In Francia il pugno soffoca la rosa

Plinio Corrêa de Oliveira 38 anni fa
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Plinio Corrêa de Oliveira, Cristianità n. 84 (1982)

 

Mentre prosegue la campagna di messa in guardia della opinione pubblica del mondo libero dal pericolo costituito dal socialismo autogestionario francese, attraverso la diffusione dello studio del professor Plinio Corrêa de Oliveira, Il socialismo autogestionario: rispetto al comunismo, una barriera o una testa di ponte? (cfr. Cristianità, anno X, n. 82-83, febbraio-marzo 1982), la pubblicazione di questo testo riesce impossibile in Francia. Ne nascono fondati e drammatici quesiti: è limitata la libertà di stampa sotto il regime autogestionario francese? Perché le aziende proprietarie di sei quotidiani francesi di grande diffusione hanno rifiutato la pubblicazione del messaggio delle TFP? Forse per il timore di essere esposte alla confisca socialista autogestionaria? La adeguata impostazione del problema in un comunicato già comparso in numerose nazioni dell’area euro-americana.

 

Lumi sulla liberté di stampa socialista

In Francia il pugno soffoca la rosa

 

Il pugno e la rosa…

Un pugno, che sembra più adatto per il pugilato, tiene – pronto a schiacciarla – il gambo di una rosa. Questa si apre alla estremità del gambo, leggera e graziosa come se fosse posta in un vaso di porcellana.

Non è facile spiegare il significato di questi simboli «araldici» eterogenei, soprattutto cosi giustapposti. – La classe operaia marxista guida il paese, che fiorisce nella libertà? – Forse. In ogni caso, se essi fossero stati concepiti per esprimere questo significato, difficilmente avrebbero potuto essere più adatti. Infatti esprimono bene le speranze di libertà che il «socialismo del volto umano» si sforza di risvegliare.

Ma nei simboli vi è anche qualche cosa di oscuro e di contraddittorio. Infatti, questo pugno aggressivo e brutale sembra incompatibile con il fiore, come il cazzotto lo è con la rosa. Si direbbe che quel pugno non avrebbe potuto fare a meno di mettersi a soffocare la rosa. E che, se la rosa avesse potuto conoscere un pugno come questo, avrebbe cessato – spaventata – di sorridere, e avrebbe cominciato a intristire. 

Non sono diverse le relazioni tra il socialismo e una libertà autentica e armonica. Per quanta enfasi manifesti nel prometterla, ove si instaura si mette a soffocarla.

Questo si può temere stia accadendo nella gloriosa e amata Francia, ben prima della conclusione del primo anno di governo autogestionario. È opportuno metterlo in evidenza in questo momento in cui, con l’appoggio della coalizione socialcomunista, il governo Mitterrand intraprende attivamente la propaganda della autogestione in tutto l’Occidente.

Un esempio concreto sembra illustrare adeguatamente questo timore. Riguarda proprio una delle libertà, la cui salvaguardia gli ingenui si aspettano maggiormente dal governo Mitterrand, cioè la libertà di stampa.

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Come è a tutti noto, le tredici società di difesa della tradizione, della famiglia e della proprietà – TFP – stanno pubblicando, a partire dal 9 dicembre 1981, su grandi quotidiani di quindici paesi – Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Ecuador, Germania Occidentale, Inghilterra, Italia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela – un messaggio di messa in guardia sulla incompatibilità tra i principi perenni della civiltà cristiana, da una parte, e, d’altra parte, la riforma autogestionaria, nella quale il Partito Socialista ha promesso di impegnare la Francia, in occasione delle elezioni del 1981. Si tratta di una riforma graduale, ma anche totale, demolitrice del diritto di proprietà sul suolo, della impresa, della scuola privata, che invade la famiglia per organizzare i figli contro i genitori, che non risparmia neppure, nella sua meta finale, il tempo libero, l’arredamento domestico e la persona stessa di ogni francese.

