«La buona politica. I cattolici,  la famiglia e il futuro dell’Italia» Roma, 22 marzo 2014

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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Cristianità n. 372 (2014)

Il 22 marzo 2014, a Roma, nella Sala San Pio X di via della Conciliazione, si è svolto un convegno nazionale promosso da Alleanza Cattolica e dedicato a una «vocazione altissima» (Papa Francesco,Evangelii gaudium, n. 205), anche se spesso denigrata: la politica. L’incontro intendeva affrontare un tema molto attuale, quello della «buona politica» e quindi della responsabilità dei cattolici, ponendo l’accento sulla rilevante questione della tutela della famiglia, aggredita dalla rivoluzione antropologica in corso.

Il percorso del convegno si è snodato in quattro fasi, che hanno chiarito ai circa trecento presenti il contesto sociale, internazionale, nazionale e morale in cui collocare il dibattito sulla buona politica. In veste di moderatore, Attilio Tamburrini, dell’organismo promotore, dopo un saluto riconoscente al fondatore e reggente nazionale di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, impossibilitato a essere presente, ha ricordato le finalità dell’associazione e ha inserito l’incontro all’interno di un breve ciclo contrassegnato da due convegni precedenti: uno tendente a individuare le cause storiche delle difficoltà seguite all’unificazione del Paese (cfr. Andrea Bartelloni, «1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?». Roma, 12 febbraio 2011, in Cristianità, anno XXXIX, n. 359, gennaio-marzo 2011, pp. 45-48) e l’altro volto a ricordare la base dottrinale della nuova evangelizzazione (cfr. «Vent’anni dopo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica per la Nuova Evangelizzazione». Roma, 19 maggio 2012, inCristianità, anno XL, n. 364, aprile-giugno 2012, pp. 29-32).

Ha preso quindi la parola il dottor Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, che con l’ausilio di diapositive ha illustrato Il contesto sociale. La crisi, le nuove povertà e l’esortazione apostolica «Evangelii Gaudium». Qual è il contesto sociale del Paese, si è chiesto Introvigne? Suicidi per motivi economici, imprese che falliscono, quattro milioni di poveri e un tasso di disoccupazione giovanile fra i più alti al mondo. Una crisi che non riguarda più pochi poveri, ma la maggioranza della popolazione. Non vi è solo la povertà del corpo, di chi ha freddo e fame, il cosiddetto «popolo dei cassonetti», ma anche la povertà di giovani laureati e qualificati, il cui capitale di conoscenza non trova impiego: due tipi di povertà destinati a confluire fra loro. Introvigne ha proposto un «decalogo» contro la crisi — ricavando i «comandamenti» dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco — per un ritorno dell’economia all’etica. Più realismo, più solidarietà, più sobrietà, ma anche più economia, politica e religione, più radici, più speranza e, per ultima, non per scarsa importanza ma perché pietra d’angolo dell’edificio sociale che è possibile costruire su questo decalogo, più famiglia, la cellula fondamentale della società, ma anche la più attaccata e minacciata tanto in territorio nazionale quanto nel mondo.

