“La protesta. Paritarie, due giorni di “sciopero” delle lezioni”

Clamorosa iniziativa delle presidenze nazionali dell'Usmi e della Cism: «Per questo governo siamo invisibili»
Alleanza Cattolica 2 mesi fa
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Di Paolo Ferrario da Avvenire del 15/05/2020

Due giorni senza lezioni per dire, al governo e alla politica: «Esistiamo anche noi». Dopo aver lanciato allarmi e invocato attenzione, adesso le scuole paritarie hanno deciso di passare all’azione, con una mobilitazione straordinaria dei 12mila istituti e dei 900mila allievi, promossa dalle presidenze nazionali dell’Usmi e della Cism, l’Unione superiore maggiori d’Italia e la Conferenza italiana superiori maggiori. Per due giorni, il 19 e 20 maggio, tutte le scuole interromperanno le lezioni online per animare la manifestazione #Noisiamoinvisibiliperquestogoverno, proprio mentre il Parlamento sarà impegnato nella discussione degli emendamenti al decreto “Rilancio”, che non prevede quasi nulla per la scuola non statale. «Il nostro grido di allarme, insieme a quello della Cei e del mondo associativo – si legge in una nota congiunta firmata da Madre Yvonne Reungoat per l’Usmi e padre Luigi Gaetani per la Cism – nasce dalla verifica del disagio civico ed economico di tante famiglie e dalla sordità del governo giallorosso che continua a trattare la scuola pubblica paritaria ideologicamente, come un oggetto estraneo alla convivenza civile e culturale di questo Paese, elargendo briciole, trattandoci meno delle biciclette e dei monopattini, per i quali stanzia 120 milioni di euro per il 2020 e il bonus sarà pari al 60% della spesa sostenuta, meno degli ombrelloni. Noi siamo gli invisibili per questo governo».

«Rumore costruttivo e responsabile»

«Ciascuna scuola paritaria – si legge nel comunicato – si adopererà con lezioni, video, dirette Fb dalle pagine delle scuole, che saranno aperte a tutti per diffondere i temi della libertà di scelta educativa; il diritto di apprendere senza discriminazione; parità scolastica tra pubblica statale e pubblica paritaria; libera scuola in libero stato; appelli alla classe politica perché non condanni all’eutanasia il pluralismo culturale del nostro Paese. Ciascuna delle nostre scuole – prosegue la nota – con il coinvolgimento delle famiglie, dei docenti, degli studenti organizzerà gli eventi che desidera: conferenze, dirette, disegni, flash mob…, tutto in diretta social per fare quel rumore costruttivo e responsabile che solo la scuola sa fare».

Discriminate anche nell’emergenza

L’ultimo schiaffo alla scuola pubblica paritaria l’ha tirato il decreto “Rilancio”, che prevede finanziamenti per 1 miliardo e mezzo per la sanificazione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, esclusivamente statali. Unica concessione, gli 80 milioni previsti per le scuole materne paritarie, a parziale copertura delle rette che le famiglie, travolte dalla crisi, non sono più in grado di pagare. Per il resto, per le scuole non statali dalla primaria alla secondaria di secondo grado, non c’è un euro. Salvo la promessa di inserire ulteriori 62 milioni, strappata dalla ministra della Famiglia, Elena Bonetti, al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

«Rumore educativo ed educato»

«Il nostro gesto simbolico intende essere un “rumore educativo”, un “rumore costruttivo” – proseguono i presidenti nazionali di Usmi e Cism -. Un “rumore educativo” ed educato, che parta dalle nostre scuole ma che coinvolga i genitori dei 900mila allievi delle scuole paritarie, i 7 milioni di alunni delle scuole statali, i docenti, il personale della scuola italiana, gli amici, i cittadini facendo nostro l’appello del Presidente della Repubblica: “Ognuno di noi può e deve fare la propria parte per la liberazione dell’Italia oggi”».

L’Italia può ripartire soltanto dalla scuola. Tutta

Quello delle scuole paritarie, conclude la nota, vuole anche essere «un “rumore costruttivo”, che obblighi i nostri parlamentari, che saranno impegnati nella discussione degli emendamenti, a non lasciare indietro nessuno perché o l’Italia riparte dalla scuola, da questo grembo dove si entra bambini e si esce cittadini di uno Stato democratico, o non ripartirà. O sarà disposta a fare i conti con qualcosa che viene prima dei programmi, degli esami, del distanziamento sociale, che è quel di più della relazione educativa che può rendere adulto un ragazzo, o non ripartirà. La scuola deve tornare a far rumore, perché è l’impresa più grande di un Paese democratico, l’investimento migliore sul futuro, la grammatica più efficace di ogni integrazione culturale».

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