Il pensiero del giorno: Mc 10,17-30

Don Piero Cantoni 2 anni fa
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« Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre “. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio” » (Mc 10,17-30).

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 « Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo ». Una parola di Gesù che ci deve far riflettere. Se la prendiamo “alla lettera” non possiamo più chiamare “buona” neppure la pastasciutta che abbiamo nel piatto… Che cosa vuol dire “alla lettera”? Senza intelligenza, senza comprensione, se vogliamo usare una parola difficile “senza ermeneutica”? Se facciamo così ci meritiamo anche noi il rimprovero del Maestro: « Anche voi siete ancora senza intelligenza [σνετοί]? » (Mt 15,16). Non sarebbe neppure possibile chiamare qualcuno ‘padre’ o ‘maestro’, posto che Gesù, rimproverando gli scribi ed i farisei, ha detto: «Non chiamate nessuno padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro quello del cielo. E non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo» (Mt 23,9-10).

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Un giorno Gesù apparve a santa Caterina da Siena e le disse: “io sono colui che è, tu sei colei che non è”. Dio solo propriamente “è”, in paragone a lui noi non siamo… Queste parole ci aiutano a capire che quando parliamo di Dio “balbettiamo”, cioè usiamo il nostro linguaggio in un modo particolare, che si è convenuto di chiamare “analogico”. Tutti i termini della teologia sono “analogici”. Si dicono di Dio in senso pieno e delle altre realtà in senso derivato e partecipato. Anche il termine “infallibilità” è di questo tipo. Infallibile in senso pieno e originario è solo Dio, come Dio solo è “buono”. Ma in senso derivato è infallibile la Chiesa, il collegio dei vescovi con in testa il papa, il papa da solo, il popolo dei fedeli nel credere. L’infallibilità si dice in molti modi (come il termine “buono”): ordinaria o straordinaria, nell’insegnare o nel credere. Non esiste solo la definizione straordinaria “infallibile”, in modo tale che il resto non lo è in nessun modo. Nella mente e nelle espressioni di molti teologi [?] tutto ciò che non è definito è discutibile, anzi non essendo certamente vero… è certamente falso! Un esempio palese di “mancanza di intelligenza”. Non imitiamoli!

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 Don Piero Cantoni

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Don Pietro Cantoni nasce a Piacenza il 19 aprile 1950. Autore di numerose pubblicazioni, è stato professore stabile di teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano “Mons. Enrico Bartoletti” di Camaiore (LU). Fondatore della Fraternità san Filippo Neri nella diocesi Massa Carrara – Pontremoli, è membro del capitolo nazionale di Alleanza Cattolica e guida Esercizi ignaziani dal 1975.