«La Croce e il compasso. A trent’anni dalla Dichiarazione vaticana sulla massoneria» Ferrara, 19 ottobre 2013

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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Cristianità n. 371 (2014)

 

Il 19 ottobre 2013, presso Casa Monsignor Ruggero Bovelli in Ferrara — storica e prestigiosa sede dell’Azione Cattolica diocesana intitolata all’arcivescovo che fu defensor civitatis durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) —, organizzato da Alleanza Cattolica, si è svolto un convegno nazionale intitolato La Croce e il compasso. A trent’anni dalla Dichiarazione vaticana sulla massoneria. All’iniziativa hanno aderito, a livello diocesano, l’Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, Rinnovamento nello Spirito Santo, il Centro Culturale Amici del Timone e, da San Marino, la Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero sociale della Chiesa.

Ha coordinato i lavori il professor Leonardo Gallotta, responsabile regionale di Alleanza Cattolica, che, introducendo l’incontro, ha portato i saluti del reggente nazionale Giovanni Cantoni, impossibilitato a partecipare, nonché quelli del responsabile di Comunione e Liberazione Carlo Tellarini e del direttore della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II, Marco Ferrini, anch’essi assenti per cause di forza maggiore. Il professor Gallotta ha quindi dato la parola, dopo averlo ringraziato per l’ospitalità, al presidente diocesano di Azione Cattolica Fausto Tagliani, che ha brevemente illustrato le vicende che hanno portato al restauro e alla recentissima riapertura dello storico palazzo di Casa Bovelli, ricordando inoltre che la sala del convegno è intitolata al ferrarese conte Giovanni Grosoli (1859-1937), figura di spicco del movimento cattolico italiano. Hanno portato il loro saluto Alessandro Bragliani, responsabile diocesano di Rinnovamento nello Spirito Santo, e Giulio Melloni, responsabile del Centro Culturale Amici del Timone. S.E. mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare dell’Aquila, ha inviato un indirizzo di saluto.

È intervenuto poi il dottor Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, docente di Sociologia dei Movimenti Religiosi presso la Pontificia Università Salesiana di Torino, fondatore e direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, che ha trattato il tema Che cos’è la massoneria. Il problema delle origini e l’origine del problema. Dopo un excursus storico, supportato da ausilii visivi su personaggi, luoghi e simboli massonici, Introvigne ha riferito i numeri delle massonerie italiane: la più grande «obbedienza» è il Grande Oriente d’Italia con 21.000 membri, seguita con 7.500 membri dalla Gran Loggia degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori — che, a differenza del Grande Oriente, ammette anche le donne — e dalla Gran Loggia Regolare d’Italia, l’unica riconosciuta dalla «casa madre» di Londra, con circa 3.000 aderenti. Il relatore ha ricordato la ragione principale per cui la Dichiarazione vaticana, di cui l’evento celebrava il trentennale e che è tuttora in vigore, vieta ai cattolici l’appartenenza a qualunque tipo di massoneria, pena l’esclusione dall’eucaristia: laDichiarazione non fonda in realtà tale divieto né sugli atteggiamenti anticattolici della massoneria — che non si manifestano allo stesso modo in tutti i Paesi — né sul segreto, anch’esso diversamente interpretato nei vari contesti nazionali, ma sul metodo, che rifiuta i dogmi e l’esistenza di princìpi oggettivi, immutabili e non negoziabili. Benché i massoni non amino che si definisca il loro metodo «relativismo», ha spiegato Introvigne, la Chiesa ritiene che chi frequenta logge dove si pratica il metodo massonico acquisisca, magari senza rendersene conto, una mentalità relativista. E siccome il relativismo — come ha affermato Papa Francesco nel suo incontro dell’11 ottobre 2013 con la comunità ebraica di Roma — costituisce un pericolo molto grave per la società, la Chiesa Cattolica vieta ai suoi fedeli di aderire a qualunque tipo di organizzazione massonica, anche a quelle che per ipotesi non si manifestino come anticattoliche.

Introvigne ha fatto cenno anche alla questione, spesso sollevata dalla stampa, della presunta presenza nella massoneria di vescovi e sacerdoti cattolici. «L’onere della prova spetta a chi lancia queste accuse — ha detto —, ma in ogni caso l’eventuale presenza di sacerdoti e vescovi che violano la legge della Chiesa non farebbe certo cambiare questa legge. Oggi però occorre cautela, perché bastano semplici programmi di computer per confezionare tessere e liste massoniche molto verosimili, ma false, e lanciare accuse gratuite più o meno contro chiunque. Più che inseguire le liste che circolano su Internet, i fedeli faranno bene a concentrarsi sul pericolo del relativismo e della sua penetrazione nella Chiesa, denunciato da Benedetto XVI e anche da Papa Francesco, un pericolo molto serio che prescinde dalla questione se i relativisti abbiano o meno una tessera della massoneria».

Dopo la pausa per il pranzo ha preso la parola il dottor Marco Invernizzi, dirigente di Alleanza Cattolica, storico del movimento cattolico italiano, co-fondatore e presidente dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale, intervenuto su Massoneria e società segrete nel Risorgimento italiano. Invernizzi ha preso in considerazione le diverse società segrete che operarono nel periodo pre-unitario, di cui — anche se poco o per nulla citata nei manuali scolastici — la più importante fu certamente la massoneria. Numerosi esponenti del Risorgimento italiano furono massoni — si pensi solo a Giuseppe Garibaldi (1807-1882) — e del loro nome sono piene le vie e le piazze, con relativi monumenti, di ogni città d’Italia. L’obiettivo più importante per il raggiungimento della piena unità era l’eliminazione dello Stato Pontificio e quindi del potere temporale della Chiesa. Avvenuta l’unificazione, all’insegna di un perenne astio anticattolico, e soprattutto dopo la Breccia di Porta Pia, nel 1870, non si contarono gli espropri dei beni della Chiesa in tutta Italia. La contrapposizione fra nuovo Stato italiano e Chiesa cattolica continuò così per tutto il periodo post-unitario fino alla stipulazione dei Patti Lateranensi e del Concordato, nel 1929.