In nessuno dei paesi citati le TFP hanno trovato ostacoli alla pubblicazione, come inserto a pagamento, del loro messaggio. Gli organi di stampa hanno spalancato le porte davanti a esse. E in nessun momento hanno pensato di essere compromessi, perciò, con un pensiero che, in parte oppure in tutto, non è il loro.

Sarebbe stato naturale che il messaggio delle TFP fosse ugualmente facile da divulgare sui grandi quotidiani francesi, orgogliosi di professare questi stessi principi democratici. Invece, a questo punto, le TFP hanno fatto l’amara esperienza del contrario. E pensano di essere obbligate a informare a questo proposito non soltanto il pubblico brasiliano, ma quello di ciascuno dei paesi nei quali il messaggio è stato pubblicato.

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Fatta eccezione per gli organi dichiaratamente socialisti oppure comunisti, la pubblicazione del testo sereno ed elevato del messaggio delle TFP è stata offerta successivamente a sei quotidiani francesi di grande importanza, di tiratura superiore a centomila copie. Ma tutti questi organi di stampa hanno rifiutato di farla. Questo atteggiamento è inspiegabile a diversi titoli, perché: 

a. Organi di stampa orgogliosi della loro linea democratica – che, per altro, divergono tra loro su diversi punti importanti – in questo caso concreto convergono, con sconcertante unanimità, in questo rifiuto. Le tredici TFP sono cosi private della possibilità di pubblicare, su suolo francese, il loro pensiero opposto al socialismo autogestionario;

b. Inoltre, due di questi giornali sono arrivati fino a impegnarsi formalmente a pubblicare il messaggio delle TFP il giorno 15 dicembre 1981 – pubblicazione rimandata all’ultimo momento, per decisione della TFP francese, perché la attenzione del pubblico era allora fortemente attratta dal caso polacco -. Tale impegno era così sicuro che, nella prospettiva di questa pubblicazione, e per accordo reciproco, una agenzia di pubblicità era giunta, il giorno 11 dicembre, a incassare completamente la cifra pattuita. Nonostante tutto questo, il giorno 6 gennaio 1982 questa agenzia avvertiva le TFP che i due quotidiani in questione avevano finito per rifiutare l’adempimento dell’impegno assunto. Motivo addotto: nessuno; 

c. Trattandosi di violazione arbitraria di quanto pattuito, la società proprietaria di entrambi i quotidiani si espone naturalmente a sostenere le perdite e i danni. Ma neppure la prospettiva di tale danno ha costituito ostacolo a questo atteggiamento; 

d. Dal suo punto di vista, e da quello delle altre società giornalistiche che hanno rifiutato, l’inserto a pagamento è una delle fonti di introito più convenienti. La dimensione del messaggio avrebbe dovuto invitare in modo speciale a pubblicarlo. Il rifiuto è, dunque, contrario alla natura delle società giornalistiche in quanto tali.

A questo punto si impone una domanda: qual è la ragione di questo fronte unico di rifiuti, per coartare la libertà delle tredici TFP, in Francia? E all’orizzonte si delinea solamente una ipotesi esplicativa. Da organizzazioni private quali sono, le aziende di pubblicità proprietarie di questi diversi giornali possono essere messe, da un momento all’altro, nel ruolo delle imprese autogestionarie, per deliberazione legislativa della maggioranza parlamentare socialcomunista. In questo caso i loro attuali proprietari diventerebbero ovviamente semplici dirigenti, oppure perderebbero persino ogni funzione all’interno della impresa.

Stando così le cose, non sorprenderà che questi organi di stampa si astengano dal permettere alle TFP l’esercizio di una libertà di espressione che anche in essi è, almeno potenzialmente, colpita in modo così profondo. Qual è la effettiva libertà di espressione in un regime nel quale, sul capo di ogni proprietario di impresa giornalistica, pende una spada di Damocle, sospesa a un filo, la cui estremità si trova nelle mani del governo?

Qualunque sia il calore consentito de facto agli organi di opposizione, la loro situazione è, de jure, quella di Damocle sotto la spada.

