Un inno per san Patrizio

Tutta la cristianità europea deve moltissimo al grande monaco e vescovo. Lo ricordiamo attraverso l’inno a lui dedicato.
Lorenzo Simonetti 1 anno fa
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di Lorenzo Simonetti

Il 17 marzo, la Chiesa Cattolica, e in particolare quella irlandese, ha celebrato la figura di san Patrizio, il cui nome originario era Maewyin Succat. Nato nella Britannia romanizzata nel 385, fu il vescovo a cui papa Celestino I (380?-432) affidò l’evangelizzazione delle isole britanniche. A lui si deve in particolare la diffusione del cristianesimo in Irlanda, terra che il santo percorse interamente, predicando e insegnando in gaelico, fondando abbazie e monasteri, soccorrendo i bisognosi e operando miracoli. Patrizio è quindi morto a Saul, in Irlanda, il 17 marzo 461.

Dalla sua missione è nata la cristianità irlandese, caratterizzatasi subito per la forte impronta monastica. Rispetto a quella episcopale, questa forma di organizzazione ecclesiastica è risultata molto più adatta alla struttura sociale di un Paese dove la popolazione viveva sparsa in piccoli villaggi. Il monachesimo si è quindi sviluppato con tale rapidità ed entusiasmo che ha travalicato i confini della stessa Irlanda, arrivando a diffondersi e a influenzare l’intera Europa continentale.

Per comprendere quanto la cultura e la cristianità europea debbano al monachesimo irlandese basta pensare al ruolo che ebbero in Italia san Colombano (540 circa – 615) a Bobbio e a Milano, san Cataldo (tra il 610 e il 620 – 685) a Taranto, san Frediano (dopo il 500 – 588) a Lucca, sant’Orso (? – 529) ad Aosta, e san Donato (VIII secolo – tra l’874 e l’877) a Fiesole e a Firenze.

Tra i centri culturali e religiosi più importanti istituiti da monaci irlandesi in Europa sono da ricordare le abbazie di Iona e Lindisfarne in Gran Bretagna, fondate rispettivamente nel 563 da san Columba di Iona (521 – 597) e nel 635 da sant’Aidano (? – 651), Luxeuil in Francia (ove san Colombano fondò un’abbazia nel 590), San Gallo in Svizzera, fondata nel 612 dall’omonimo santo (550 circa – 645), Salisburgo in Austria, che ebbe come vescovo fondatore della cattedrale l’irlandese san Virgilio (700 circa –  784), e in Germania Wurzburg (evangelizzata nel 686 da missionari irlandesi) e Ratisbona (ove fu fondato attorno al 1090 il monastero di San Giacomo, detto “monastero scoto”).

Anche varie istituzioni universitarie europee hanno un’origine analoga: l’Università di Pavia in Italia si deve al monaco irlandese Dungal di Bobbio (?-828); la Schola Palatina di Carlo Magno (768-814) in Aquisgrana (odierna Aachen, in Germania) annovera tra i suoi maestri gli irlandesi Clemente Scoto (grammatico del IX secolo) e il teologo Giovanni Scoto Eriugena (810 circa – dopo l’877); anche Vienna e Praga hanno beneficiato della presenza di monaci irlandesi, le cui tracce sono ancora visibili rispettivamente nell’abbazia di Nostra Signora degli Scozzesi (in tedesco Schottenstift; occorre ricordare che l’Irlanda era conosciuta nel Medioevo come Scotia Maior) e nel Collegio dell’Immacolata Concezione (fondato nel 1652 da francescani irlandesi, oggi sede del teatro Divadlo Hybernia).  

In contrasto rispetto a questo glorioso passato, il rapido processo che sta portando l’Irlanda moderna alla dittatura del relativismo non può che generare inquietudine: è per esempio passato quasi un anno dall’approvazione di un referendum che ha reso l’aborto più facile.

Vale allora la pena di offrire un piccolo gesto di gratitudine alla cristianità irlandese oggi obnubilata per quanto ha dato all’intero Vecchio Continente.

Quella che segue è la traduzione in italiano di un bellissimo inno irlandese del secolo VII, Rop tú mo baile, condotta su una versione in inglese moderno del testo scritto originariamente in gaelico.

Questo componimento, usato per secoli nelle funzioni liturgiche dei monaci irlandesi, è tradizionalmente attribuito all’ingegno poetico di Eochaid Mac Colla (530 circa – 598), meglio conosciuto come san Dallán Forgaill, poeta e martire irlandese, che lo scrisse ispirandosi alla vita di san Patrizio e anche ad alcune preghiere composte da quest’ultimo (come la cosiddetta “corazza di san Patrizio”).

Nel 1905 la linguista irlandese Ma­ry E. Byrne (1880-1931) ne ha tradotta in inglese un’antica versione rinvenuta in un manoscritto del secolo VIII, intitolandola Be Thou My Vision. Nel 1912 la scrittrice e studiosa di gaelico irlandese (ma nata in Inghilterra) Eleanor H. Hull (1860-1935) ha adattato in versi la traduzione della Byrne, adattamento che nel 1919 è stato trascritto nell’innario della Chiesa irlandese con la partitura della melodia popolare Slane (ancora oggi in Irlanda l’inno Be Thou My Vision viene cantato durante l’ufficio delle letture della Liturgia delle Ore e, come qualcuno ricorderà, è stato eseguito anche alle nozze del principe Harry con Meghan Markle, celebrate con rito anglicano il 19 maggio 2018).  

La versione proposta, pur non essendo strettamente letterale (dovendosi adattare alla metrica italiana), è basata sulla succitata versione inglese. Ho ricostruito il testo in italiano con strofe di quattro endecasillabi tronchi a rime baciate, in modo che si possa cantare con metro analogo a quello dell’adattamento musicale della Hull. Nel testo ho fatto in modo da non creare equivoci sulla sillabazione (introducendo alcune dieresi e dialefi evidenziate da virgole all’interno del verso).