È intervenuto quindi l’avvocato Giancarlo Cerrelli, di Alleanza Cattolica, vicepresidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, su Le tappe magisteriali e la portata giuridica della Dichiarazione sulla massoneria del 1983. Cerrelli ha evidenziato che nel 1738, già pochi anni dopo la fondazione della massoneria, avvenuta nel 1717, la Chiesa Cattolica ha ritenuto di dover mettere in guardia i cristiani con la lettera apostolicaIn eminenti apostolatus specula di Papa Clemente XII (1730-1740). Di seguito ha illustrato i principali pronunciamenti fino alla promulgazione del Codice di Diritto Canonico nel 1983 e alla Dichiarazione sulla massoneria, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nello stesso anno, che ha commentato in dettaglio. Tale Dichiarazionesancisce «che rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che appartengono ad associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Dopo una pausa per il caffè, ha concluso l’incontro S.E. mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, con un intervento sul Rapporto Chiesa e Massoneria. Fondamenti teologici e indicazioni pastorali. Per mons. Negri la massoneria si pone nel solco della modernità gnostica con la pretesa di costruire un mondo senza Dio perché considera Dio inutile o addirittura dannoso. L’uomo moderno, infatti — secondo la prospettiva gnostica —, ritiene di aver bisogno solo di sé stesso per esistere. La Chiesa Cattolica parte invece da dati oggettivi, per cui l’uomo deve necessariamente riconoscere la propria finitezza, e non pensa di costruire l’uomo nuovo, perché quello esistente, così com’è, è stato voluto da Dio. Fra le caratteristiche della massoneria — a parte il riconoscimento del Grande Architetto dell’Universo, le cui caratteristiche paiono, in verità, alquanto indefinite, dando comunque una parvenza di rifiuto dell’ateismo — vi è sicuramente la segretezza e quindi l’occulta solidarietà dei suoi membri, a cui è ben difficile venir meno. La Chiesa, al contrario, non ha segreti perché è «di popolo e per il popolo». Il divieto che pone la Chiesa di aderire a una qualsiasi «obbedienza» massonica — ha affermato l’arcivescovo concordando in ciò con Introvigne — non si fonda tuttavia solo su singoli atteggiamenti anticattolici di questa o quella massoneria, ma sul metodo, che induce al relativismo e mette in dubbio qualunque dogma o principio oggettivo e universale, creando dunque pericoli per la fede dei cattolici. Date queste premesse, è possibile un dialogo con i massoni? La Chiesa, ha concluso mons. Negri, non ha preclusioni nei confronti di nessuno, ma il dialogo deve partire da un’identità forte. Solo a queste condizioni è possibile una collaborazione sul piano solidaristico e caritativo.

Il convegno, che ha visto la partecipazione di oltre centocinquanta persone, è stato annunciato e ha avuto eco sui media locali e nazionali.

Il 20 ottobre, i convegnisti hanno visitato nel Palazzo dei Diamanti la mostra del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664), guidati da Renato Cirelli e da Chiara Mantovani, entrambi di Alleanza Cattolica, che hanno illustrato rispettivamente la parte storica e quella pittorica. La mostra ferrarese — la prima in Italia dedicata al «pittore dei frati», come spesso viene chiamato Zurbarán per la sua grande abilità nel dipingere le pieghe dei sai, e anche quelle degli abiti femminili — è composta da 48 opere autografe.

Zurbarán, che proprio per la maestria dell’uso della luce è chiamato anche il Caravaggio spagnolo, è stato uno dei quattro principali protagonisti dell’arte ispanica del secolo XVII, il cosiddetto «Siglo de oro», insieme a Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto (1591-1652), Bartolomé Esteban Pérez Murillo (1618-1682) e Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (1599-1660).

In margine a un convegno che ha ribadito la pericolosità del relativismo, la visita alla mostra è gesto di attenzione alla bellezza come via privilegiata di nuova evangelizzazione. «Le città e i paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte, allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale — anche questo — ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il Signore, per fermarsi a contemplare — nel passaggio dalla semplice realtà esteriore alla realtà più profonda che esprime — il raggio di bellezza che ci colpisce, che quasi ci “ferisce” nell’intimo e ci invita a salire verso Dio»(Benedetto XVI, Udienza generale del 31-8-2011).

L’arte di Zurbarán è limpida, non necessita di complesse interpretazioni, è lo specchio fedele della spiritualità ricca e semplice, frutto della Controriforma; guardando le sue opere il visitatore riscopre segni e simboli familiari alla tradizione cattolica e riconosce facilmente i personaggi — spesso santi, molti ritratti dei quali sono destinati a nutrire la fede delle terre di missione — per gli oggetti che li caratterizzano. Emerge dalla mostra ferrarese una devozione mariana tenerissima, evidentemente diffusa in modo ampio perché Zurbarán non è pittore d’avanguardia, a dimostrazione che davvero la lex credendi del popolo di Dio sollecita e conforta — in certo qual modo — la speculazione teologica. Le immagini dell’Assunta Bambina, non meno di quel capolavoro assoluto che è l’Agnus Dei, insieme ai santi che affrontano il martirio o vivono nella carne dell’abito la loro vocazione, raccontano che cosa credevano i cristiani di cinque secoli fa. Oggi, possono ancora insegnare ai cristiani che cosa è da credere.

 

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