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Il pensiero del giorno

14 Aprile 2022 by Don Andrea Nizzoli

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”. Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. (Gv 13, 1-15)


Gli ebrei, offrendo e mangiando l’agnello pasquale, si ricordavano come i loro antenati erano stati liberati dalla morte, quando in Egitto l’angelo uccideva i primogeniti e risparmiava le abitazioni dei loro padri, perché le porte erano state segnate dal sangue dell’agnello. Perciò furono rilasciati dalla schiavitù del faraone e partirono verso la terra promessa. Noi ricordiamo la morte del nostro Salvatore, con la quale siamo stati liberati dalla morte eterna, dalla schiavitù del diavolo e del peccato. Migliaia di Sante Messe vengono celebrate quotidianamente nel mondo secondo la profezia di Malachia: “in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti”. Come erano costosi i sacrifici dell’Antico Testamento! Tutto il popolo doveva

contribuire a comperare degli agnelli, delle colombe, del vino, della farina, dell’olio e tutte le altre cose di cui c’era bisogno. Eppure si trattava soltanto di una prefigurazione della futura offerta gradita a Dio. Per la nostra offerta, di valore immenso, è sufficiente un frammento di pane e un po’ di vino. E si celebra su innumerevoli altari in tutto il mondo.

Il più grande frutto, umanamente parlando, del sacrificio del Nuovo Testamento lo ha la maestà divina. È l’onore che dà il Figlio al Padre suo. A lui si associano il sacerdote ed i fedeli presenti. Questi chiedono che la messa sia celebrata anche per i loro bisogni materiali e spirituali. Quelli che si rendono conto del valore della messa, cercano di essere presenti quanto più spesso possono. Chi è arrivato ad una miglior comprensione di questo mistero, per lui appaiono semplificati i problemi morali e gli altri doveri della vita cristiana. Tutto sembra prendere parte al sacrificio della messa e tutto il bene che si riceve si concentra attorno al dono dell’Eucarestia. I sacerdoti che celebrano la messa devono essere consapevoli che il loro accesso all’umile altare è un successo più grande della salita al trono del mondo. Dall’altare essi distribuiscono dei doni che nessun ricco del mondo può dispensare. (cfr T. Spidlik – Il Vangelo delle Feste)


Giovedì Santo – Cena del Signore

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