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Il pensiero del giorno

1 Luglio 2026 by Don Giuseppe Zanghì

Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: “Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?”. A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: “Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci”. Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio (Mt 8, 28-34).


La lettura e la meditazione di questa pagina evangelica suscitano in noi cristiani la consapevolezza della salvezza portata da Gesù e la responsabilità per la sua necessaria accoglienza. Dopo il primo scontro nel deserto, al primissimo tempo della sua missione, il Figlio di Dio si trova nuovamente davanti il Nemico della natura umana, sulla sponda orientale del lago di Genesaret in territorio pagano, infestato dai demoni che come legione spingono le persone all’impurità dell’idolatria come indica anche l’esorbitante presenza di porci, considerati animai impuri dalle disposizioni levitiche. I demoni sentono di essere schiacciati dalla irresistibile e immediata vittoria di Gesù su di loro (cfr. 12,28; 1Gv 3,8) e possono soltanto chiedere di vedere rinviata per qualche tempo ancora la loro definitiva sconfitta. Viene loro concesso di possedere non le persone, ma i loro beni materiali che infine, nella gestione diabolica, andranno rovinosamente perduti. I mandriani, ignari utili idioti del Nemico infernale, reagiscono semplicemente allarmati per il tragico esito del dramma aggravato dalla illogica, sterile, irresponsabile e ulteriormente rovinosa persistente idolatria della città, succube del diavolo, pagana e ostile al Salvatore. Il rifiuto dei Geraseni, lungi dal suscitare in noi condivisione, ci porta per diametrum a prendere decisamente opposizione e distanza da ogni forma di idolatria antropologica che ai nostri giorni viene subdolamente praticata nelle varie forme di compromesso. Non ci lasciamo ingannare. Anzi, ci schieriamo volentieri dalla parte della Verità che è Cristo e la sua Chiesa per curare noi stessi e i poveri di ogni condizione dalla piaga del relativismo dilagante e dalla tentazione del pantano maleodorante del compromesso. Sempre attenti a cogliere i coaguli di verità, naturali e cristiani, talvolta bisognerà segnare il passo. 
Ma, con l’aiuto della Grazia e attenti all’invito di Papa Leone XIV a camminare insieme, non batteremo in ritirata, non ci chiuderemo in difesa e indicheremo costantemente, con la pazienza e il servizio dell’amore, il percorso da fare verso la meta cui non si rinuncia, la Gerusalemme celeste e la nuova civiltà dell’amore, il regno di Maria. Un maestro spirituale, don Pollien, tuttora utile con le sue riflessioni ed esortazioni ai giovani cattolici consapevoli e decisi di convertirsi dal quieto vivere tipico della già emergente idolatria antropologica nei primi lustri del secolo scorso, raccomanda di esercitarsi, mente, cuore e sensi, nel combattimento spirituale alla scuola di S. Paolo: “10Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. 11Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. 12La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.13Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. 16Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; 17prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Ef 6,10-17). 

BEATO ANTONIO ROSMINI


































































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