La fede si trasmette in famiglia

E va fatto “in dialetto”: il dialetto della casa. Il catechismo parrocchiale esiste solo per supportare questo lavoro domestico, senza sostituirvisi. Così il Papa ai genitori
Michele Brambilla 1 anno fa
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di Michele Brambilla

Nella festa che ricorda il Battesimo di Cristo nel fiume Giordano è tradizione che, nella Cappella Sistina, il Pontefice battezzi alcuni figli di impiegati vaticani. Così è avvenuto anche il 13 gennaio. Nel 2019, a ricevere il primo dei Sacramenti dalle mani di Papa Francesco sono ben 27.

Rivolgendosi ai genitori e ai padrini presenti, molti dei quali seduti al di là della balaustra della Cappella, il Papa riflette sulla pregnanza delle domande rituali della celebrazione del Battesimo. «All’inizio della cerimonia, vi è stata posta la domanda: “Cosa chiedete per i vostri figli?” E tutti voi avete detto: “La fede”. Voi chiedete alla Chiesa la fede per i vostri figli, e oggi loro riceveranno lo Spirito Santo, e il dono della fede ciascuno nel proprio cuore, nella propria anima. Ma questa fede poi deve svilupparsi, deve crescere» e diventare il contrassegno del vissuto della persona.

Oggigiorno molti genitori poco praticanti pensano di assolvere la promessa di educare i figli nella dottrina cattolica scaricando l’incombenza interamente sulle parrocchie. Il Papa ricorda allora che non funziona in questo modo: la Fede, per sopravvivere ai marosi delle vicende umane e alle pressioni sociali contrarie, deve diventare cultura, habitus e vita. È inutile dire; «Sì, quando andranno al catechismo studieranno bene la fede, impareranno la catechesi. Ma prima che studiata, la fede va trasmessa, e questo è un lavoro che tocca a voi. È un compito che voi oggi ricevete: trasmettere la fede, la trasmissione della fede. E questo si fa a casa. Perché la fede sempre va trasmessa “in dialetto”: il dialetto della famiglia, il dialetto della casa, nel clima della casa». Il catechismo parrocchiale esiste solo per supportare questo lavoro domestico, senza sostituirvisi.

I bambini si accorgono in fretta se in famiglia la fede è vero lievito o semplice orpello, e agiscono di conseguenza. Ribadisce il Papa: «Questo è il vostro compito: trasmettere la fede con l’esempio, con le parole, insegnando a fare il segno della Croce. Questo è importante. Vedete, ci sono bambini che non sanno farsi il segno della Croce. “Fai il segno della Croce”: e fanno una cosa così, che non si capisce cosa sia. Per prima cosa, insegnate loro questo. Ma l’importante è trasmettere la fede con la vostra vita di fede: che vedano l’amore dei coniugi, che vedano la pace della casa, che vedano che Gesù è lì», nelle cose che fate e nei pensieri che formulate.

In un mondo occidentale spesso dimentico del proprio Battesimo, il Papa esorta, all’Angelus, a fare, invece, continua memoria del dono ricevuto. «Cari fratelli e sorelle, la festa del Battesimo del Signore è una occasione propizia per rinnovare con gratitudine e convinzione le promesse del nostro Battesimo, impegnandoci a vivere quotidianamente in coerenza con esso. È molto importante anche, come vi ho detto svariate volte, conoscere la data del nostro Battesimo», poiché lì non si è svolta una semplice cerimonia, bensì una trasformazione radicale dell’essere delle persone.

Già il battesimo con acqua di san Giovanni Battista richiedeva degli impegni precisi contro il peccato. Gesù li fa propri, ampliandone il significato. «Unendosi al popolo che chiede a Giovanni il Battesimo di conversione, Gesù ne condivide anche il desiderio profondo di rinnovamento interiore. E lo Spirito Santo che discende sopra di Lui “in forma corporea, come una colomba” (cfr. Lc 3,22) è il segno che con Gesù inizia un mondo nuovo, una “nuova creazione” di cui fanno parte tutti coloro che accolgono Cristo nella loro vita».

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.