LA MEDIAZIONE UNIVERSALE DI MARIA SANTISSIMA

Alleanza Cattolica 40 anni fa
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Mons. Antonio de Castro Mayer, Cristianità n. 68 (1980)

 

Traduzione della lettera pastorale A Mediação Universal de Maria Santíssima, comparsa in Catolicismo, anno XXVIII, n. 332, agosto 1978.

 

Per la definizione del dogma

LA MEDIAZIONE UNIVERSALE DI MARIA SANTISSIMA

 

Mons. Antonio de Castro Mayer

per grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica

vescovo diocesano di Campos

 

Al rev.mo clero secolare e regolare, alle rev.de religiose, al venerabile Terz’ordine carmelitano, alle associazioni religiose e di apostolato, e a tutti i fedeli della diocesi di Campos, salute, pace e benedizione in nostro Signore Gesù Cristo.

 

Zelanti collaboratori e amati figli, 

Abbiamo già avuto occasione di deplorare con voi l’abominevole sacrilegio commesso contro l’immagine della Madonna Immacolata Aparecida, patrona del Brasile. Come siamo venuti a conoscenza della nefanda profanazione, che ha ridotto in pezzi la sacra effigie, sotto la cui invocazione la materna sollecitudine di Maria santissima ha dato innumerevoli dimostrazioni del suo misericordioso affetto per la nostra gente, ci siamo uniti ai vostri sentimenti, e insieme abbiamo offerto alla eccelsa Madre di Dio una riparazione per l’offesa inaudita al suo amoroso Cuore, e abbiamo espresso il nostro amore e la nostra gratitudine per la vigilanza e la tenerezza con cui ella ci accompagna con i suoi favori (1).

Assecondiamo i disegni della Provvidenza – che ha contati anche i capelli del nostro capo (2) – quando cerchiamo di cogliere nei casi della vita quale sia la misericordia di Dio nei nostri confronti. A molto maggiore ragione, pertanto, ci tocca riflettere su questo fatto insolito e gravemente peccaminoso, che tocca l’immagine veneranda della patrona della nostra terra.

Questa, zelanti collaboratori e amati figli, è una occasione opportuna per infervorarci nella nostra devozione e nella nostra confidenza in Maria santissima. Devozione che ci conduca al pentimento sincero dei nostri peccati, anche essi responsabili dell’avvenuta profanazione, poiché Dio nostro Signore non l’avrebbe permessa se le nostre colpe non avessero meritato un avvertimento. Nostra confidenza perché, nel suo amore materno, la Vergine Madre non disprezza, anzi riceve con benevolenza e tenerezza il cuore contrito e umiliato.

Nei commenti successivi al gesto sacrilego avvenuto in Aparecida, si è sottolineato che l’importante è la Madre di Dio, Maria santissima, e non propriamente l’immagine. Frase coniata per alleviare il lutto che è caduto, pesante, sulla Chiesa in Brasile. Ma è lungi dal dire tutta la verità. L’immagine, infatti, ha la sua importanza; ed essa è tanto grande da giustificare l’esistenza del Santuario Nazionale della Madonna Immacolata Aparecida.

Tuttavia, benché la frase non dica tutta la verità, dice abbastanza per metterci in guardia sul significato reale del culto delle immagini. Ossia, che è un culto che si misura dalla importanza della persona che l’immagine rappresenta. E, in questo caso, non potremmo dire, senza tema di sbagliare, che l’immagine si ruppe perché era già in pezzi nei nostri cuori? (3). In altre parole, non avrà la Provvidenza permesso la profanazione dell’immagine per scuotere il torpore della nostra devozione a Maria santissima?

Ecco la ragione di questa nostra lettera pastorale. Speriamo di contribuire. con la grazia di Dio e la protezione della Vergine Madre, a infervorare la vostra confidenza, il vostro amore e la vostra devozione alla Immacolata Madre di Dio e Madre nostra amabilissima, affinché la vostra filiale pietà si rivolga a Maria santissima con maggiore tenerezza e serietà.

 

L’Aparecida e la mediazione universale di Maria

Zelanti collaboratori e amati figli,

I pellegrinaggi ad Aparecida, che raccolgono milioni di persone, sono una viva testimonianza della fede con cui i fedeli credono che Maria santissima è la mediatrice nella distribuzione delle grazie divine. Sottolineeremo perciò, insieme a voi, i titoli che giustificano questa nostra fede nella mediazione universale di Maria santissima; ella infatti è il canale di tutte le grazie che discendono dal Cuore sacratissimo di Gesù sulle anime, dalla vocazione al battesimo fino ai quotidiani aiuti di santificazione, con cui la bontà di Dio accompagna i passi della nostra vita.

Zelanti collaboratori e amati figli,

Maria santissima è Madre di Dio. Dogma soavissimo, contenuto esplicitamente nei santi Vangeli, e definito nel concilio di Efeso, il 22 giugno 431, contro le deviazioni di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, con la più grande esultanza del popolo fedele, che tributò un omaggio trionfale ai Padri conciliari, accompagnandoli con fiaccole e con acclamazioni di giubilo, al ritorno dalla sede del concilio alle loro residenze.

Maria santissima è Madre di Dio perché, con la sua carne verginale, ha collaborato con il divino Spirito Santo alla formazione della natura umana del Figlio di Dio, il che ha portato Sant’Agostino alla bella e ardita espressione, «Caro Christi, caro Mariae», «la carne di Cristo è la carne di Maria» (4).

Quindi, il Verbo di Dio è venuto al mondo per mezzo di Maria. Nacque da Maria, è vero Figlio di Maria, e dal momento che il Verbo è Dio (5), Maria santissima è veramente Madre di Dio. San Luca, nel tratto del suo Vangelo dedicato all’infanzia del Signore, racconta il messaggio di Dio trasmesso alla Vergine santissima dall’arcangelo san Gabriele. In questo messaggio si afferma, in modo indiscutibile, la maternità divina di Maria. Disse l’arcangelo: «Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figliuolo, a cui porrai nome Gesù […]. Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra e perciò il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio» (6). L’espressione «sarà chiamato» vuole dire: avrà come nome proprio, indicativo della sua natura, poiché è questo, nella sacra Scrittura, il valore dei nomi imposti da Dio (7).

 

La partecipazione di Maria all’opera della redenzione

Il fatto che Maria santissima sia stata scelta come Madre di Dio, e che la sia realmente, perché è Madre del Figlio di Dio fatto uomo, comporta una conseguenza indiscutibile nell’economia della grazia, nel piano della redenzione del genere umano. Osserva assai bene Sant’Agostino che Dio avrebbe potuto farsi uomo senza nascere da una donna, senza il concorso della Vergine Maria. Sarebbe stata una cosa facilissima per la sua onnipotente maestà. Come ha potuto nascere da una donna senza il concorso di un uomo, così avrebbe potuto ugualmente fare a meno della collaborazione di Maria (8). Perciò, se ha voluto nascere da Maria, è perché Maria entrava nel piano divino che ha determinato l’incarnazione del Figlio di Dio.

L’Altissimo, infatti, non fa nulla senza motivo. Essendo un agente infinitamente saggio, non agisce sconsideratamente. Tocca a noi, se vogliamo partecipare ai disegni divini, accettare il presupposto irrefragabile della sua misericordia, quando ha deciso che l’incarnazione del Verbo si facesse per mezzo del corpo umano formato nel seno purissimo di Maria santissima. E siccome Gesù si è incarnato, come professiamo nel Credo, «per noi uomini e per la nostra salvezza» (9), non ci è lecito escludere la collaborazione di Maria santissima dall’opera con cui la bontà divina ha redento il genere umano.

 

Nella Tradizione ecclesiastica

D’altronde, la tesi che pone in relazione la maternità di Maria con il piano della restaurazione del genere umano è anteriore a Sant’Agostino. Il Dottore della Grazia è soltanto un anello, senza dubbio prezioso, della corrente formata dalla Tradizione ecclesiastica che rimonta alla Chiesa apostolica.

Infatti, già nei primi secoli, i Padri della Chiesa associavano Maria santissima al suo divin Figlio nella missione restauratrice del genere umano.

