Il socialismo autogestionario: rispetto al comunismo una barriera o una testa di ponte?

I. Il centro e la destra di fronte al socialismo francese: la illusione ottimistica, la portata della sconfitta e il crocevia
Plinio Corrêa de Oliveira 38 anni fa
Prima pagina  /  Cristianità  /  Articoli e note firmate  /  Il socialismo autogestionario: rispetto al comunismo una barriera o una testa di ponte?

Plinio Corrêa de OliveiraCristianità n. 82-83 (1982)

 

Per l’«uomo della strada» il Partito Socialista francese è moderato, ancorato alle tradizioni occidentali, sostenitore di un socialismo «filantropico» e perciò innocuo. La semplice lettura dei suoi documenti ufficiali dimostrerà il contrario. L’altissimo numero di astenuti tra gli elettori di centro e di destra fattore essenziale per la vittoria socialista nelle ultime elezioni legislative.

 

Il socialismo autogestionario: rispetto al comunismo una barriera o una testa di ponte?

I. Il centro e la destra di fronte al socialismo francese: la illusione ottimistica, la portata della sconfitta e il crocevia

 

1. La illusione

Per l’«uomo della strada» della maggior parte dei paesi dell’Occidente, il Partito Socialista francese è il risultato, come tanti altri, della combinazione di interessi e di vanità attorno a un programma di partito accettato con maggiore o minore convinzione.

È comprensibile. Il grande pubblico internazionale viene informato sul socialismo principalmente attraverso la televisione, la radio e la stampa. E la immagine del Partito Socialista, presentata in parte implicitamente, in parte esplicitamente da tali veicoli di comunicazione, è solitamente questa: a. un elettorato costituito nella sua maggioranza da lavoratori manuali imbevuti, a diversi livelli, della mentalità del partito, ma che abbraccia anche non pochi borghesi, le cui tendenze socio-economiche concilianti si connettono, su questo o su quel punto, con vaghe simpatie filosofiche per un socialismo «filantropico»; b. quadri dirigenti formati – almeno ai livelli alto e medio – da politici di professione, interessati soprattutto alla conquista del potere. E, comprensibilmente, abituati a tutte le flessibilità, a tutte le audacie, come anche a tutte le forme di concessione e di prudenza che portano al successo. 

Ma questa visione globale del socialismo è poco oggettiva. Essa corrisponde alle illusioni ottimistiche di tanti fra gli oppositori politici del Partito Socialista.

Queste illusioni hanno contribuito in misura considerevole alla recente vittoria di questo partito.

E adesso aprono, di fronte all’elettorato francese di centro e di destra, un crocevia decisivo.

 

2. Colpo d’occhio sul Partito Socialista reale

Osservato senza illusioni né ottimismo, il Partito Socialista lascia vedere un carattere ideologico monoliticamente forte. Deduce sistematicamente tutto il suo programma politico, economico e sociale dai principi filosofici che accetta. E la applicazione integrale e inesorabile di esso a ogni individuo, a ogni nazione – alla Francia, quindi, come a tutto il genere umano – è il punto di arrivo dell’azione concreta che il partito preconizza.

Qual è il mezzo per il conseguimento di questo gigantesco obiettivo? La graduale manipolazione – servita da sofisticate tattiche di dissimulazione – tanto della cultura quanto della scienza, dell’uomo e della natura. E anche la strumentalizzazione degli organi dello Stato, nel caso in cui il partito prenda il potere.

Secondo il Partito Socialista questa gradualità deve essere lenta, poiché le circostanze lo esigono quasi sempre; ma si deve accelerare tutte le volte che esse lo permettono. Durante tutta questa traiettoria non deve essere detta nessuna parola, non deve essere fatto nessun passo, che non abbia, come sommo obiettivo l’anarchia finale – nel senso etimologico del termine -, meta, per altro, cui mirano anche i teorici del comunismo.

Questo carattere del Partito Socialista si evidenzia nei suoi documenti ufficiali, nei libri di autori rappresentativi del suo pensiero, e anche negli scritti a circolazione interna, destinati più che altro alla formazione dei suoi membri.

Tutto questo materiale, oltre a essere assorbito nelle file del Partito Socialista, circola in altri ambienti: nelle sinistre di diverse sfumature, tra intellettuali e politici esterni alla sinistra, ecc. E qui va allargando progressivamente il numero di simpatizzanti del partito. Ma è letto poco o nulla dall’uomo della strada estraneo al Partito Socialista (1).

