Immagini non ufficiali del «paradiso» vietnamita

Alleanza Cattolica 36 anni fa
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Cristianità n. 109 (1984)

 

«Vedere per credere»!

Immagini non ufficiali del «paradiso» vietnamita

 

Mentre nell’aprile del 1975, in tutto il mondo, si faceva credere e si credeva che in Vietnam fosse «scoppiata la pace», un intero popolo veniva abbandonato ai socialcomunisti e un paese trasformato in un immenso campo di concentramento. Da allora le testimonianze veridiche sulla situazione sono assolutamente rare, dal momento che i visitatori vedono solamente quanto le autorità permettono loro di vedere. Le immagini che pubblichiamo, con un commento che ne permetta la comprensione, sono state scattate clandestinamente da militanti anticomunisti e diffuse in Europa dalla rappresentanza del Fronte Nazionale Unito per la Liberazione del Vietnam: esse fissano aspetti particolari della vita quotidiana dei vietnamiti che ancora gemono sotto il giogo socialcomunistico.

Subito dopo la caduta di Saigon il popolo vietnamita, provato da lunghi e dolorosi anni di guerra, si è forse illuso di potere finalmente godere di una pace durevole, o almeno non effimera come quella che aveva sperimentato nella sua storia più recente. Dopo tante tragedie e tante Sofferenze, il conflitto era dunque terminato … Ma le illusioni sono rapidamente venute meno, per lasciare nuovamente il campo all’angoscia e alla disperazione. Infatti, appena entrati nella capitale del Vietnam meridionale, i dirigenti di Hanoi hanno senza indugio dato inizio alla conquista del Laos e della Cambogia, per immediatamente iniziare la realizzazione di un vecchio sogno caro a Ho Chi Minh; cioè la Federazione Indocinese. E per questo sogno hanno nuovamente trascinato il popolo vietnamita in una sofferenza senza fine. Nella prima immagine, una madre che ha perso il proprio figlio, l’ultimo che le rimaneva, ne piange la morte avvenuta in Cambogia nel marzo del 1983. Dopo questo ennesimo lutto, ella è ormai sola al mondo.

Secondo la propaganda comunistica svolta incessantemente in tutto il mondo, nei paesi caduti sotto il giogo rosso si edificherebbe una società nella quale lo Stato non permette esistano poveri. Ebbene, mentre il regime di Hanoi spende milioni di dollari al giorno per mantenere le sue truppe di occupazione in Cambogia, esso sembra ignorare completamente o ampiamente trascurare i problemi dei cittadini. La miseria, la carestia, la povertà sono realtà prive di interesse reale agli occhi dei dirigenti comunisti vietnamiti. Essi si curano solamente di condurre una guerra espansionistica e di svolgere la loro «missione internazionalistica» di conquista, coprendo con la massima diligenza il ruolo di «cubani d’Asia». Nella seconda immagine, un giovane chiede l’elemosina davanti alla cattedrale di Saigon in un pomeriggio di maggio, dopo la caduta di una pioggia torrenziale.

Dopo avere dominato il Vietnam settentrionale per trent’anni e quello meridionale per nove anni, il partito comunista sta realizzando la sua promessa di edificare il «paradiso in terra». Attraverso un programma di portata nazionale, basato sullo spirito di vendetta delle popolazioni urbane, i commercianti, le famiglie dei funzionari e dei militari in forza sotto il regime precedente sono stati espulsi dalle loro case e inviati nelle cosiddette «nuove zone economiche», cioè in una sorta di esilio in regioni impervie, senza aiuto alcuno. Le loro case venivano confiscate e date da abitare ai quadri del partito comunista. In seguito alla morte di loro parenti, non potendo più vivere in condizioni disumane in queste «nuove zone economiche», molte famiglie sono fuggite per ritornare a Saigon, dove dormono per terra; all’aperto, spesso non lontano dalle loro vecchie case … Gli alberi possono riparare con la loro ombra, ma non bastano a proteggere dalla pioggia torrenziale la cui stagione, in questa regione tropicale, dura fino a sei mesi. Ecco dunque, nella terza immagine, un aspetto del «paradiso in terra» imposto a un popolo sofferente, che aspira alla pace e alla prosperità, e che oggi vive nell’angoscia di una crescente miseria.

Con il pretesto di recuperare terreni per costruire scuole, i comunisti nella regione di Saigon hanno distrutto molti cimiteri. Questi provvedimenti mirano anche a fare scomparire la croce di Cristo dalle città, ma il loro fine immediato è chiaramente intimidatorio nei confronti della popolazione, dal momento che anche per i non cristiani violare una tomba è un delitto. E questo delitto è stato commesso senza esitazione dal regime di Hanoi: nella quarta immagine, le tombe profanate attraverso una sistematica opera di esumazione.

Dopo avere esaurito tutti i mezzi a sua disposizione per sfruttare un popolo stanco in seguito a uno stato di guerra durato più di trent’anni, il regime comunistico vietnamita ha trovato una nuova formula vessatoria attraverso i cimiteri del Vietnam meridionale. Tutte le famiglie che hanno parenti sotterrati nei cimiteri di Saigon e della periferia si sono visti ordinare il trasferimento delle salme dei loro cari. Poiché soltanto il servizio comunale è abilitato a svolgere questo compito, le famiglie hanno dovuto pagare somme esorbitanti per ottenere e per non esporre i loro defunti alla profanazione. Nella quinta immagine, le bare allo scoperto sotto la pioggia e il sole in attesa del trasferimento che permette al regime il raggiungimento di un duplice obiettivo: la «liberazione» di un’area fabbricabile e la imposizione di una nuova tassa, di una nuova espressione del racket di Stato.

a cura del Comitato di sostegno
della resistenza anticomunistica nel Sud-Est asiatico

 

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