Nell’Epistola ai Romani, san Paolo dichiara che, come per la disubbidienza di un solo uomo tutti sono divenuti peccatori, così, per l’ubbidienza di uno solo, tutti vengono giustificati (10). I Padri della Chiesa, come per completare il pensiero dell’Apostolo, inseriscono nell’antitesi tra Adamo e Gesù Cristo l’opposizione tra Eva e Maria. Nel secolo II gli annali ecclesiastici registrano la testimonianza di san Giustino martire († 165), secondo il quale l’ubbidienza di Maria ha annullato la disubbidienza di Eva: «Eva – afferma il santo –, vergine e senza macchia, concedendo la parola del serpente, generò la disubbidienza e la morte; ma Maria, acconsentendo alla parola dell’Angelo […] generò Colui che ha sconfitto il serpente e i suoi accoliti, angeli e uomini» (11). In modo più esplicito, Sant’Ireneo († 202). Vescovo di Lione, attesta, nello stesso secolo II: «Come Eva, vergine, con la sua disubbidienza, diventò causa di morte per sé e per tutto il genere umano, così Maria, con la sua ubbidienza, diventò causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano […]. Così la catena della disubbidienza di Eva fu spezzata dall’ubbidienza di Maria. […] come il genere umano venne incatenato alla morte per opera di una vergine, così fu salvo per opera della Vergine Maria» (12). In Africa, Tertulliano sviluppa il medesimo pensiero tra la fine del secolo II e l’inizio del III: «Eva prestò fede al serpente, Maria a Gabriele; la colpa commessa dall’incredulità dell’una, l’altra la cancellò con la sua fede» (13). Nella misura in cui avanziamo nella storia, continua nell’insegnamento ecclesiastico la medesima concezione dell’economia della grazia, che fa di Maria la restauratrice della disgrazia causata da Eva (14).

L’antitesi, poi, tra Eva, causa della nostra rovina, e Maria, causa della nostra vita, è il modo comune della Tradizione per sottolineare, presso i fedeli, la missione riservata alla santissima Vergine Maria nell’opera della redenzione del genere umano.

 

È dottrina rivelata

Non vi è dubbio, amati figli, che questa dottrina proviene dagli Apostoli.

Infatti, attraverso Sant’Ireneo giungiamo a san Giovanni Evangelista, dal momento che il vescovo di Lione è stato discepolo di san Policarpo, che a sua volta ha ascoltato il discepolo prediletto. D’altro canto, il modo in cui si esprimono questi santi Padri dei primi secoli, è quello di persone che trasmettono una verità che fa parte della dottrina cristiana, ossia della dottrina rivelata affidata da Gesù Cristo ai suoi Apostoli. In altre parole: nel fissare l’antitesi tra Eva e Maria, questi santi Padri non intendono proporre un pensiero proprio. Essi espongono semplicemente la verità cattolica. Per ciò stesso questo insegnamento è generale. San Giustino è della Palestina e visse a Roma; Tertulliano è africano; sant’Ireneo venne dall’Oriente a stabilirsi in Francia. Sono ugualmente delle diverse regioni della Cristianità i continuatori di questa tradizione: sant’Efrem è della Siria, san Cirillo, di Gerusalemme, ecc.

Perciò non vi è dubbio: la partecipazione di Maria santissima all’opera della redenzione, come restauratrice della disgrazia causata da Eva, è dottrina rivelata.

Ecco che, nel Medioevo, è passata a figurare nella sacra liturgia, costruendo una professione di fede della stessa Chiesa. Anche negli ultimi breviari, d’altronde, si leggono, nell’inno delle lodi dell’ufficio comune della beata Vergine Maria, i versi attribuiti a Venanzio Fortunato († 600), in cui si professa: «quanto Eva, infelice, ci sottrasse / Tu ci rendi con la santa prole» (15).

 

Il Mediatore necessario

Non ci turbi, quindi, amati figli, il fatto che la frase della Epistola ai Romani, da noi citata, non dica nulla di Maria. Infatti, i testi della sacra Scrittura devono sempre essere intesi in armonia con gli altri dati della Rivelazione, dal momento che fanno parte di un tutto coerente, che è la verità affidata da Gesù Cristo ai suoi Apostoli: «Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, […] insegnando loro tutto quanto vi ho comandato» (16). Prendendoli isolatamente, e dando loro un senso esclusivo che non sempre posseggono, ci esponiamo a intenderli male e a fare naufragio nella Fede, come avvertiva san Pietro, alludendo esplicitamente agli scritti di san Paolo (17). Quindi, per il fatto che certi testi sottolineano una verità della fede, non ne escludono altri ugualmente rivelati. Nella Epistola ai Romani, l’Apostolo inculca nella mente dei fedeli un punto fondamentale dell’economia della grazia, e cioè che solamente il sacrificio di Gesù Cristo è stato capace di soddisfare condegnamente, per il suo valore infinito, rispettando pienamente la giustizia, la maestà e la santità di Dio, offese dai peccati degli uomini. Di conseguenza, poiché la Provvidenza stabilì di chiedere una riparazione perfetta per il peccato, nessun essere creato, angelo o uomo, ha potuto restaurare l’amicizia tra il Cielo e la terra. In questo senso, Gesù Cristo è l’unico Mediatore, come afferma l’Apostolo nella prima lettera a Timoteo: «Poiché uno è Iddio, uno anche il mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo» (18), mediazione di cui beneficia la stessa Vergine Madre, come ha proclamato Pio IX, nel definire il dogma della Immacolata Concezione della beata Vergine Maria (19).

Non è questo tuttavia, amati figli, l’unico aspetto della redenzione.

Infatti, le grazie meritate da Gesù Cristo per santificare realmente gli uomini hanno bisogno di giungere alle anime, di informarle, espellendo da esse il peccato e rendendole gradite a Dio, capaci di fare atti soprannaturali, meritevoli della vita eterna. E questa applicazione della grazia alle anime, meritata da Gesù Cristo, non si fa senza l’intervento di Maria.

Così com’è interamente certa l’affermazione dell’Apostolo – che per l’ubbidienza di uno solo tutti sono giustificati, come per la disubbidienza di uno solo il genere umano si è perduto -, così è ugualmente veritiera l’asserzione che per mezzo di una donna, Maria, ci vennero la grazia e la vita, come per mezzo di una donna, Eva, avemmo il peccato e la morte. Ecco che Gesù Cristo e Maria sono entrambi causa della nostra salvezza: Gesù Cristo perché realizza la soddisfazione che placa l’ira divina e merita la grazia per tutto il mondo; Maria, perché raccoglie questa grazia, frutto della soddisfazione di Gesù Cristo, e la applica agli uomini individualmente. E poiché senza questa applicazione in realtà l’uomo non si salva, Maria è anche causa della salvezza del genere umano. Come dice san Bernardo (20), Maria è il canale, l’acquedotto, attraverso cui ci giungono i torrenti di grazie che sgorgano dalle sacratissime piaghe di Gesù Cristo. È pertanto normale che al di fuori di questo canale gli uomini non si possano dissetare con l’acqua viva che sgorga per la vita eterna.

 

Mediatrice necessaria per volontà di Dio

Questa è, amati figli, l’armonia fra il dogma contenuto nella frase dell’Apostolo, quando afferma che vi è un solo Mediatore tra Dio e gli uomini, e la verità, trasmessa dalla Tradizione, che ci indica Maria santissima come Mediatrice necessaria, per volontà di Dio, nell’applicazione dei meriti di Gesù Cristo, dal momento che, secondo i disegni dell’Altissimo, la sua intercessione ottiene agli uomini le grazie di salvezza.

Questa mediazione universale di Maria santissima ha il suo fondamento, come abbiamo visto, nella cooperazione che, secondo il misterioso beneplacito della munificenza divina, le compete nell’opera della redenzione operata dal suo Figlio Unigenito, cooperazione che le ha conferito la maternità spirituale nei confronti di tutti gli uomini.

Implicita in diversi passaggi dei santi Vangeli – fra i rari in cui appare la Vergine Madre -, la Tradizione ne sottolinea specialmente due che favoriscono la spiegazione di questo mistero che è la maternità della grazia, soavissima irradiazione della persona amabilissima di Maria. 

Come non potrebbe fare a meno di essere, la presenza della Vergine Madre ai piedi della croce sul Monte Calvario, richiama l’attenzione dei santi Padri. Qui, soffrendo i dolori più acerbi che una madre possa patire, Maria assiste, in piedi, con pieno dominio di sé, alla crudele e atrocissima morte del suo Unigenito amatissimo. Qui, in una ineffabile misericordia, ella si unisce al sacrificio espiatorio del Figlio di Dio, e i suoi dolori, il suo martirio, ci generano alla vita della grazia.

«Nella passione del suo Unigenito – scrive Ruperto di Deutz, teologo dell’inizio del secolo X11 († 1129) – la Beata Vergine generò la salvezza di tutti noi, in modo che ella è, di diritto, Madre di noi tutti» (21). L’interpretazione di Ruperto non è isolata. È infatti del Medioevo una sequenza cantata nella festa della Addolorata, in cui si afferma che, cooperando con il Figlio sotto la croce salutifera, Maria diventò nostra Madre (22). E la liturgia, come sapete, amati figli, è uno dei mezzi di cui si serve la Chiesa per professare la fede cattolica.