 

Testo originale gaelico

Rop Tú Mo Baile

Rop tú mo baile, a Choimdiu cride:
ní ní nech aile acht Rí secht nime.

Rop tú mo scrútain i l-ló ‘s i n-aidche;
rop tú ad-chëar im chotlud caidche.

Rop tú mo labra, rop tú mo thuicsiu;
rop tussu dam-sa, rob misse duit-siu.

Rop tussu m’athair, rob mé do mac-su;
rop tussu lem-sa, rob misse lat-su.

Rop tú mo chathscíath, rop tú mo chlaideb;
rop tussu m’ordan, rop tussu m’airer.

Rop tú mo dítiu, rop tú mo daingen;
rop tú nom-thocba i n-áentaid n-aingel.

Rop tú cech maithius dom churp, dom anmain;
rop tú mo flaithius i n-nim ‘s i talmain.

Rop tussu t’ áenur sainserc mo chride;
ní rop nech aile acht Airdrí nime.

Co talla forum, ré n-dul it láma,
mo chuit, mo chotlud, ar méit do gráda.

Rop tussu t’ áenur m’ urrann úais amra:
ní chuinngim daíne ná maíne marba.

Rop amlaid dínsiur cech sel, cech sáegul,
mar marb oc brénad, ar t’ fégad t’ áenur.

Do serc im anmain, do grád im chride,
tabair dam amlaid, a Rí secht nime.

Tabair dam amlaid, a Rí secht nime,
do serc im anmain, do grád im chride.

Go Ríg na n-uile rís íar m-búaid léire;
ro béo i flaith nime i n-gile gréine

A Athair inmain, cluinte mo núall-sa:
mithig (mo-núarán!) lasin trúagán trúag-sa.

A Chríst mo chride, cip ed dom-aire,
a Flaith na n-uile, rop tú mo baile.


 

Versione inglese di Mary Byrne

Be Thou my vision

Be thou my vision O Lord of my heart
None other is aught but the King of the seven heavens.

Be thou my meditation by day and night.
May it be thou that I behold even in my sleep.

Be thou my speech, be thou my understanding.
Be thou with me, be I with thee

Be thou my father, be I thy son.
Mayst thou be mine, may I be thine.

Be thou my battle-shield, be thou my sword.
Be thou my dignity, be thou my delight.

Be thou my shelter, be thou my stronghold.
Mayst thou raise me up to the company of the angels.

Be thou every good to my body and soul.
Be thou my kingdom in heaven and on earth.

Be thou solely chief love of my heart.
Let there be none other, O high King of Heaven.

Till I am able to pass into thy hands,
My treasure, my beloved through the greatness of thy love

Be thou alone my noble and wondrous estate.
I seek not men nor lifeless wealth.

Be thou the constant guardian of every possession and every life.
For our corrupt desires are dead at the mere sight of thee.

Thy love in my soul and in my heart
Grant this to me, O King of the seven heavens.

O King of the seven heavens grant me this
Thy love to be in my heart and in my soul.

With the King of all, with him after victory won by piety,
May I be in the kingdom of heaven O brightness of the son.

Beloved Father, hear, hear my lamentations.
Timely is the cry of woe of this miserable wretch.

O heart of my heart, whatever befall me,
O ruler of all, be thou my vision.


Versione italiana

Ch’io ti contempli

Ch’io ti contempli, o Dio del mio cuor,

tutto, se manchi, val niente, Signor;

sii mio pensiero di notte e nel dì;

anche nel sonno ‘l tuo volto sia qui.

Tu mia parola, sapienza per me,

sii con me sempre, ed io sia con te;

tu ‘l mio sol Padre, io figlio tuo ver,

deh tu sia mïo, ed io tuo davver.

Sii per me scudo, mia spada sia tu,

mia sol delizia, e degna virtù;

si’l mio rifugio, e saldo castel,

alzami con i tuoi angeli al ciel.

Sia in eterno tu ‘l sommo mio amor,

altro non sïa, o Dio, nel mio cuor;

finché venga salvo infin nel tuo sen,

per la tua grazia, o mio vero ben.

Sia tu soltanto la mia eredità,

vano è ‘l tesoro dell’umanità;

su ogni vita tu vigila o Re;

fugge ogni male, in vista di te.

Nell’alma mïa, e dentro ‘l mio cuor

regni la tua carità, o Signor;

dopo ‘l trionfo di vera pietà,

portami al sole di tüa Maestà.

Padre diletto, ascolta ‘l mio dir,

grido d’un misero all’or dei sospir;

cuor del mio cuor, quel che sarà di me,

Signor, non temo, purch’io veda te.


Sabato, 23 marzo 2019

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 Lorenzo Simonetti

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Lorenzo Simonetti nasce a Genova nel 1986. Nel 2010 si laurea in Giurisprudenza all'Università degli studi di Genova con una tesi in Diritto dell'Unione europea, in materia di procedimenti "accelerati" innanzi alla Corte di Giustizia, relatore il professore Lorenzo Schiano di Pepe. Consegue il diploma della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali di Genova nel 2013. Dal 2016 è iscritto al Comitato Difendiamo i Nostri Figli (ora Associazione "Family Day"), di cui ha contribuito a fondare una sezione locale nella provincia di Sondrio; attualmente opera presso la sezione di Pavia, ove ha anche coordinato a livello provinciale alcune iniziative di ProVita Onlus. Collabora al settimanale della diocesi pavese "Il Ticino", in qualità di membro dell'Unione Giuristi Cattolici di Pavia "Beato Contardo Ferrini".