Inoltre, è perfettamente ammissibile che le opposizioni calorose siano per un governo meno spiacevoli di altre che, con cortesia e serenità, mettono a fuoco certi temi delicati, dei quali non tutte le correnti di opinione si sono rese conto. 

Orbene, il messaggio delle tredici TFP mette il dito su certe piaghe dolorose e ignorate dal compatto elettorato cattolico, che ha avuto un peso decisivo filo-socialista nelle elezioni del 1981. Per esempio, quando mette a fuoco il carattere irrimediabilmente incompatibile di un regime autogestionario coatto con l’autentica dottrina della Chiesa sul carattere naturalmente individuale del diritto di proprietà. Oppure quando indica la equiparazione tra il matrimonio, la unione libera e persino la unione omosessuale, secondo la dottrina e il programma del Partito Socialista.

Non è intenzione delle TFP entrare in polemica con questi giornali, così condizionati dal moloch autogestionario socialista. Con questo comunicato le TFP mirano solamente a fare sentire al pubblico dei maggiori paesi del mondo libero, quanto già sembra limitata la libertà, in questo inizio del regime socialista autogestionario. Il che deve portare ogni cittadino del mondo libero a temere per la sua stessa libertà individuale, nel caso che il socialismo autogestionario sia instaurato nel suo paese.

Si è così portati a credere che una cortina sta circondando la Francia attuale. Non è di ferro, né di bambù. È la cortina, quasi impalpabile, del silenzio propagandistico che, inevitabilmente, tenderà a essere totale.

Questo è il fatto che le TFP portano a conoscenza di tutto l’Occidente. La pubblicazione di questo comunicato sarà, anch’essa, sollecitata agli stessi giornali francesi. Tuttavia, anche nel caso di un nuovo rifiuto collettivo, le TFP sperano che la divulgazione di questo comunicato fuori della Francia riesca a portarlo a conoscenza di buona parte del popolo francese. E, d’altro canto, apra anche gli occhi dell’Occidente su quanto vi è di contraddittorio e di inattuabile nella promessa autogestionaria di socialismo con libertà.

Questa constatazione è di grande portata. Infatti, fatta eccezione della promessa di libertà, nel regime autogestionario rimane solamente quanto esso ha di affine con il comunismo.

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Il messaggio delle tredici TFP sul socialismo autogestionario sta facendosi strada ampiamente in tutto il resto del mondo. E su questa strada ha incontrato di tutto: odi furibondi, critiche infondate, omissioni inspiegabili, vecchie e luminose solidarietà che non si sono mai lasciate disonorare dalla paura, innumerevoli nuove adesioni, alcune delle quali inaspettate e magnifiche.

Su questa strada, questo comunicato costituisce un’altra mossa. In consonanza con il messaggio, concerne non soltanto il socialismo autogestionario, ma anche il comunismo. Di tutto questo – e di quanto ancora succederà – si scriverà un giorno la storia. La storia epica di uno dei supremi sforzi intrapresi in signo Crucis, per evitare alla civiltà cristiana agonizzante il naufragio finale, verso il quale si sta lasciando portare.

Dopo le grandi campagne – sempre dottrinali e pacifiche – delle TFP contro il comunismo, questo tace. Non molto tempo dopo, fondandosi su deformazioni oppure calunnie senza portata dottrinale, si sono manifestate contro di esse offensive propagandistiche furiose. Succederà ancora cosi? «Chi vivrà vedrà», dice l’adagio popolare.

A nome della TFP brasiliana e – con delega espressa – delle altre TFP e società dello stesso genere di Argentina, Bolivia, Canada, Cile, Colombia, Ecuador, Francia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela

Plinio Corrêa de Oliveira

Presidente del Consiglio Nazionale della
Sociedade Brasileira de Defesa da
Tradição, Família e Propriedade

San Paolo, 11 febbraio 1982
Festa della Madonna di Lourdes

 

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