Non sono mancati nella Chiesa maestri riconosciuti, per sottolineare la medesima convinzione secondo cui Maria, per i dolori sopportati nella sua anima, al fianco di suo Figlio sul Calvario, diventò la Madre delle membra del Corpo Mistico di Cristo. Ecco quanto dice Sant’Alberto Magno († 1280): nel tempo della Passione si realizzò la profezia di Simeone «poiché una spada trapassò la sua anima […] e fu costituita […] Madre di tutto il genere umano» (23). Sant’Antonino, arcivescovo di Firenze († 14591, sostiene che «anche Maria ci generò fra i più grandi dolori, soffrendo insieme al Figlio» ai piedi della croce (24). Con maggiore autorità i Papi abbracciano questa dottrina. Leone XIII insegna che «La Vergine santissima, perché Madre di Gesù Cristo, è anche Madre di tutti i cristiani, da lei generati in mezzo alle atrocissime pene del Redentore sul Calvario» (25).

San Pio X afferma, a sua volta che per la «comunanza di dolori e di sofferenze, tra la Madre e il Figlio, […] è stato concesso a questa santa Vergine di essere “presso l’Unigenito Figlio suo, potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intero”» (26). Le ultime parole sono tratte dalla bolla Ineffabilis Deus di Pio IX.

 

San Giovanni rappresenta tutti i fedeli

Come conseguenza di questa maternità, che costò alla Vergine dolori molto più atroci di quelli comuni del parto, Gesù Cristo, dall’alto della croce, promulgò la sua missione materna, affidandole tutto il genere umano e ciascuno degli uomini nella persona di san Giovanni, il discepolo prediletto. Benché una esegesi eccessivamente preoccupata del significato letterale trascuri il senso spirituale di questo passo del quarto vangelo, in cui il Signore affida a Maria il discepolo prediletto, non vi è dubbio che la Tradizione ha visto in esso la conferma della missione singolare di Maria nell’opera della redenzione, come Madre di tutti gli uomini nell’ordine della grazia.

Infatti, già nel secolo III Origene sottolineava il senso mistico delle parole indirizzate da Gesù Cristo a sua Madre dall’alto della croce, «Ecco tuo figlio» (27). «Infatti – afferma il dottore alessandrino – il fedele perfetto non vive più di per sé, ma in lui vive Cristo: e proprio perché in lui vive Cristo, perciò di lui è detto a Maria: Ecco tuo figlio, il Cristo”» (28). In altri termini, chi rinasce alla vita della grazia diventa un altro Cristo, e, come tale, figlio di Maria santissima. L’interpretazione di Origene, con il tempo, diventa comune. Ruperto così continua il tratto che abbiamo citato: «Per questo, quanto allora fu detto del discepolo prediletto, potrebbe dirsi di chiunque altro fosse stato presente, poiché ella è Madre di tutti» (29). In un’altra strofa della sequenza della festa dell’Addolorata, da noi già citata, si trasmette questa interpretazione del passo di san Giovanni: «La Madre è data al discepolo con un grande mistero; sotto il nome di Giovanni s’intende ogni fedele» (30). Sarebbe molto lungo enumerare i teologi, gli esegeti e i dottori ascetici che seguono l’interpretazione trasmessa nella liturgia dalla sequenza citata (31). Vi basti, amati figli, la parola autorevole di Leone XIII nel commento al brano a cui abbiamo fatto riferimento: «Nella persona poi di Giovanni, conforme al sentimento perenne della Chiesa, Cristo additò tutti gli uomini e primieramente coloro che avrebbero creduto in lui» (32). Principalmente, dice Leone XIII, perché, come sottolinea Pio XI, «avendo accolto nel suo cuore di Madre tutti gli uomini affidatile sul Calvario, ama e protegge non meno quelli che ignorano di essere stati redenti da Gesù Cristo, di quelli che della redenzione godono felicemente i frutti» (33).

 

Maria Madre nostra

Sul Golgota, Maria ci ha generato alla vita della grazia.

Gesù, tuttavia, non ha atteso la fine della sua vita mortale per fare di Maria la nostra Madre. Dice bene p. Braun O.P., nel suo commento al passo di san Giovanni che stiamo analizzando: «La donazione di tutti gli uomini fatta a Maria sul Calvario deve considerarsi come una consacrazione ufficiale in previsione del futuro, di un fatto già esistente» (34).

E realmente la rivelazione della maternità spirituale di Maria santissima è contenuta nella dottrina della ricapitolazione, tanto cara ai Padri della Chiesa, specialmente in Oriente (35). Secondo questa dottrina Adamo, in un certo senso, ha racchiuso in sé tutto il genere umano, in conseguenza del fatto che da lui avrebbero tratto origine tutti gli uomini. Erano tutti in Adamo «in germe». Il fatto poi che Adamo fosse il padre di tutto il genere umano, fece sì che egli coinvolgesse tutti gli uomini nella disgrazia del suo peccato (36). In modo analogo, Gesù Cristo, il nuovo Adamo (37), racchiude in sé tutti gli uomini che, ricevendo da lui la grazia santificante, sono la sua discendenza nell’ordine soprannaturale della vita eterna. Sinteticamente, sant’Ireneo afferma: «Come tutti siamo morti nell’Adamo corporale, così siamo vivificati in quello spirituale» (38).

I santi Padri, come complemento naturale dell’oggetto della Rivelazione che presenta Gesù Cristo quale capo dell’umanità, che racchiude in se in germe tutti gli uomini, sviluppano la dottrina della maternità universale di Maria santissima nei riguardi di tutti i fedeli. Come Gesù è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva, la nuova Madre di tutti gli uomini, benché adesso nell’ordine soprannaturale.

 

San Pio X

La migliore spiegazione di questo soavissimo mistero, la troviamo nell’enciclica con cui san Pio X preparò il popolo fedele a una degna commemorazione del cinquantenario della bolla Ineffabilis Deus, che definì il dogma della Immacolata Concezione della beata Vergine Maria. Leggiamo, amati figli, per nostra edificazione, le dolcissime parole dell’ultimo Papa canonizzato: 

«Non è Maria la Madre di Cristo?», domanda il Pontefice. E conclude: «Dunque è anche Madre nostra». E sviluppa l’argomentazione: «Ciascuno infatti deve avere la ferma convinzione che Gesù, Verbo incarnato, è anche il Salvatore del genere umano. Ora, in quanto Dio-Uomo, Egli ricevette come gli altri uomini un corpo fisico; in quanto Redentore della nostra stirpe, ebbe un corpo “spirituale”, o, come si dice, “mistico”, costituito dalla società di coloro che credono a Cristo» (39). E san Pio X cita, a sostegno della sua dottrina, la parola di san Paolo: «Sebbene molti, formiamo un unico corpo in Cristo» (40). E continua: «La Vergine non ha concepito il Figlio eterno di Dio soltanto perché, assumendo da lei la natura umana, divenisse uomo; ma anche perché, mediante la natura ricevuta da lei, divenisse il Salvatore del mondo.

«Perciò l’Angelo disse ai pastori: “Oggi vi è nato il Salvatore, che è Cristo, il Signore” (41).

«Nello stesso grembo, dunque, della madre castissima, Cristo assunse per sé la carne, e vi aggiunse pure il “corpo spirituale”, formato da tutti coloro “che avrebbero creduto in Lui”. Si può dire, in tal modo, che Maria, portando in grembo il Salvatore, vi portava anche tutti coloro la cui vita era contenuta nella vita del Salvatore.

«Tutti noi dunque che siamo uniti a Cristo, e che, come dice l’Apostolo: “siamo membra del corpo di lui, della sua carne, delle sue ossa” (42), siamo usciti dal grembo di Maria come un corpo unito al Capo.

«Per questo, in senso spirituale e mistico, noi siamo chiamati figli di Maria, ed Ella è madre di noi tutti. “Madre secondo lo spirito, […] ma vera madre delle membra di Cristo che siamo noi” (43)» (44).

San Pio X sottolinea, quindi, amati figli, come avete visto, che Maria santissima non è Madre del Figlio di Dio che sarà Redentore del mondo. Ella è, direttamente, la Madre del Redentore. Ella ha collaborato con il divino Spirito Santo, alla formazione dello stesso Redentore. Colui che durante nove mesi restò nel seno suo purissimo, e si venne formando Uomo sotto il suo influsso vitale, era il Figlio di Dio in quanto Redentore.