 

3. La portata reale della ascesa del socialismo in Francia. L’astensione, grande fattore della sconfitta del centro e della destra

Osservatori e commentatori delle recenti elezioni presidenziali francesi sono convinti che il vittorioso candidato delle sinistre ha tratto vantaggio dai voti di una parte notevole dell’elettorato di centro e di destra. Poiché lo scarto tra Francois Mitterrand e il suo oppositore è stato di 1.065.956 voti – cioè del 3,51% dei suffrages exprimés, dei voti validi, dedotti quelli bianchi e quelli nulli -, il travaso di voti del centro-destra sul candidato socialista, nel secondo turno delle elezioni, ha rappresentato un fattore notevole – forse decisivo – nel teso scontro elettorale. A questo scopo basta osservare che lo spostamento di metà di questa differenza avrebbe portato al pareggio elettorale (vedi quadro 1, Come 500 mila voti hanno deciso le elezioni presidenziali francesi).

Tale travaso di voti spaventa. Venti anni fa, ogni centrista, ogni elettore di destra che avesse tenuto alla propria autenticità, avrebbe pensato di tradire la propria causa se avesse dato il proprio suffragio a un candidato che fosse proposto dal Partito Socialista. Soprattutto se si fosse presentato in aperta coalizione con il Partito Comunista (2). Nel 1981, in molti elettori di centro e di destra di età diverse, questo riflesso di coerenza non ha agito (3). E con una tranquillità a volte sconsiderata, a volte indolente, hanno votato per Mitterrand. Come è potuto succedere?

Ma gli errori della destra e del centro non si sono limitati soltanto a questo. Tutta la campagna elettorale svolta dall’una e dall’altro è stata apatica, senza il dinamismo, senza la force de frappe indispensabili per trascinare masse; tali qualità non sono mancate dalla parte socialcomunista.

Nelle elezioni legislative questa mancanza di impegno è stata, naturalmente, ancora più accentuata, e ha prodotto anche un’altra conseguenza: l’aumento delle astensioni. In una consultazione così importante per gli orientamenti della Francia e del mondo, niente meno che 10.783.694 elettori – pari al 29,67% del corpo elettorale – si sono astenuti nel primo turno. È significativo che il numero degli astenuti sia stato allora superiore al numero di voti ottenuto dal Partito Socialista, cioè 9.432.537.

Il blocco che ha subìto la grande retrocessione nell’ultima consultazione è stato quello di centro-destra, che è caduto da 14.316.724 voti nel primo turno delle elezioni presidenziali, il 26 aprile 1981, a 10.892.968 voti nel primo turno delle elezioni legislative, il 14 giugno, perdendo, così, in questo brevissimo periodo; 3.423.756 elettori. Poiché il numero degli astenuti, tra i due turni elettorali, è cresciuto di 3.900.917 unità, e l’insieme delle sinistre, d’altro canto ha segnato un piccolo aumento (vedi quadro II, Astensioni e dispersione di voti al centro e a destra hanno favorito le sinistre, nelle ultime elezioni legislative francesi), tutto indica che la maggior parte delle nuove astensioni si è verificata nelle file del centro e della destra. In esse, evidentemente, saranno stati molto più numerosi quelli che hanno preso la decisione di non votare, sia in conseguenza di querelle di partito, sia, semplicemente, per avere preferito trascorrere la domenica elettorale come pareva loro più comodo e divertente.

Questo fatto – importante in questa situazione – si spiega in larga misura con la illusione che la eventuale vittoria di un partito, indubbiamente di sinistra, ma bonaccione, non avrebbe avuto conseguenze drammatiche.

Ugualmente in ragione di questa visione ottimistica, diverse piccole ragioni contingenti di ordine personale, regionale, ecc., come anche il fascino esercitato dalla vittoria di Mitterrand, hanno avuto forza sufficiente per portare non pochi elettori provenienti dal centro e dalla destra a votare per il Partito Socialista, contribuendo così a travasi di voti simili a quelli verificatisi nelle elezioni presidenziali.

Insomma, tutto porta a pensare che la maggior parte sia delle astensioni che dei voti dati da elettori di un partito alla lista di un altro, si sono manifestati nei partiti meno rigidamente strutturati. A meno di non immaginarsi un Partito Socialista oppure un Partito Comunista in via di rammollimento disciplinare, o impegnato nel fare una corsa all’astensione con gli avversari del centro o della destra…

Dunque, il Partito Socialista ha vinto. Ma la sua vittoria non ha il significato di un aumento dell’elettorato socialista, come la propaganda di sinistra sta abilmente diffondendo nel mondo.

