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Il pensiero del giorno

28 Giugno 2026 by Don Roberto Spataro

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”. (Mt 10,37-42)


Continua il discorso missionario di Nostro Signore, una cui porzione era stata già proclamata la scorsa domenica. Come intendere le parole apparentemente molto dure del Signore che chiede di “odiare” (questo è infatti il termine originario del Santo Vangelo, mitigato dalla traduzione italiana in uso) i propri cari per amare Lui? Gesù certamente non abolisce il IV comandamento! Al giovane ricco dà conferma della necessità di seguire questo ordine della Legge. Chiede, piuttosto, adoperando un tipico semitismo, legato alla povertà della lingua aramaica priva di verbi che indichino le sfumature, di amare le creature in Lui, sicché l’amore per i propri cari viene rafforzato e purificato da ogni egoismo e da ogni dipendenza immatura. Sant’Agostino scrive: «Amiamo in essi ciò che sono per opera di Dio, odiamo ciò che ci allontana da Dio. Se tuo padre ti dice: “Ama me e non andare a Cristo”, rispondigli: “Ti amo in Cristo, non al posto di Cristo”». Il discorso missionario prosegue con il dovere che spetta di accogliere i missionari del Vangelo, proprio come accadeva nelle prime comunità cristiane nate quando il Vangelo di Matteo fu scritto. Il Signore promette una ricompensa: essa non va intesa in senso materiale, ma spirituale: è il dono della Grazia. Nell’invito finale a fornire anche un “bicchiere di acqua fresca”, il Signore, dopo aver evocato la grandezza del Mistero della Croce, indica un gesto quotidiano di carità che sia alla portata di tutti quotidianamente e praticato per dare realmente sollievo al prossimo: acqua fresca, come in Oriente si faceva nei confronti degli ospiti. In altre parole, abbiamo qui il dolcissimo invito di Nostro Signore a praticare la santità del momento, dei piccoli gesti, resi grandi da una grande carità. È questa la “piccola via” che Santa Teresina di Lisieux ci ha insegnato.

SANT’IRENEO, VESCOVO DI LIONE E MARTIRE
































































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