Ora, amati figli, come prima abbiamo sottolineato, Gesù Cristo ci redime mediante la nostra incorporazione alla sua Persona. Per la grazia, che egli ci ha meritato, noi ci uniamo a lui, formando con lui un solo Corpo Mistico. La grazia è come il sangue vivificante che discende da Gesù e penetra nella nostra anima, dandoci la vita soprannaturale e unendoci a lui, che è il capo dell’organismo del quale noi siamo le membra. Ed è per mezzo di questa nostra incorporazione a Gesù Cristo che siamo salvi. Ecco che, conclude legittimamente san Pio X, nel momento in cui Maria diventa Madre di Dio, diventa nel medesimo istante Madre degli uomini, come sinteticamente lo disse nell’enunciato della sua tesi: «Non è Maria la Madre di Cristo? – Dunque è anche Madre nostra».

Ne deduciamo, quale soavissimo corollario di ordine pratico, che è sotto l’influsso materno di Maria santissima, che gli uomini rinascono alla vita della grazia. Con quale gaudio pensiamo che siamo realmente figli di Maria! Ella, come Madre di Dio, ha generato anche noi alla vita eterna! «L’anima mia magnifica il Signore» (45).

 

Canale indispensabile delle grazie di Dio

Amati figli,

La maternità spirituale di Maria santissima, come abbiamo detto, fonda la sua mediazione universale.

Gli uomini si salvano infatti – abbiamo appena visto – perché si inseriscono – l’espressione è di san Paolo (46) – in nostro Signore Gesù Cristo, mediante la grazia santificante che li rende figli di Dio, proprio perché li incorpora al Figlio Unigenito dell’eterno Padre.

La conclusione logica di tutto questo ragionamento è che si salvano soltanto quanti si rifugiano nel seno in cui si forma questo Corpo Mistico di Cristo. In altre parole, la nostra incorporazione a Gesù Cristo, nell’unità del suo Corpo Mistico, non si compie senza l’intervento di Maria santissima. D’altronde, il paragone tratto dall’organismo umano sottolinea energicamente questa verità. Infatti, è impossibile immaginarsi una donna che generi soltanto la testa di suo figlio. Necessariamente essa darà alla luce il corpo intero della prole, capo e membra. Come si potrebbe, allora, pensare che Maria, Madre del Redentore, generasse soltanto il Capo del Corpo Mistico, quando il Redentore è costituito dal Cristo completo, capo e membra, Gesù Cristo e gli uomini uniti a lui attraverso la grazia? (47).

Contemplando il suo Unigenito, il Padre eterno si muove a pietà del mondo, perché il suo sguardo amoroso raggiunge tutti gli uomini che, nell’unità del Verbo Incarnato, costituiscono il suo Corpo Mistico.

Si comprende, amati figli, perché la concezione per cui Maria santissima è il canale indispensabile attraverso il quale le grazie discendono dal Capo alle membra del Corpo Mistico, sia contenuta nella professione della fede cattolica fino dai primi secoli. Questa verità è contenuta nell’antitesi fra Eva, madre dei peccatori, e Maria, madre dei viventi in Cristo. Come la collaborazione di Eva, ceppo dal quale deriva tutto il genere umano, è condizione perché nascano gli uomini con il peccato originale, così l’intervento di Maria è indispensabile alla nascita nell’ordine della grazia.

 

Insegnamenti di santi della Chiesa

Ci sono tuttavia anche affermazioni dirette secondo cui soltanto per mezzo di Maria gli uomini ricevono la grazia di Dio. Così, per esempio, Sant’Efrem († 373), la cetra dello Spirito Santo, il mellifluo cantore della Vergine, s’indirizza alla Madre di Dio con queste parole: «Per te, o sola Immacolatissima, ogni onore e santità è derivato, deriva e deriverà, dal primo Adamo e fino alla consumazione dei secoli, agli apostoli, ai profeti, ai giusti e agli umili di cuore» (48).

Sant’Efrem considera, immediatamente, l’origine del Salvatore, che è nato da Maria. Le sue parole, tuttavia, si comprendono soltanto mediante l’associazione della Vergine santissima all’opera del suo Unigenito Figlio, che la costituisce mediatrice di tutte le grazie per ogni genere di persone, a cominciare dai giusti del Vecchio Testamento. San Germano, patriarca di Costantinopoli († 733), è più incisivo: «Nessuno […] se non per te, o santissima, giunge alla salvezza. Nessuno se non per te, o Immacolatissima, si libera dal male. Nessuno, se non per te, o castissima, ottiene indulgenza. A nessuno, se non per te, o onorabilissima, si concede misericordiosamente il dono della grazia» (49). Nel Medioevo permane, e anzi si intensifica, il fervore mariano, la certezza che la vita eterna ci viene per mezzo di Maria; Sant’Anselmo († 1109), arcivescovo di. Canterbury, così si esprime: «Senza di te non v’è pietà, né bontà, perché sei la Madre della virtù e di tutti i beni» (50). E san Bernardo († 1153), il soavissimo Dottore della Vergine, ha una frase perentoria di cui i Papi si serviranno con frequenza per caratterizzare la missione di Maria santissima nell’economia della grazia: «Veneriamo, dunque, Maria con tutte le fibre del nostro cuore, con tutti gli affetti e i desideri dell’anima nostra, perché tale è la volontà di colui che ha disposto che ogni cosa ci venga per mezzo di Maria» (51).

Fra i grandi teologi del secolo XIII, san Tommaso d’Aquino, nel commento alla Salutazione Angelica, paragona la ridondanza della grazia di Maria sugli uomini con quella di Gesù Cristo stesso. Questo paragone, come si può vedere, comporta l’affermazione dell’universalità della mediazione di Maria santissima nella distribuzione delle grazie. San Bonaventura, a sua volta, ha questa affermazione perentoria: «Nessuno può entrare nel Cielo se non passa per Maria che ne è la porta» (52).

E Dante († 1321), riassumendo la professione di fede del popolo cristiano, cantò nella sua grandiosa Divina Commedia: «Vergine madre […] / se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia ed a te non ricorre, / sua disianza vuoi volar senz’ali» (53).

 

Documenti del Magistero pontificio

Non mancano inoltre, amati figli, documenti del Magistero pontificio che garantiscono la fede radicata nel cuore del popolo cristiano. Benedetto XIV (1740-1758), nella famosa aurea lettera apostolica Gloriosae Dominae proclama la beata Vergine Maria il fiume attraverso cui scorrono tutte le grazie e i doni per il cuore dei miseri mortali (54). Pio VII (1800-1823) dichiara Maria «Nostra Madre amabilissima» e «dispensatrice di tutte le grazie» (55). Pio IX (1846-1878) ripetendo la frase di san Bernardo, attesta essere desiderio di Dio che «ricevessimo tutto per mezzo di Maria» (56). Leone XIII (1878-1903) inculca questa verità nelle sue molte encicliche sul Rosario del mese di ottobre. Per esempio nella Octobri mense riprende la nota frase di san Bernardo secondo cui «nulla viene a noi comunicato, così volendo Iddio, se non per mezzo di Maria» (57). San Pio X (1904-1914), nella splendida enciclica Ad diem illum, già da noi analizzata, chiama Maria santissima «dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ci ha meritato con la morte cruenta» (58). Benedetto XV (1914-1922), nella lettera apostolica all’Associazione della Buona Morte, afferma che: «le grazie che noi riceviamo dal tesoro della Redenzione sono distribuite, per così dire, dalle mani di questa Vergine addolorata» (59). Pio XI (1922-1939) insegna che l’unico Mediatore fra Dio e gli uomini volle associarsi sua Madre quale avvocata dei peccatori e amministratrice e mediatrice di grazia (60). Pio XII (1939-1958) in molte occasioni, diede l’esempio ai fedeli di una fiducia irremovibile nella protezione della Vergine Madre.

Nell’enciclica sul Corpo Mistico (61) sottolinea il ruolo che riveste Maria nell’economia della grazia. Lo stesso fa nell’enciclica sulla sacra liturgia (62), dove sottoscrive la frase di san Bernardo, secondo cui Dio «ha voluto che tutto noi avessimo per mezzo di Maria». Giovanni XXIII (1958-1963) si serve di questa medesima frase quando esorta i congregati mariani alla fiducia e alla devozione verso Maria santissima (63).

Paolo VI dichiara che la missione esercitata nel cielo da Maria santissima nella generazione e nell’aumento della vita divina in ciascuno degli uomini è, per libera volontà di Dio sapientissimo, parte integrante del mistero della salvezza umana, e per questo i fedeli devono accettarla come verità di fede (64).