Paragonando le elezioni legislative del 1978 con quelle appena svoltesi, si scopre che l’elettorato di sinistra è rimasto praticamente inalterato: 14.169.440 voti nel 1978; 14.026.385 nel 1981. Si tratta dei dati relativi al primo turno, l’unico con cui è possibile fare il paragone, a causa delle peculiarità del sistema elettorale francese. Se si osserva che, in questo periodo, il numero degli elettori è aumentato di 1.138.675 unità, il permanere allo stesso livello rappresenta una caduta percentuale effettiva nell’insieme del corpo elettorale. Così, le sinistre, che hanno ottenuto l’appoggio del 40,25% del corpo elettorale nel 1978, ora hanno ottenuto soltanto quello del 38,59%, il che è ben lontano dal rappresentare la maggioranza del corpo elettorale (vedi quadro II, Ristagno dell’elettorato di sinistra nelle elezioni legislative dal 1978 al 1981).

La vittoria elettorale del Partito Socialista nelle recenti elezioni si deve, dunque, non tanto a un rafforzamento effettivo delle sinistre, ma, in misura maggiore, a un disimpegno e a una dispersione del centro e della destra; dispersione provocata in parte – come si vedrà poi – dal disorientamento e dalla frammentazione di una parte notevole dell’elettorato cattolico.

Se si trattasse dell’aumento del numero di elettori specificamente di sinistra, il fenomeno sarebbe, forse, difficilmente reversibile. Ma, poiché la sconfitta deriva dal disorientamento del centro e della destra, tutto può ancora essere riconquistato. Alla vittoria socialista dell’ ‘81 potrà, dunque, seguire una sconfitta della sinistra nelle battaglie elettorali future.

Queste considerazioni devono dare coraggio alle persone che immaginano che l’avanzata del socialismo sia definitiva; e che, così, invece di organizzarsi fin da ora in una opposizione ordinata ma piena di dignità, inflessibile e feconda, corrono verso i vincitori per tendere loro la mano e collaborare con essi. In questo modo rinunciano alla lotta per arrestare il loro paese sulla discesa ripida – che loro stessi riconoscono come sdrucciolevole – del socialismo, verso il comunismo – che loro stessi riconoscono come mortale. La spiegazione che danno è questa: la vittoria socialista è un fatto compiuto. Per altro, sarebbe il caso di chiedere se esistono fatti compiuti nel mondo instabile di oggi.

 

4. Data la vittoria del Partito Socialista, che fare?

Il crocevia

Al momento, però, i fatti sono a questo punto… Oggi il Partito Socialista ha il potere esecutivo. E anche senza tenere conto dell’appoggio dei 44 deputati del Partito Comunista, e di altri 20 deputati di piccoli partiti di sinistra, il Partito Socialista dispone della maggioranza assoluta alla camera, con 265 deputati su un totale di 491 seggi. Per la riconquista di quanto ha appena perduto, la Francia di centro e di destra è dunque nella condizione di dovere scegliere quale sia la migliore strategia rispetto al Partito Socialista. Ma, allo scopo, è necessario che si fornisca di una definizione del Partito Socialista; che opti tra la versione un poco folcloristica di un Partito Socialista opportunista e bonaccione, e la conoscenza della realtà, cioè di un Partito Socialista propulsore efficace della marcia graduale, ma decisa, verso il collettivismo integrale.

Di fronte all’incremento delle sinistre, che la vittoria del Partito Socialista e la instaurazione del regime socialista in Francia produrranno negli altri paesi – come ripercussione e attraverso già annunciate ingerenze del governo francese attuale -, analogo problema strategico si pone anche in essi, per gli elementi di centro e di destra. La vittoria del socialismo francese ha già cominciato a risvegliare, in uomini politici di sinistra dell’Europa e dell’America, la impressione che la bandiera socialista si sia improvvisamente caricata, in tutto l’Occidente, di un nuovo potere di attirare le masse. Essi immaginano che il socialismo abbia rivelato in Francia una forza elettorale molto maggiore di quella reale. E vampate di entusiasmo socialista autogestionario cominciano a farsi notare in diverse nazioni. Se la vera immagine del Partito Socialista corrisponde a quella bonacciona, queste prospettive socialiste non presentano rischio alcuno. Se, al contrario, il socialismo francese punta alle stesse mete finali del comunismo, allora è necessario illuminare e mettere in guardia la opinione pubblica. Tanto più che nessuno sa fino a dove può giungere, ai nostri giorni, la strumentalizzazione di qualsiasi tendenza di sinistra nella opinione pubblica, per opera della guerra psicologica rivoluzionaria che Mosca muove, con evidente successo, in tutto il mondo.