Al professor Mauro Ronco, pure di Alleanza Cattolica, ordinario di Diritto Penale all’università di Padova, è toccato il compito di delineare il contesto internazionale con una relazione intitolata Stati Uniti, Russia, Cina, Europa. E l’Italia?. Partendo dalla rimozione del Muro di Berlino nel 1989, Ronco ha proposto un bilancio degli anni successivi. Ben lontana dall’essere, come avrebbe voluto il sociologo statunitense Francis Fukuyama, il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità, l’universalizzazione della democrazia occidentale liberale, e con essa l’oblio di quanto accaduto prima del crollo dell’impero sovietico, ha alimentato un ottimismo superficiale sul futuro dell’Occidente. In quegli anni, invece, Giovanni Cantoni, e con lui l’associazione, riflettevano sulla decadenza morale dell’Europa e sui nuovi problemi che si profilavano dopo la fine della Guerra Fredda, ovvero l’insorgere di realtà religiose, etniche e politiche nuove e dotate di potenzialità demografiche, economiche e finanziarie talmente elevate da mettere in crisi l’equilibrio post-1989. Uno scenario in cui l’Europa avrebbe potuto giocare da protagonista solo riscoprendo le proprie radici storiche, cioè cristiane. Per questo motivo Cantoni incitava allora i cattolici italiani a proseguire sulla strada della nuova evangelizzazione indicata da papa san Giovanni Paolo II, sottolineando l’importanza del ruolo dei laici nella costruzione della nuova Europa. La miopia dell’élite occidentale non ha saputo però prevedere il nuovo quadro geopolitico, ritenendo che il vantaggio dell’Occidente sarebbe stato mantenuto con l’imposizione delle presunte ragioni del suo successo, ovvero, sul piano antropologico, del laicismo relativista, che ha avuto come tappe fondamentali le conferenze internazionali indette dall’Organizzazione delle Nazioni Unite al Cairo, nel 1994, sulla salute riproduttiva, e a Pechino nel 1997, dove è stata messa a tema la «teoria del genere»; sul piano politico, l’esportazione forzosa della democrazia liberale; e sul piano economico e finanziario, la fiducia cieca nella bontà assoluta della globalizzazione. Di fronte al fallimento dell’ideologia occidentalista, Ronco ha proposto come rimedi la lotta contro il relativismo e la tutela della vita, della famiglia e della libertà religiosa nel mondo; quindi, il ritorno a un minimo di concordia politica e a uno stile di vita improntato alla sobrietà e a quella solidarietà verticale e orizzontale che tiene ancora unita l’Italia.

Il contesto nazionale in prospettiva storica: il «berlusconismo» nella storia d’Italia è il titolo dell’intervista del dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, storico del movimento cattolico, a Giovanni Orsina, docente di Storia contemporanea nella Libera Università Italiana di Scienze Sociali Guido Carli di Roma, autore dell’opera Il berlusconismo nella storia d’Italia, edita da Marsilio. Volendo riflettere sull’Italia degli ultimi vent’anni, e quindi inquadrarvi l’attuale attacco alla famiglia — che è la tematica portante della giornata — non si può non parlare di Silvio Berlusconi, che di questi vent’anni è stato protagonista. Il 1994, quando l’imprenditore milanese vinse per la prima volta le elezioni politiche, segnerà la fine di un’epoca, quella delle ideologie, e l’inizio di una nuova. Per cercare di comprendere questa novità Orsina fa uso della categoria interpretativa — non nuova, ma oggi poco usata accademicamente — della contrapposizione fra «Paese reale» e «Paese legale», cioè fra la società nelle sue articolazioni e lo Stato. Fin dai governi della Destra e della Sinistra storiche, passando per il fascismo e, infine, per una Repubblica democratica a forte presenza comunista, gl’italiani sono stati sottoposti a un tentativo continuo di cambiamento dall’alto per adeguarli all’ideologia di turno, al «Paese legale». Con Berlusconi si attua un mutamento di paradigma: gl’italiani non vanno cambiati. La domanda che, secondo Orsina, ci si sarebbe dovuti porre vent’anni fa, e non solo ora, riguarda proprio il rapporto fra «Paese reale» e «Paese legale». Invece di demonizzare l’elettore di centrodestra e condannarlo perché si sente lontano dalle istituzioni e dalle regole imposte da uno Stato in cui non ha fiducia, ci si sarebbe dovuti interrogare sulle ragioni di questa sfiducia. Oggi il berlusconismo si trova probabilmente al termine della sua corsa e il futuro scenario politico dipende anche da come si risponderà a questa domanda.

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda moderata dal magistrato Alfredo Mantovano, di Alleanza Cattolica, sul tema Il contesto morale. Vita, famiglia, educazione, condizioni per la buona politica e alla quale hanno partecipato i rappresentanti di diverse realtà, che testimoniano come gl’italiani stiano reagendo e si stiano organizzando per contrastare una deriva che non è affatto inevitabile. Una tavola rotonda che ha avuto il merito di mettere in chiaro, come ha sottolineato Mantovano, che il percorso è difficile, ma si può e si deve intraprendere.