 

Festa di Maria Mediatrice di tutte le grazie

Infine, perché non manchi la conferma della lex orandi, la sacra liturgia si compiace di attribuire a Maria santissima brani di Isaia, dei Proverbi e dell’Ecclesiastico (65), che letteralmente si applicano alla Sapienza Increata, al Verbo di Dio, ratificando così la convinzione dei fedeli secondo cui Maria è strettamente unita al Figlio di Dio in modo da costituire con lui il trait d’union tra la misericordia divina e le necessità degli uomini.

Non soltanto nella parte catechetica della santa Messa la sacra liturgia inculca l’intima unione fra Maria santissima e il suo divin Figlio nel mistero della nostra redenzione. Questa verità è affermata anche in altri luoghi di messe della Madonna, come anche negli uffici corrispondenti. 

Così, nell’orazione dopo la Comunione della Messa commemorativa della consegna della Medaglia Miracolosa a santa Caterina Labouré (66), si afferma: «Signore Dio Onnipotente, che volesti che noi tutto ricevessimo per l’Immacolata Madre del tuo Figlio, concedici ecc». Nella settima lezione dell’Ufficio della Madonna Ausiliatrice, si dice che Dio «ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, di modo che sappiamo che da lei ridonda quanto c’è in noi di speranza, di grazia, di salvezza» (67).

Questa ufficiale professione di fede della santa Chiesa nel suo culto pubblico ha ottenuto una ratificazione vistosa con l’approvazione, nel 1921, da parte di Benedetto XV, della Messa e dell’Ufficio della beata Vergine Maria Mediatrice di tutte le grazie (68). Nell’invitatorio di questo ufficio si fa la seguente esortazione: «A Cristo Redentore, che volle avessimo tutti i beni per mezzo di Maria, venite, adoriamo». Nell’inno del Mattutino si canta: «Tutti i beni che ci meritò il Redentore, sua Madre Maria li distribuisce» (69). E nell’orazione della Messa, che tutti i favori chiesti al Signore, siano conseguiti per mezzo di Maria (70).

 

Sintesi

Zelanti collaboratori e amati figli,

Abbiamo passato in rivista con voi le fonti della Rivelazione che ci spiegano la missione affidata da Dio nostro Signore a Maria santissima, nell’opera della redenzione del genere umano e nell’economia della grazia. Abbiamo visto che Maria fu scelta, negli alti disegni di Dio, per cooperare con la sua carne e il suo sangue alla formazione della natura umana del Verbo divino, quando, negli ineffabili misteri del suo amore, Dio decise di chiedere una riparazione giusta, proporzionata all’enormità della malizia inerente al peccato, in quanto violazione dei diritti divini.

Tale fisica cooperazione al formarsi della natura umana di Gesù Cristo implica, ovviamente e logicamente, una partecipazione all’opera progettata dal Figlio di Dio incarnandosi, ossia alla redenzione del genere umano. E la ragione sta nel fatto che Dio, nella sua onnipotenza, avrebbe potuto fare a meno del concorso di Maria nella Incarnazione del Verbo. Se non lo fece, è perché nella sua insondabile sapienza ha affidato a Maria santissima una parte importante nella restaurazione stessa del genere umano.

Bossuet a ragione argomenta che, avendo Dio voluto darci Gesù Cristo per mezzo di Maria, non muta mai questa disposizione. La volontà di Dio non conosce pentimento. Il cammino per andare a Gesù, il mezzo per riceverlo, sarà sempre Maria (71). Un pensiero analogo si trova in Leone XIII: «Dopo essere stata collaboratrice nel compiere il sacramento della Redenzione degli uomini è ora collaboratrice, quasi con poteri pieni, nella applicazione di quella grazia, che perennemente promana dalla redenzione» (72).

Di conseguenza il ruolo svolto da Eva nella disubbidienza originale, che ha comportato la disgrazia di tutti gli uomini, offre ai santi Padri il mezzo per inculcare la parte che Maria ha avuto nella restaurazione dell’umanità. Come Eva è stata la causa della morte spirituale di tutti gli uomini, Maria è la causa della vita della grazia per tutti gli uomini. Come Eva è la madre di tutti i viventi, dal momento che a tutti trasmette la vita naturale, Maria è la Madre di tutti gli uomini che, per mezzo di lei, ricevono la vita soprannaturale.

Questo pensiero suscita l’aspetto soavissimo di Maria come Madre celeste che veglia sui suoi figli in terra, da lei generati alla vita spirituale partecipando sul Calvario ai dolori acerbissimi con cui Gesù ha redento il mondo.

La Tradizione, approfondendo maggiormente la portata della parola dell’arcangelo Gabriele a Maria allorché le annunciò che sarebbe divenuta madre del Redentore, precisa meglio la natura della maternità per cui Maria è madre di tutti gli uomini. Essi infatti fanno parte del Corpo Mistico di Cristo e, precisamente in quanto membra di questo Corpo Mistico, vengono riscattati dalla prigionia del demonio e animati dalla vita della grazia. Quindi Maria santissima, concependo nel suo seno purissimo il Redentore, è diventata, per il fatto stesso, madre di tutti i redenti dal sangue di Cristo, ossia di tutti i membri del Corpo Mistico del Salvatore.

In concreto, l’azione materna di Maria riguardo a tutti gli uomini si realizza mediante la distribuzione delle grazie meritate per mezzo del sacrificio propiziatorio del Figlio di Dio, poiché, «Dio volle che non avessimo nulla, se non per mezzo di Maria». Citiamo ancora una volta san Bernardo, che riassume in questa frase l’amabilissima e consolatrice donazione della bontà divina, Maria, nostra Mediatrice.

 

Esatta concezione della mediazione mariana

Precisamente in questo indispensabile intervento di Maria santissima per il conseguimento dei favori del cielo, dalla prima grazia fino alla perseveranza finale, consiste la sua mediazione universale, che la fa Madre che continuamente genera e alimenta la vita divina negli uomini, quale Paolo VI dichiarò essere articolo di fede e ardentemente speriamo sia dogma solennemente definito, per la gloria di Dio, l’esaltazione della santa Chiesa, l’onore di Maria santissima, gioia degli abitanti del cielo e consolazione di quanti ancora gemono in questa valle di lacrime.

Concepita così nel suo vero significato, amati figli, la mediazione universale di Maria, lungi dall’entrare in conflitto, si armonizza perfettamente con il dogma di un solo Mediatore necessario, che presenta all’Altissimo la riparazione per i peccati degli uomini. Infatti, secondo gli alti disegni divini, in questa indispensabile mediazione di Gesù Cristo acquista vigore ogni mediazione di Maria, perché è la mediazione di Gesù Cristo che la fa Santissima, Immacolata, Madre di Dio: inoltre è la virtù mediatrice di Gesù Cristo che concede a Maria tutti i titoli che fondano la sua missione di Mediatrice di tutte le grazie.

 

L’intercessione degli angeli e dei santi

Per un motivo analogo la mediazione universale di Maria non annulla, amati figli, l’intercessione dei santi e degli angeli, essi pure tutti mediatori, amici come sono di Dio e nostri benefattori. Anche le loro preghiere sono efficaci, ma non dispensano dalla intercessione di Maria. Con quelle della Madre di Dio acquistano l’efficacia di cui da sole resterebbero prive. Questa verità esprime in modo incisivo il grande dottore della Chiesa, sant’Anselmo († 1109). Egli dice: «Il mondo ha i suoi apostoli, i suoi patriarchi, i suoi profeti, i suoi martiri, i suoi confessori e le sue vergini: buoni ed eccellenti protettori che io desidero invocare supplice. Quanto essi possono con voi, voi potete da sola e senza tutti loro […]. Ma voi, Signora, voi siete migliore e più elevata di tutti loro […]. Se voi tacete, nessuno supplicherà, nessuno mi aiuterà. Parlate, e tutti chiederanno, tutti verranno in mio aiuto» (73).

 

San Luigi Maria Grignion de Montfort

Anche il peccatore incallito, che neppure pensa alla mediazione di Maria, che mai ricorre a lei, viene beneficato dall’intercessione della Vergine Madre, e può giungere a conversione, poiché «La tua benignità non pur soccorre / A chi domanda, ma molte fiate / Liberamente al dimandar precorre» (74).

