La celebre definizione di Karl von Clausewitz secondo cui “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”, è applicabile con altrettanta efficacia a quelle azioni – cosiddette ibride – che caratterizzano la moderna strategia di conflitto, che combina i metodi militari tradizionali con azioni non convenzionali, volte a destabilizzare l’avversario dall’interno, demolendone la capacità difensiva. La guerra ibrida opera mediante la disinformazione; il sabotaggio; l’attacco informatico; la manipolazione economica; la pressione migratoria. Tutti elementi che hanno consentito a Makhmout Gareev (1923-2019), vicecapo di Stato Maggiore nell’URSS e successivamente presidente dell’Accademia di Scienze Militari della Federazione Russa, di affermare che ”l’attività bellica è destinata ad essere influenzata dall’informazione, dai rami della cibernetica e della radioelettronica, dalla psicologia e da altre discipline non militari”. L’effetto pratico di queste azioni è che possono annientare la sovranità di uno Stato senza occuparlo fisicamente. Per dirigerle e gestirle Vladimir Putin ha istituito nel 2014 una nuova struttura, appositamente dedicata, posta sotto il controllo del Ministero della Difesa.
A tale proposito Jessikka Aro, finlandese, giornalista attiva nell’ambito del giornalismo d’inchiesta, ha iniziato nel 2014 ad occuparsi del fenomeno dei troll (soggetti che sulla rete pubblicano messaggi fuorvianti, divisivi per generare scontri), sviluppando un’indagine mirata nei confronti del loro utilizzo da parte della Federazione Russa, in combinata con gli altri elementi propri della guerra ibrida. La sua indagine si è sviluppata a partire da un importante antefatto, che risale al 2010. Il 10 aprile di quell’anno è avvenuta la tragedia di Smolensk, in cui hanno perso la vita il Presidente polacco Lech Kaczynskì (1949-2010), insieme ad altre 95 persone, fra cui i vertici di tutti i rami delle forze armate (esercito, marina, aeronautica), oltre a vari esponenti del Governo e del Parlamento. L’aereo su cui viaggiavano, diretti a Smolensk per le celebrazioni del 70° anniversario dell’eccidio di Katyn dove nel 1940, su ordine di Stalin, si è consumato l’eccidio di oltre quindicimila ufficiali polacchi, si è schiantato al suolo senza che ci sia stato alcun sopravvissuto. L’indagine avviata nell’immediato dalle autorità russe fornì una narrazione dell’accaduto, secondo cui la tragedia era da attribuire all’inesperienza dei piloti che, sollecitati ad atterrare nonostante le condizioni climatiche avverse, avevano fatto impattare l’ala sinistra dell’aereo contro la cima di un albero. Solo sei anni più tardi, in concomitanza col cambio di governo, la Polonia avviava autonomamente una nuova inchiesta, che portava a conclusioni ben diverse, ipotizzando che l’aereo presidenziale fosse precipitato per effetto di un’esplosione, frutto di un attentato. Jessikka Aro ripercorre minuziosamente le fasi di questa nuova inchiesta, mettendo in luce le omissioni, le reticenze, l’occultamento delle prove da parte russa, che avevano accompagnato la prima indagine. Tutti elementi che suggeriscono un inquietante parallelo tra Katyn e Smolensk. Come settant’anni prima, infatti, la Polonia è stata decapitata dei suoi vertici, rimanendo isolata, nonostante oggi faccia parte della NATO e della Unione Europea. Ciò premesso, c’è da chiedersi come sia possibile che ancora oggi la narrazione ufficiale di questa tragedia continui ad essere solo ed esclusivamente quella russa (basta consultare wikipedia), ignorando quanto di nuovo è stato messo in luce dalla più recente indagine polacca.
A partire da questo antefatto, la seconda parte del libro si concentra sul sistematico utilizzo dei mezzi propri della guerra ibrida da parte della Federazione Russa. In particolare sui metodi e sul funzionamento delle agenzie d’informazione controllate da Mosca che operano nei paesi occidentali, seminando disinformazione; sull’utilizzo dei troll per creare disorientamento, divisione e contrasti tramite i social media; sul ruolo di supporter che la Chiesa ortodossa russa esercita a favore di Putin e della sua politica; sull’influenza che questi strumenti consentono di esercitare alla Russia in diversi Paesi dell’Africa occidentale; sugli sviluppi che gli attacchi informatici hanno avuto quale strumento di destabilizzazione a partire dal 2007, quando sono stati inaugurati con sconcertante efficacia in Estonia. L’indagine di Jessikka Aro perviene alla conclusione che, sebbene l’URSS sia dissolta da più di trent’anni, le agenzie e l’intero sistema di intelligence sovietici sono sopravvissuti, guidati da chi ne ha maturato una conoscenza diretta, avendo operato per anni al suo interno. Per questo, se vogliamo capire qualcosa di quanto muove la politica russa, dobbiamo guardare indietro senza soffermarci solo sull’era di Vladimir Putin.
Consigliato a chi vuole approfondire le dinamiche interne della Federazione Russa e del suo modus operandi.
Categoria: Politica
Autore: Jessikka Aro
Traduzione: Nicola Rainò, Marcello Ganassini
Pagine: 304 pp
Prezzo: € 22,00
Anno: 2026
Editore: Neri Pozza
Città: Vicenza
ISBN: 9788854532694