Ospiti d’onore sono state Mirjana Andjic e Zeljka Markic, responsabili del Comitato organizzativo del referendum che, alla fine del 2013, ha portato all’introduzione nella costituzione croata della definizione di famiglia come unione fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. Una testimonianza di coraggio, di speranza e di grande affidamento alla Provvidenza, che mostra come la vittoria dei nemici della famiglia non sia ineluttabile.

Non potendo essere presente di persona, Jean-Pier Delaume-Myard, portavoce della Manif pour Tous francese, ha inviato un videomessaggio con cui ha esortato i presenti a non arrendersi e a restare saldi in difesa dei valori fondamentali della famiglia, che è una e universale.

È intervenuto quindi il portavoce della Manif pour Tous Italia, Filippo Savarese, illustrando l’attività dell’associazione, che si rivolge a quella parte di società non organizzata che, al di là di contrapposizioni religiose o ideologiche, coglie il carattere antropologico della svolta in atto e necessita di un’adeguata informazione per reagire, soprattutto nelle scuole.

L’avvocato Giancarlo Cerrelli ha presentato il Comitato Sì alla famiglia, che raccoglie e coordina diverse associazioni legate dal comune intento di tutelare la famiglia, e ha illustrato le modalità con cui il Comitato si propone di svolgere la sua parte per fornire una strategia al «popolo della famiglia».

Il professor Francesco Belletti ha spiegato il ruolo svolto dal Forum delle Associazioni Familiari, di cui è presidente nazionale, negli ambiti della scuola, del welfare, della politica fiscale e anche della comunicazione, per fronteggiare l’ideologia antifamiliare, prevalente soprattutto sui media e che corrode il senso comune, e per costruire un Paese «a misura di famiglia».

Infine, Raffaella Frullone ha raccontato l’esperienza delle Sentinelle in Piedi, che da nove mesi riempiono le piazze italiane con la loro presenza silenziosa per manifestare il proprio dissenso e richiamare l’attenzione sul disegno di legge presentato dall’on. Ivan Scalfarotto.

Massimo Introvigne ha concluso sottolineando tre cose che non si sono viste nel corso del convegno: la concorrenza fra le varie realtà impegnate contro l’ideologia di genere, l’omofobia caricaturale di cui lelobby LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) accusano chi sostiene la famiglia naturale, e la competizione fra partiti su questo tema. Ha dunque salutato i presenti ricordando che la politica più importante non è quella delle stanze del potere.

Nel corso del convegno sono intervenuti il sen. Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato della Repubblica, il senatore questore Lucio Malan, l’on. Eugenia Roccella, il sen. Aldo Di Biagio e il parlamentare europeo Carlo Fidanza, che con la loro presenza e le loro parole hanno descritto la propria modalità d’impegno per la buona politica.

Fra i presenti, S. Em. Rev.ma card. Velasio De Paolis, p. Arturo Ruiz, dell’Istituto del Verbo Incarnato, don Giovanni Poggiali, della Fraternità San Filippo Neri, il sen. Oreste Tofani, il dottor Gianluigi De Palo, consigliere comunale, il dottor Riccardo Turrini Vita, direttore generale del Personale e della Formazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del ministero della Giustizia, il magistrato Giovanni Pioletti, direttore della Rivista di Polizia, la professoressa Maria Luisa Di Pietro, docente di Bioetica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la professoressa Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico presso l’Università Europea di Roma, il professor Fabrizio Ciapparoni, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Roma, la dottoressa Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, Amabile Guzzo, responsabile dell’Area Diffusiva del Rinnovamento nello Spirito Santo, l’avvocato Paolo Voltaggio e il dottor Paolo Maria Floris, rispettivamente presidente e vicepresidente d’Identità Cristiana, l’ingegner Gaetano Rebecchini, presidente del Centro di Orientamento Politico, la dottoressa Costanza Miriano, scrittrice e giornalista. Ha inviato un messaggio S.E. mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare di L’Aquila.

Nell’occasione è stata esposta la mostra su La via della bellezza. Ragionare sull’arte, realizzata dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, con il patrocinio della Regione Siciliana.

L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali e nazionali e su molti siti internet.

 

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