In altre parole, anche quando il fedele non ricorre a Maria, ella interviene spontaneamente e gli ottiene la grazia che lui, infelice, non ha saputo chiedere. Dante ci trasmette la convinzione del popolo fedele; Sant’Anselmo, l’insegnamento della Gerarchia: «Senza la vostra assistenza – egli supplica la Vergine – io sono un nulla che ritorna al nulla. Soccorretemi e non ricusate a me solo quanto a tutti concedete anche senza essere pregata» (75).

La medesima concezione dell’economia della grazia, nella quale Maria occupa una posizione chiave, insegna san Luigi Maria Grignion de Montfort: «Il Padre – egli dice – non ha dato il suo Figlio che per mezzo di Maria; non riceve figli che per mezzo di lei, e non comunica le sue grazie che per mezzo di lei. Dio Figlio non è stato formato per tutti in generale che per mezzo di Maria; ogni giorno non è formato e generato che per mezzo di lei, unitamente allo Spirito Santo; non comunica i suoi meriti e virtù che per mezzo di lei. Lo Spirito Santo non ha formato Gesù Cristo che per mezzo di lei; non forma i membri del suo corpo mistico che per mezzo di lei, e non dispensa i suoi doni e favori che per mezzo di lei» (76).

 

La mediazione della Madonna non si oppone alla efficacia sacramentale

In modo simile, amati figli, non si oppone alla mediazione universale di Maria l’efficacia dei sacramenti nell’anima. Come sapete, i santi sacramenti producono nell’anima la grazia santificante, da sé stessi, ossia nell’espressione classica in teologia, «ex opere operato», cioè per la virtù dello stesso Gesù Cristo, di cui è vicario o rappresentante il ministro del sacramento, che si serve di un mezzo al quale il Salvatore ha vincolato questa causalità nell’ordine soprannaturale.

È vero che si potrebbe escogitare una mediazione di Maria santissima incompatibile con la teologia sacramentale. Consisterebbe nel concepirla come se Maria agisse direttamente nell’anima, creando in essa, quale causa efficiente, la grazia santificante. Ma questa concezione della mediazione universale di Maria è falsa. Maria è Mediatrice di tutte le grazie perché nessuna grazia è applicata all’uomo se non interviene la sua intercessione. La Tradizione ha compendiato questa verità in una espressione assai giusta: «Maria – dice la pietà cristiana – è l’onnipotenza supplicante» (77). Ella è Mediatrice perché supplica, intercede, e Dio nostro Signore vuole che ci sia questa intercessione, questa supplica, per concedere la sua grazia, il suo favore. Ripetiamo la parola di san Bernardo: «Dio volle che tutto ricevessimo per mezzo di Maria» (78).

Come la grazia sacramentale è condizionata alla recezione condegna del sacramento, cioè, senza che la volontà opponga a esso l’ostacolo della adesione al peccato, poiché la Madonna ottiene da Dio per un individuo il beneficio di ricevere il sacramento, e di riceverlo fruttuosamente, si può e si deve dire che il fedele ha beneficiato della grazia sacramentale per mezzo della sua intercessione. In altre parole, si può dire che la stessa grazia sacramentale è condizionata dalla mediazione di Maria, dal momento che Dio concede la grazia della recezione fruttuosa del sacramento, come frutto dell’intercessione della Vergine santissima. Tanto più che le buone disposizioni dell’anima, che contribuiscono al pieno effetto della grazia sacramentale, sono frutto di grazie attuali condizionate da Dio all’intercessione di Maria.

In conclusione, né la mediazione universale di Maria santissima impedisce la causalità propria dei sacramenti, né questa causalità costituisce una difficoltà nei riguardi di tale mediazione universale.

 

Aiuti chiesti direttamente al Signore

Quanto agli aiuti divini concessi dal Signore come frutto di petizioni che i fedeli fanno salire direttamente all’augusto trono della sua misericordia, non sminuiscono per niente la mediazione universale di Maria santissima.

Infatti, nell’economia della grazia fissata dalla bontà ineffabile di Dio, Gesù è inseparabile dalla sua Madre santissima. L’ordine dell’Incarnazione comprende Madre e Figlio. Così hanno deciso liberamente gli amorosi e insondabili disegni della Provvidenza. Non vi è il minimo dubbio che l’intercessione di Gesù Cristo, d’altronde ininterrotta, come dichiara san Paolo (79), è infinitamente sufficiente per ottenere il gradimento dell’Altissimo, in quanto corroborata dai suoi meriti infiniti. Dio, tuttavia, lo volle inseparabile dalla sua santissima Madre, nella realizzazione del suo compito di Redentore. Per questo, dice molto esattamente san Bernardo, «fu Dio a volere che ricevessimo tutto per mezzo di Maria». Non si trattava di una esigenza che si imponesse. Si è trattato di una benignità ineffabile dell’amore divino. Ecco che si applica a queste preghiere il principio generale secondo cui, anche quando a lei non si ricorre, ella spontaneamente interviene con la sua prece.

L’infinita misericordia di Dio

Vedete, amati figli, fin dove giunge la misericordia divina. Diremmo quasi che, per venire incontro alla nostra vergognosa paura, Dio ha disposto che, nella riparazione della nostra colpa, potessimo avere di fronte a lui, quale nostro rappresentante valido e accetto, una persona totalmente della nostra stirpe. È già un mistero ineffabile della bontà del Signore predisporre la Redenzione, per mezzo dell’umiliazione del suo Unigenito, che ha preso la forma di schiavo e si è presentato come vero uomo (80). La misericordia divina, poi, ha completato la sua amabilità verso di noi, associando una semplice creatura all’opera della Redenzione. Ci ha dato una possibilità di partecipare al pagamento del nostro debito, di per sé totalmente insolvibile. Quasi per mostrarci che i suoi favori erano anche frutto di una cooperazione nostra, di un membro della nostra famiglia. Veramente appare in Gesù, nato da Maria, la soave benignità di Dio nostro Salvatore. Rendiamo sempre mille grazie a Dio!

E possiamo concludere, amati figli.

Quale azione di grazia non dobbiamo, amati figli, elevare ai Cieli e fare risuonare con forza e armoniosamente alle orecchie divine, per questa ineffabile e amabilissima disposizione amorosa della Provvidenza, che ci dà Maria per Madre e la fa diventare il canale di tutte le grazie che scorrono dall’abbondanza delle sue misericordie! Qui trova la sua applicazione il salmo che dice: «La sua misericordia è al disopra di tutte le sue opere». Non c’è dubbio che il punto culminante della misericordia di Dio è il Verbo Incarnato, il capolavoro di una bontà che può essere solo divina. Ma possiamo separare Maria santissima dal Verbo Incarnato? Nell’ordine che piacque alla Provvidenza stabilire, Maria è elemento indispensabile dell’Incarnazione del Verbo. É lei che con la sua carne formò il corpo che rese possibile al Figlio di Dio venire a far parte della razza umana. Perciò è impossibile pensare al Dio fatto Uomo, senza che sorga nella mente la figura eccelsa di sua Madre, Maria.

 

Per la nostra salvezza Maria «non risparmiò il suo stesso Figlio»

Con una tanto amabilissima disposizione, Dio in un certo modo elevò Maria santissima alla partecipazione della sua Paternità unica. Infatti, come l’eterno Padre dice in modo del tutto appropriato al suo Verbo: «Figlio mio», così Maria può del tutto appropriatamente dire allo stesso Figlio di Dio: «Figlio mio», perché in Gesù c’è una sola persona, la Persona del Figlio di Dio, e questa Persona Maria ha generato nella natura umana.

E siccome le opere di Dio sono perfette, l’Altissimo l’ha associata anche alla sua ineffabile misericordia. Del tutto a proposito applichiamo a Maria quanto dice san Paolo dell’immensa bontà di Dio nei confronti degli uomini: «Non risparmiò il proprio Figlio, ma per tutti noi lo diede» (81). Infatti, come il Padre eterno si è quasi privato di suo Figlio, svuotandolo della gloria celeste, quando gli ha dato un corpo mortale (82) affinché potesse immolarsi per noi, sordidi peccatori; così la Vergine Maria sul Calvario, presso la croce, con il cuore straziato da acerbissimi dolori e ciononostante in piedi, virilmente non risparmia l’amatissimo Unigenito, ma lo consegna a una morte atrocissima per la nostra salvezza. Non ha risparmiato suo Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi (83). Si associa così alla misericordia del Padre eterno come, in qualche modo, era stata associata alla sua Paternità, quando diede alla luce il Figlio di Dio fatto uomo.

 

«Quanti agiscono in me non peccheranno»

Ecco che, dinanzi al ricchissimo mistero della mediazione universale di Maria, dobbiamo intonare al Signore dei Cieli e della terra l’inno di ringraziamento, proclamando con il salmista: «La sua misericordia è al disopra di tutte le sue opere».