 

5. La scelta della strategia: aspetti del socialismo francese

Poiché è certo che la scelta di questa strategia si farà tanto più adeguatamente e rapidamente quanto più sarà fedele e obiettiva la immagine che fin da ora il pubblico si forma del Partito Socialista – e nella impossibilità di abbracciare in questo riassunto globale un tema così vasto -, sembra questo il momento opportuno per esporre vari tratti caratteristici della dottrina e delle tattiche del Partito Socialista francese, in modo da fare cadere fin da adesso le illusioni ottimistiche, che possono favorire la lentezza e la irresolutezza nella lotta contro un pericolo così grave.

 

Note:

(1) La descrizione del Partito Socialista qui delineata si basa su una documentazione sicura.
Dal Congresso di Epinay, nel 1971, è nato il Partito Socialista attuale. La nuova entità politica da allora sta dando alla luce diversi documenti ufficiali di carattere dottrinale e programmatico, specialmente in occasione di suoi congressi nazionali, che si svolgono ogni due anni, e delle campagne elettorali. A questi si aggiunge un significativo numero di pubblicazioni interne, destinate alla formazione dei suoi aderenti, oppure a diffondere le conclusioni di diversi convegni e giornate di studio del partito.
Nella impossibilità di utilizzare tutti i testi offerti da questa abbondante produzione, saranno citati in questa sede, di preferenza, tre documenti del Partito Socialista assolutamente fondamentali:
a. Il Projet socialiste pour la Frante des Années 80 (Club Socialiste du Livre, Parigi maggio 1981, 380 pp.) presenta le ambizioni del socialismo francese per i prossimi dieci anni. Il Projet ridefinisce le priorità socialiste e annuncia in anticipo le grandi iniziative, che segneranno, davanti al popolo francese, il senso della azione del Partito Socialista. Si deve notare che esso non abroga i testi e i programmi anteriori del partito, ai quali si farà riferimento in seguito. Piuttosto «esso li prolunga, per ampliarne nello stesso tempo il campo di azione e la visione» (op. cit., p. 7).
Il Projet è stato approvato con il 96% dei voti nella convenzione nazionale del partito, riunita ad Alfortville il 13 gennaio 1980. Al Projet si è ispirato il posteriore Manifesto de Créteil, del 24 gennaio 1981, così come le 110 Propositions pour la France, che lo accompagnano. Basandosi su questi due documenti, approvati alla unanimità nel congresso di Créteil, il Partito Socialista ha lanciato la campagna elettorale presidenziale di Mitterrand (cfr. Le Poing et la Rose, n. 91, febbraio 1981).
b. Nel 1972, il Partito Socialista e il Partito Comunista aprirono negoziati per stabilire un accordo di governo, dal quale è risultato un Programme commun de gouvernement de la gauche, valido per cinque anni. Nel 1977, non essendosi trovata intesa tra i due partiti per rinnovare l’accordo, il Partito Socialista aggiornò, sotto la sua esclusiva responsabilità, quel Programme commun. All’inizio del 1978, durante la campagna elettorale, il Partito Socialista diffuse il programma aggiornato, con la intenzione di fornire alla opinione pubblica «La possibilità di giudicare su documenti» quanto il partito avrebbe fatto se avesse vinto le elezioni, Cosi come di permettere «a ciascuno di seguirne l’applicazione» (cfr. Le programme commun de gouvernement de la gauche. Propositions socialistes pour l’actualisation, Flammarion, Parigi 1978, 128 pp., con una prefazione di François Mitterrand a p. 3).
c. Finalmente, le Quinze thèses sur l’autogestion, adottate dalla Convenzione nazionale del Partito Socialista il 21 e 22 giugno 1975 (cfr. Le Poing et la Rose, supplemento al n. 45, 15 novembre 1975, 32 pp.), offrono particolare interesse, dal momento che i socialisti francesi presentano la prospettiva di una società autogestionaria come «l’apporto specifico del PS, al momento sul piano teorico, alla storia del movimento operaio» (cfr. Documentation Socialiste, Club Socialiste du Livre, supplemento al n. 2, senza data, pp. 42-43) e pretendono di avere dato un contenuto nuovo all’idea autogestionaria (cfr. Documentation Socialiste, n. 5, senza data, p. 58).
Con questi documenti il Partito Socialista intendeva dare al lettore comune un insieme di nozioni sufficientemente vasto, in modo da ottenerne la meditata adesione, e il voto. Essi costituiscono, dunque, per così dire, l’autoritratto disegnato dal Partito Socialista. Immagine la cui fedeltà non può essere messa in questione, dal momento che si deve presumere come capace di definirsi una corrente che ha appena conseguito una vittoria strategica così abile. Per altro, i socialisti assumono apertamente la responsabilità di quanto pubblicano, come si legge nel Projet socialiste, dove si afferma: «Siamo i soli ad assumerci il rischio di esporre le nostre tesi nero su bianco, con il carattere invariabile della carta stampata. […] Noi ci mostriamo come siamo» (op. cit., p. 11).
Ormai installato al potere, il primo Ministro socialista Pierre Mauroy ha presentato, nella seduta dell’Assemblea Nazionale del giorno 8 luglio 1981, una Déclaration de politique genérale du Gouvernement. In questa Déclaration, e nel dibattito parlamentare che è seguito, il primo ministro conferma la linea generale del Projet socialiste, con ciò fornendo anche importanti sussidi per la caratterizzazione ideologica e programmatica del Partito Socialista (cfr. Journal Officiel. Débats Parlementaires, 9 e 10 luglio 1981). Per altro, il primo ministro ha affermato espressamente, in questa occasione, che aveva ottenuto «dal consiglio dei ministri, l’autorizzazione di impegnare, su questa dichiarazione di politica generale, la responsabilità del Governo in conformità con l’articolo 49 della Costituzione» (Journal Officiel, 9-7-1981, p. 55).
Il riferimento a questi documenti sarà fatto, nel corso dello studio, in forma abbreviata: Projet, Programme commun, Propositions pour l’actualisation, Quinze theses, Déclaration de polique générale, rispettivamente. Le evidenziazioni nelle citazioni sono nostre.
Le pubblicazioni del Partito Socialista usano la espressione Projet socialiste sia per designare specificamente il documento Projet socialiste pour la Frante des années 80, sia, in forma più generica, il nuovo progetto di società che propongono per la Francia e per il mondo. e che denominano Projet autogestionnaire. In questo caso, Projet socialiste e Projet autogestionnaire sono sinonimi. Nel testo di questo studio si conserva lo stesso uso ambivalente della espressione, ora specifico, ora generico. Il lettore si renderà facilmente conto di un uso e dell’altro, tanto più che le citazioni fatte in questa sede, delle fonti socialiste, non lasciano margine a confusione. 

