L’era dell’Aquarius

O di come la furbizia della Spagna socialista, l’arroganza della Francia globalista e la retorica bolsa dell’Europarlamento (compreso qualche nostro connazionale) sta cercando d’incastrare il nuovo governo italiano
Valter Maccantelli 2 anni fa
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di Valter Maccantelli

La vicenda della nave Aquarius, destinata ad approdare nei prossimi giorni al porto di Valencia, in Spagna, si arricchisce oggi di un dettaglio interessante. Si apprende infatti dall’agenzia ANSA che «La vicepremier (spagnola) Carmen Calvo è giunta oggi a Valencia per incontrare il presidente valenciano Ximo Puig e coordinare i preparativi dell’arrivo dei migranti».

È sufficiente questo dettaglio per cogliere quanto e quale sia stato e sia l’impegno che le strutture italiane hanno profuso per il soccorso in mare: in Spagna, invece, la vicepremier lascia Madrid per conferire in fretta con il presidente della regione per un evento che in Sicilia accade quasi tutti i giorni da anni e che viene gestito dalle forze dell’ordine e dalla protezione civile senza neppure una telefonata a Roma. È quindi corretto dire, come ha fatto più volte il neoministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nessuno (dicasi nessuno) può dare lezioni di generosità e di sacrificio al nostro Paese in tema di soccorso ai migranti.

L’enfasi che viene data dal governo socialista spagnolo appena insediato a un evento che, pur nella sua drammaticità, si presenta come “ordinario” nel contesto mediterraneo, testimonia anche il livello di strumentalizzazione che gli avversari politici europei adoperano, su questo frangente, nei confronti del governo italiano.

Se molto è stato scritto sulle motivazioni interne ed esterne della posizione francese, meno si è detto di quelle spagnole alle quali è stato dato un grande credito di apertura in supplenza della tanto sbandierata “insensibilità” italiana. In realtà, il premier socialista spagnolo, Pedro Sánchez, ha colto al volo l’occasione per marcare un punto propagandistico a proprio favore, sottolineando la diversità rispetto al proprio predecessore, a un costo molto basso.

Il nuovo governo di Madrid, che si è insediato il 7 giugno, fa capo al Partito Socialista Spagnolo (PSOE) e succede a un serie di governi presieduti dal Partito Popolare (PP) di Mariano Rajoy. Il passaggio non è avvenuto per un cambio di maggioranza elettorale, ma perché il parlamento ha votato una mozione di sfiducia, presentata dallo stesso PSOE, a seguito di uno scandalo per episodi di corruzione che coinvolgono numerosi esponenti del PP.

Già nella formazione del governo, Sánchez ha voluto inviare a tutti due segnali chiari: continuare le politiche dell’ultimo premier socialista che abbia governato la Spagna, José Luis Rodríguez Zapatero, e presentarsi come un governo a forte impronta “europeista”.

Sánchez ha nominato un solo vicepresidente, la citata Calvo, affidandole la delega esclusiva per le “politiche di uguaglianza”, dunque ha incaricato l’ex presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell del ministero degli Esteri e ha affidato all’eurocrate Nadia Calvino il dicastero dell’Economia. Un “euroentusiamo” perfetto per proporsi all’opinione pubblica in opposizione diametrale all’“euroscetticismo” di cui è accusato il nuovo governo italiano, impedendo così la saldatura delle politiche estere di due Paesi quali Spagna e Italia che avrebbero molti interessi comuni.

Con questo colpo di teatro, Sánchez incassa il prezioso “euroappoggio” di cui ha bisogno per surrogare l’assenza di una legittimazione elettorale.

A conferma di un ritrovato allineamento con l’eurocrazia dominante, il 15 giugno – prima ancora che l’Aquarius raggiugesse le coste spagnole – il ministero degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, «[…] ha confermato che le autorità francesi sono pronte a portare il loro sostegno alla Spagna accogliendo in Francia dei passeggeri dell’Aquarius che rispondano ai criteri del diritto d’asilo, dopo un esame in Spagna della loro situazione da parte dell’ufficio per la protezione dei rifugiati e apolidi francese (Ofpra)». Condizioni, queste ultime, che l’Italia non si è mai neppure sognata di porre.

Comunque vada, in realtà lo sforzo reale della Spagna è minimo. Anche volendo trascurare i muri di Ceuta e di Melilla, sempre più alti per impedire perfino i lanci di materiale di soccorso, la Spagna si trova in una situazione nettamente più agevole dell’Italia. Dal 2016 ad oggi sono sbarcate in Spagna circa 39mila persone contro le 315mila  approdate (o che sono state sbarcate) sui litorali italiani: quasi dieci volte di meno, e non saranno i 627 dell’Aquarius a spostare il quadro.

Bisogna inoltre sottolineare che anche la posizione geopolitica della Spagna è migliore di quella italiana: il dirimpettaio di Madrid è il Marocco, uno stato “vero”, politicamente stabile, abituato e organizzato per la gestione dei flussi migratori. Il nostro è invece la Libia, trasformata dall’intervento francese in un calderone infernale di milizie, tribù e organizzazioni criminali. Con tutta evidenza, il dossier più difficile è quello italiano.

Questo anche per dare un po’ di sollievo cristiano all’eurodeputata italiana di Rifondazione Comunista, Eleonora Forenza che, nel dibattito a Bruxelles sul tema Aquarius, tenutosi il 13 giugno, ha dichiarato che solo coloro che erano scesi in piazza per manifestare contro il divieto di attracco per l’Aquarius l’avevano «[…] fatta vergognare un po’ meno di essere italiana» (si veda il video dell’intervento, al minuto 49.

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