Quindi riflettiamo con frequenza, amati figli, sulla realtà soprannaturale nella quale viviamo, come veri figli di Maria, e collocati, di conseguenza, sotto la soave azione materna di Maria santissima. E ricordiamoci di quanto dice di sé, nella sacra Scrittura, la Sapienza Increata e la sacra liturgia colloca sulle labbra della santa Madre di Dio e Madre nostra dolcissima: «Quanti agiscono in me non peccheranno», «Qui operantur in me non peccabunt» (84). Viviamo sotto lo sguardo di Maria, alle dipendenze di Maria. Interamente consacrati a lei, agiremo sempre nell’atmosfera che le è propria, fatta di santo timore di Dio e impregnata di fede, purezza e carità. In un tale ambiente mariano il peccato non entra. E in esso che agiamo in Maria e per Maria e sperimentiamo la parola della Scrittura: quanti agiscono in Maria non peccheranno (85).

Questo è il modo di vivere la nostra fede nella mediazione universale di Maria. Di conseguenza, o siamo logici e ci conserviamo nel seno materno di Maria, nel suo ambiente proprio, fatto di castità, mortificazione dell’amor proprio e carità divina e fraterna, oppure la nostra fede si svuota e diventa inutile come il sale insipido che non vale nulla e si getta via (86).

 

Confidenza nella Vergine santissima

Per realizzare in noi l’ideale della vita in Maria abbiamo bisogno degli aiuti divini, visto che «senza di me – dice il Signore – non potete fare niente» (87). Difatti, la Mediatrice di tutte le grazie ce li otterrà. Abituiamoci a ricorrere, con somma e indistruttibile confidenza, a Maria. Ricordiamoci che lei è Madre, e dà quanto di buono le chiediamo, dal momento che dispone del tesoro inesauribile dei meriti del suo divin Figlio ed è perciò l’onnipotenza supplicante. Non vediamo qui sulla terra le angosce e quasi la disperazione delle madri che non sanno come soddisfare i desideri dei loro figli? Non pensiamo che Maria abbia meno sentimenti materni delle madri della terra che, nonostante tutto, non sono capaci di eliminare totalmente il loro egoismo.

Ricorriamo quindi a Maria con confidenza inalterabile. Per quanto grandi peccatori siamo, non ci manchi la convinzione che Maria è potente e vuole scacciare il demonio dalle nostre anime e confortarci con la speranza della vita eterna.

E siamo assidui nella recita del rosario della Madonna, o almeno della corona. Tra le devozioni della santissima Vergine, questa ci porta ad approfondire il mistero della mediazione universale di Maria. Siccome nel santo rosario colleghiamo i misteri della vita di Gesù Cristo e della vita di Maria, per mezzo di esso veniamo condotti ad assimilare le virtù e la carità del Signore, guidati dall’esempio e dalle mani materne di Maria.

 

Per la definizione del dogma

Infine, la nostra gratitudine esige che ci impegniamo affinché giunga presto, assai rapidamente, il momento felice e opportuno, determinato dalla Provvidenza, in cui, per la parola infallibile della santa Chiesa, sia collocata nella corona di gloria che adorna la Madre santissima di Dio, la beata Vergine Maria, anche questa stella luminosa, il dogma di Maria santissima Mediatrice di tutte le grazie. 

Con questa intenzione desideriamo che tutti i nostri amati diocesani recitino ogni giorno la supplica Memorare, ispirata ai sermoni di san Bernardo (88), che compendia non soltanto l’amore ardente, la confidenza e la devozione filiale che il Dottore Mellifluo nutriva nei confronti della Vergine santissima, ma anche la sua fede nella mediazione universale di questo canale di tutte le grazie, che santifica tutti gli uomini, la Madre santissima di Dio e Madre amabilissima degli uomini.

Data e pubblicata col sigillo e l’impronta del nostro stemma nella nostra città episcopale di Campos, addì 16 luglio 1978, commemorazione della Madonna del Carmelo.

† ANTONIO, vescovo di Campos

Don Enrico Corrado Fischer, cancelliere

 

 

Note:

(1) Cfr. circolare, del 23-5-1978.

(2) Cfr. Mt. 10, 30.

(3) Cfr. l’ammonimento fatto da S.E. l’arcivescovo coadiutore di Aparecida, mons. Geraldo de Moraes Penido, in Noticias, della CNBB, 21/26-5-1978.

(4) Bossuet ha fatto eco a Sant’Agostino nel secondo sermone del venerdì della prima settimana di Passione: «La sua carne [di Cristo] è la vostra carne, o Maria, il suo sangue è il vostro sangue», cit. in J. B. TERRIEN, Mère de Dieu, Mère des Hommes, parte II, libro V, cap. 1.

(5) Cfr. Gv. 1, 1.

(6) Lc. 1, 30-35.

(7) Cfr. Gen. 17, 5; 32, 28; Mt. 16, 18.

(8) Cfr. SANT’AGOSTINO, Sermone 51, cap. 2, n. 3, cit. in H. LENNERZ, De Beata Virgine, Univ. Greg., 1935.

(9) Simbolo niceno-costantinopolitano, che si recita nella prima parte della santa Messa.

(10) Cfr. Rom. 5, 19.

(11) SAN GIUSTINO, Dialogo con Trifone ebreo, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro I, cap. 1.

(12) SANT’IRENEO, Adversus haereses, libro III, cap. 22, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro I, cap. 1.

(13) TERTULLIANO, De carne Christi, cit. in H. LENNERZ, op. cit.

(14) Così san Cirillo di Gerusalemme, san Gerolamo, sant’Efrem, Sant’Agostino e altri, come si può vedere in J. B.TERRIEN, op. cit., parte II, libro I, cap. 1.

(15) «Quod Aeva tristis obstulit / Tu reddis almo germine».

(16) Mt. 28, 19-20.

(17) «In tutte le lettere [di san Paolo] vi sono alcuni punti difficili a intendersi e che gli ignoranti e i poco stabili stravolgono – come anche le altre Scritture – per loro perdizione» (2 Pt. 3, 16).

(18) 1 Tim. 2, 5.

(19) PIO IX, Bolla Ineffabilis Deus, dell’8-12-1854: «La dottrina, la quale ritiene che la Beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente, ed in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina rivelata da Dio, e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli» (Maria SS., Insegnamenti pontifici a cura dei monaci di Solesmes, trad. it., 2ª ed. aggiornata, Edizioni Paoline, Roma 1964, p. 74). La sottolineatura è nostra.

(20) Abate di Chiaravalle, autentico Dottore Mariano, ha scritto particolarmente bene a proposito della Vergine Maria come Mediatrice delle grazie celesti. L’espressione è del sermone della festa della Natività di Maria santissima, noto come L’Acquedotto, in SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE, gli scritti mariani, Edizioni Centro Volontari della Sofferenza, Roma 1980, pp. 261-283. Benché san Bernardo abbia offerto la frase – «Dio volle che avessimo tutto per mezzo di Maria» – di cui si sono serviti gli ultimi Papi, per esprimere la loro persuasione che Maria è Mediatrice di tutte le grazie, il pensiero però risale al secolo II, poiché si trova già esplicito in questa frase di sant’Ireneo: «Dio vuole che ella sia il principio di tutti i doni». «Vult Deus ipsam omnium donorum esse principium» (Contra Valentinum, can. 33, cit. in CHARLES BOYER, Synopsis praelectionum de B. Maria Virgine, Pont. Univ. Greg., Roma 1946, p. 52).

(21) Cit. in P. M.-J. LAGRANGE O. P., Evangile selon Saint Jean, Librarie Victor Lecoffre, Parigi 1925, p. 494.

(22) «Gratias tibi, Domina, / quae Mater es fatta nostra, / sub Cruce salutifera / Filio cooperans», cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro IV, cap. 1.

(23) SANT’ALBERTO MAGNO, Mariale, q. 29, cit. in G. ALASTRUEY, Tratado de la Virgen Santíssima, parte II, cap. IV.

(24) SANT’ANTONINO, Summa, parte IV, tit. 15, cap. II, cit. in G. ALASTRUEY, op. cit., ibidem.

(25) LEONE XIII, Enciclica Quamquam pluries, del 15-8-1889, in Maria SS., cit., p. 106.

(26) SAN PIO X, Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2-2-1904, in Maria SS., cit., p. 180.

(27) Gv. 19, 26.

(28) ORIGENE, in Io. Praefatio, n. 6, cit. in C. BOYER, op. cit., pp. 52-53.

(29) Cit. in P. M.-J. LAGRANGE O. P., op. cit., ibidem.