(2) Benché l’alleanza tra il Partito Socialista e il Partito Comunista sia pubblica, deve essere solo vagamente dissimulato il beneficiario di essa. Ossia, i socialisti devono assumere una posizione di rilievo: «Bisogna che il Partito comunista accetti questa evidenza della politica francese: la maggioranza dei francesi darà fiducia alla sinistra perché governi, solamente se è sicura che il socialismo fonderà la libertà per il nostro tempo.
«Lo si voglia o no, per questo bisogna che il Partito socialista appaia come la forza di animazione nell’alleanza. Questo non toglie nulla al ruolo che vi dovrà svolgere il Partito comunista» (Projet, p. 366).
Dal canto loro i comunisti hanno compreso bene la loro parte. Secondo il segretario generale del Partito Socialista, Lionel Jospin, un milione e mezzo di elettori del Partito Comunista, cioè un quarto dell’elettorato di questo partito, hanno votato per Mitterrand già nel primo turno delle elezioni presidenziali (cfr. Le Poing et la Rose, n. 83, 30-5-1981, p. 1).

(3) Nei riferimenti del presente studio alla destra, non si comprende la destra tradizionalista francese, spesso di ispirazione cattolica, la cui presumibile azione nelle elezioni del 1974, 1978 e 1981 è difficile da discernere, e quindi da valutare.

Categorie:
  Articoli e note firmate, Cristianità
Autore

 Plinio Corrêa de Oliveira

  (48 Articoli)