Lasciateci votare no solo alla riforma. L’economia non c’entra.

Alfredo Mantovano 4 anni fa
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Riportiamo l’articolo uscito sul “il Tempo” uscito il 6 ottobre 2016 di Alfredo Mantovano.(Foto tratta da “il Giornale“)

Non mi ha mai sfiorato l’idea che la Costituzione italiana sia la più bella del mondo: se realmente lo fosse, tante sue disposizioni non sarebbero ancora inattuate e tante altre non avrebbero applicazioni distorte. Confesso pure che quando ascolto il presidente Zagrebeslky, è il solo momento in cui le ragioni per il No subiscono qualche incrinatura. Ma, posto che la semplice lettura delle modifiche alla Costituzione fuga ogni tentazione, è soprattutto la propaganda pro Sì che sta toccando vette insopportabili. Ascolto e leggo sui media tre assiomi: a) la vittoria del No farebbe precipitare l’Italia nelle condizioni della Grecia, b) si inserirebbe nel solco di esiti referendari irrazionali, da roulette, c) aprirebbe la strada per la fine politica di Renzi e l’avvio di un governo Di Maio-Grillo.

a) Qualcuno può spiegare in modo convincente che c’entra la riforma costituzionale con lo sviluppo economico dell’Italia? Nonostante l’opinione dell’ambasciatore USA, gli investimenti sono disincentivati più dal rifiuto delle Olimpiadi che dalla modifica del Senato. E nonostante le ansie di qualche burocrate di Bruxelles sul rischio Grecia, le mance pre-elettorali – dagli 80 euro alle quattordicesime – incidono sull’indebitamento più dei risparmi da abolizione del Cnel (10 milioni di euro!).

b) Le crescenti prese di posizione contro lo stesso strumento del referendum meritano interesse al di là della scadenza del 4 dicembre. Segnalano che l’orientamento delle istituzioni UE di decidere a prescindere dalla volontà degli elettori si consolida non soltanto nella prassi, ma pure nella teorizzazione mediatica. Rivolgersi ai popoli è pericoloso – ormai lo dicono apertamente -, perché dal voto escono esiti diversi da quelli voluti dalle elité finanziarie e burocratiche. Il sì o no secco è una roulette da evitare quando le questioni sono articolate e complesse? Concordo: e allora perché il Governo non ha optato, come tanti auspicavano, per una scomposizione dei quesiti sulla riforma per parti omogenee, in modo da permettere la modulazione dei sì e dei no in base alle voci principali oggetto di modifica? Forse che gli italiani non avrebbero distinto? L’esperienza più referendum celebrati nello stesso giorno negli anni 1990 ha evidenziato la capacità di dare risposte differenti.

c) Vorrei che il mio voto fosse rispettato. Mi viene chiesto se sono favorevole o contrario alla riforma costituzionale. E allora mi si lasci libero di barrare il Sì o il No non sulle sorti del Governo in carica, ma sui 47 articoli che sono stati riscritti, la cui proiezione di vita è certamente più lunga di quella di un Governo. Mi si lasci libero di constatare che la scomparsa del bicameralismo è solo uno slogan: il Senato resta in vita e ha in esclusiva materie delicatissime; che non c’è semplificazione ma confusione e base per conflitti più accesi fra organi dello Stato; che non vi alcun risparmio, poiché manca il documento della Ragioneria dello Stato che quantifichi l’esistenza e l’entità del vantato abbattimento dei costi. Eccetera eccetera.

La scelta di offrire oggi una sola alternativa, da roulette, non l’hanno fatta gli italiani: ora è di buon gusto non demonizzare in anticipo quell’unica possibilità che mi lasciate sulla scheda.

Alfredo Mantovano

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