(30) «Datur mater discipulo / cum maximo mysterio / Joannis sub vocabulo / Quivis venit fidelis», cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro IV, cap. 1.

(31) Cfr. J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro IV, capp. 1-2 ss.

(32) LEONE XIII, Enciclica Adiutricem populi christiani, del 5-9-1895, in Maria SS., cit., p. 136.

(33) PIO XI, Enciclica Rerum Ecclesiae, del 28-2-1926, in Maria SS., cit., pp. 221-222.

(34) In La sainte Bible, Letourey et Ané, Parigi 1946.

(35) Cfr. EMILE MERSCH, Le corps mystique, vol. I, Desclée, Parigi 1936.

(36) Cfr. Rom. 5, 12.

(37) Cfr. 1 Cor. 15, 45.

(38) SANT’IRENEO, Adversus haereses, libro V, I, 1-3, cit. in E. MERSCH, op. cit., p. 332, nota.

(39) SAN PIO X, Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2-2-1904, in Maria SS., cit., pp. 177-178.

(40) Rom. 12, 5.

(41) Lc. 2, 11.

(42) Ef. 5, 30.

(43) SANT’AGOSTINO, De sancta virginitate, c. 6.

(44) SAN PIO X, Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2-2-1904, in Maria SS., cit., pp. 178-179.

(45) Lc. 1, 46.

(46) Cfr. Rom. 11, 17.

(47) Questo argomento è presentato da SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, Trattato della vera devozione a Maria, trad. it., 35ª ed., Centro Mariano Monfortano, Roma 1976, p. 35.

(47) SANT’EFREM, Sermone in lode della SS. Vergine, cit in C. BOYER, op. cit., p. 53.

(49) SAN GERMANO, Hom. in S. Mariae Zonam, n. 5: cit. in J. ALASTRUEY, op. cit., parte III, cap. III, art. 1, q. 1, tesi 3 B; e in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro V, cap. 2.

(50) SANT’ALSELMO, Oratio 31, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro VII, cap. 4.

(51) SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE, gli scritti mariani, cit., p. 268.

(52) Cit. in C. BOYER, op. cit., p. 54.

(53) DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia. Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-15.

Sant’Antonino da Firenze, nel secolo XV, riprende il pensiero di Dante, e nella sua Summa Theologica, parte VI, tit. 15, cap. 22, par. 9, scrive: «Qui petit sine ipsa duce, sine aliis tentat volare», «chi chiede senza averla come guida, tenta di volare senza ali».

Ai nostri giorni, Pio XII, in una lettera al card. Maglione, raccomandando al segretario di Stato preghiere per la pace, riprende la stessa immagine di Dante per sottolineare l’efficacia dell’intercessione di Maria santissima: «La beata Vergine infatti è tanto potente presso Dio e presso il suo Unigenito Figliuolo, che come canta l’Alighieri, “qual vuol grazie e a lei non ricorre, sua desianza vuol volar senz’ali”» (PIO XII, Lettera Superiore anno, del 15-4-1940, in Maria SS., cit., pp. 262-263). 

(54) Cfr. BENEDETTO XIV, Lettera apostolica Gloriosae Dominae Dei Genetricis Mariae, del 27-9-1748, in Maria SS., cit., p. 17.

(55) PIO VII, Costituzione apostolica Quod divino afflata spiritu, del 24-1-1806, in Maria SS., cit., p. 33.

(56) PIO IX, Enciclica Ubi primum, del 2-2-1849, in Maria SS., cit., p. 48.

(57) Leone XIII, Enciclica Octobri mense, del 22-9-1891, in Maria SS., cit., p. 107.

(58) SAN PIO X, Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2-2-1904, in Maria SS., cit., p. 180.

(59) BENEDETTO XV, Lettera Inter sodalicia, all’Associazione della Buona Morte, del 22-3-1918, in Maria SS., cit., p. 205.

(60) Cfr. PIO XI, Enciclica Miserentissimus Redemptor, dell’8-5-1928, in Maria SS., cit., p. 223.

(61) PIO XII, Enciclica Mystici Corporis, del 29-6-1943, in Maria SS., cit., pp. 276-277.

(62) IDEM, Enciclica Mediator Dei, del 20-11-1947, in Maria SS., cit., p. 311.

(63) Cfr. GIOVANNI XXIII, in AAS 1960, p. 641.

(64) Cfr. PAOLO VI, Esortazione apostolica Signum magnum, del 13-5-1967, in AAS 1967, p. 458.

(65) Is. 55, 1-3 e 5, nella festa della Madonna Mediatrice; Prov. 8, 22-24 e 32-35, nella festa della Madonna del Rosario e in quella della Immacolata Concezione; Eccli. 24, 5-7, 9-11 e 30-31 nella festa di Maria Regina; Eccli. 24, 23-31, nella festa della Madonna di Guadalupe; Eccli. 24, 14-16, nella festa di Maria Ausiliatrice.

(66) Messa concessa per alcuni luoghi il giorno 27 novembre.

(67) Trascritto da J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro V, cap. 2.

(68) Decreto della Sacra Congregazione dei Riti, del 21-1-1921, in AAS 1921, p. 345. La concessione è stata fatta anzitutto per il Belgio. Si è poi estesa ad altri paesi, compreso il Brasile, che l’ha posta nel suo calendario il giorno primo di ottobre.

(69) «Cuncta, quae nobis meruit Redemptor / Dona partitur Genitrix Maria».

(70) «Signore Gesù Cristo, nostro Mediatore davanti all’Eterno Padre, che avete costituito Mediatrice presso di voi la Vergine santissima, vostra Madre e anche Madre nostra, fate sì che chiunque avvicinandosi a voi, vi chiede dei favori, gioisca di conseguirli attraverso la sua mediazione. Voi che regnate, ecc.».

(71) BOSSUET, Terzo sermone per la festa della Concezione della SS. Vergine, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro V, cap. 1.

(72) LEONE XIII, Enciclica Adiutricem populi, del 5-9-1895, in Maria SS., cit., p. 137.

(73) SANT’ANSELMO, Orazione 46, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro VII, cap. 2. Le sottolineature sono nostre.

(74) DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia. Paradiso, canto XXXIII, vv. 16-18.

(75) SANT’ANSELMO, Orazione 46, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., ibidem. La sottolineatura è nostra.

(76) SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, Trattato della vera devozione a Maria, cit., p. 140. Tutta questa opera di san Luigi Maria mira a creare nei fedeli la convinzione profonda per cui la mediazione di Maria, come madre che genera, nutre e perfeziona i membri del Corpo Mistico di Cristo, è indispensabile alla salvezza. Da ciò la necessità di una vera devozione a Maria SS.

(77). L’espressione della pietà popolare riassume l’affermazione di Papi e di teologi. Cfr. G. ALASTRUEY, op. cit., parte III, cap. 4, q. 5.

(78) Come abbiamo già indicato, questo pensiero è nel sermone della Natività, noto come L’Acquedotto, al n. 7. Analoga metafora usa san Bernardino da Siena († 1444), per significare la stessa idea della mediazione universale di Maria: «Ella – dice il santo – è il collo del nostro Capo attraverso il quale tutti i doni spirituali sono comunicati al suo Corpo Mistico. Perciò il Cantico dei Cantici dichiara: “Il tuo collo è come una torre d’avorio”» (sermone 10 della prima domenica di Quaresima, e sermone 4 della Concezione, cit. in J. B. TERRIEN, op. cit., parte II, libro VII, cap. 3).

(79) Cfr. Ebr. 7, 27.

(80) Cfr. Fil. 2, 7.

(81) Rom. 8, 32.

(82) Cfr. Fil. 2, 7.

(83) Cfr. Rom. 8, 32.

(84) Eccli. 24, 30. Brano letto nella Epistola delle messe di Maria Regina, 31 maggio, e della Madonna di Guadalupe, 12 dicembre.

(85) San Luigi Maria Grignion de Montfort nel suo Trattato della vera devozione a Maria, cit., cap. V, art. 2, pp. 248-258, espone questa vita in Maria.

(86) Cfr. Mt. 5, 13.

(87) Gv. 15, 5.

(88) Posteriore a san Bernardo, il Memorare, supplica consolatrice dei fedeli di tutto il mondo, si ispira soprattutto a due sermoni di san Bernardo, il IV della festa dell’Assunzione della beata Vergine Maria e quello tra l’ottava di questa stessa festa (Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. II, col. 758). Nella edizione da noi usata, i brani si trovano nel vol. III, p. 387, al n. 8 e p. 392, al n. 15.

 

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