani di coloro che hanno permesso che conoscessi il Buon Parón (così chiamava il buon Dio) e ricevessi il Battesimo». Eppure, sul suo corpo le cicatrici delle ferite subite erano rimaste tutte. Questo è il perdono, questa è la misericordia: nell’anima ci rimangono le cicatrici del male inflittoci, ma il cuore e le labbra pronunciano parole di benedizione perché Dio sa trarre da ogni male, anche il più grande, un bene maggiore.
