L’indignazione infondata di «Nouvelle Ecole»

Alleanza Cattolica 42 anni fa
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Cristianità n. 37 (1978)

 

Dopo la presa di posizione di “Cristianità”
L’INDIGNAZIONE INFONDATA DI “NOUVELLE ECOLE”

 

Il sorgere e il diffondersi anche in Italia, nell’ambiente umano anticomunista, soprattutto giovanile, del mito di Nouvelle Ecole e del movimento GRECE, ci ha spinti a pubblicare uno studio in proposito, per illustrare i contenuti dottrinali di queste due realtà e per prendere polemica posizione, affinché ciascuno possa scegliere i «suoi» con la massima conoscenza di causa. La deludente e non chiarificante risposta del redattore capo di Nouvelle Ecole conferma ampiamente la bontà del gesto da noi compiuto.

Nel dicembre dello scorso anno Cristianità, per la penna di Massimo Introvigne, si è interessata del movimento GRECE e della rivista Nouvelle Ecole (1). Nel marzo di quest’anno abbiamo ricevuto una lettera del redattore capo di tale rivista. Impossibilitati, fino a oggi, a dare corso alla querelle per pressanti ragioni redazionali, veniamo finalmente a interessarcene. Allo scopo forniamo ai nostri lettori e il testo della lettera che abbiamo ricevuto, e una nostra traduzione. Cominciamo con la traduzione.

Signore,

ho appena preso conoscenza, con una profonda indignazione, dell’articolo pubblicato nel vostro numero di dicembre 1977 (pp. 5-10), dal sig. Massimo Introvigne, con il titolo “Una classe dirigente di riserva per la Rivoluzione / G.R.E.C.E. e Nouvelle école”.

Questo testo, di carattere semplicemente diffamatorio, mi chiama in causa a più riprese – ferendo gravemente il mio onore e la mia reputazione. Infatti mi attribuisce, partendo da citazioni tronche e da un autentico processo alle intenzioni, opinioni reputate squalificanti, e che non sono le mie.

Il metodo utilizzato dall’autore è quello dell’amalgama e della estrapolazione, metodo specifico dei diffamatori, come mostra una giurisprudenza penale ben definita. 

Io non ho né il tempo né l’intenzione di rispondere al sig. Introvigne a proposito dei giudizi che dà sulla rivista Nouvelle école, di cui sono redattore capo dal 1969. Di contro, devo ai vostri lettori una precisazione.

La rivista Nouvelle école non ha mai, dalla sua fondazione, dieci anni fà, pubblicato un solo articolo di carattere politico. Essa non si è neppure mai pronunciata a favore di questo o di quello in occasione di un accadimento dell’attualità politica. D’altra parte, non è organo di nessun partito, movimento od organizzazione, di qualunque tipo sia.

L’attribuzione a Nouvelle école di sentimenti e di opinioni di tipo «nazional-socialista» è una diffamazione tipica, già punita dai tribunali, e che deriva, nel contesto attuale, da una intenzione evidente di nuocere.

Per quanto mi riguarda, mi sono sempre pronunciato, in modo pubblico e senza equivoco, contro ogni forma di estremismo, di razzismo, di colonialismo e di totalitarismo. 

Penso, di conseguenza, di non dovere ricevere lezioni di tolleranza e di democrazia da nessuno, e soprattutto da un foglio notoriamente legato ad ambienti estremisti.

Non mi meraviglia vedere la disonestà giornalistica in un giornale cattolico. Ma non sono assolutamente intenzionato a lasciarmi ingiuriare da nostalgici dei regimi totalitari e da adepti della superstizione cristiana.

Tenendo conto della influenza e della posizione di Nouvelle école, tenendo anche conto delle responsabilità e delle funzioni che mi competono, penso comunque che la pubblicazione dell’articolo del sig. Introvigne può causarmi un danno considerevole.

Trasmetto dunque questa corrispondenza al mio consulente giuridico, avvocato Georges de Meleville del foro di Parigi, chiedendogli di procedere eventualmente per vie legali.

Con i miei distinti saluti

f.to Alain de Benoist

redattore capo

Il testo, evidentemente, si commenta da sé, ma non ci possiamo e non ci vogliamo astenere da alcune considerazioni a margine.

La prima riguarda l’intentio diffamatoria che il redattore capo di Nouvelle Ecole ritiene di poterci attribuire. Diffamare significa descrivere scorrettamente qualcuno e così ferirne l’onore. La nostra intenzione non è mai diffamatoria: infatti, da uomini e da cattolici, sappiamo che il diritto all’onore e alla fama è naturale, e ci guardiamo bene dal conculcare in qualsiasi forma tale diritto, o comunque dall’offenderlo. Se non involontariamente. La nostra intenzione – anche se non è mai irenistica e spesso è dichiaratamente polemica – è sempre, anzitutto, descrittiva della realtà che prendiamo in esame; ai giudizi di valore facciamo sempre precedere – soprattutto quando l’oggetto della nostra indagine non è noto, oppure è malamente conosciuto, se non addirittura mitizzato – giudizi di fatto, avendo cura particolare della precisione filologica dei nostri riferimenti.

Proprio perché la nostra intentio non è mai diffamatoria, ma, eventualmente, chiarificatrice e polemica, ci colpisce sfavorevolmente il rifiuto preventivo – da parte del nostro indignato contraddittore – di aiutarci a meglio illustrare le posizioni e di GRECE e di Nouvelle Ecole a un pubblico italiano che o non le conosce, o le conosce male, oppure ne ha letto riferimenti quasi esclusivamente «evocatori», cioè con scarso, se non assente, rimando ai contenuti.

Da uomini e da cattolici – come è evidente e come è stato opportunamente evidenziato nell’articolo di Massimo Introvigne, che sottoscriviamo in integro, non essendo la nostra una rivista «liberale», in cui ciascuno interloquisce dicendo «la sua» – dissentiamo dalle posizioni di Nouvelle Ecole e di GRECE, e nella grandissima parte dei casi in modo diametrale. Ma il nostro giudizio non è e non vuole essere un pre-giudizio, senza base nel fatto.

Il fatto, quando l’oggetto dell’esame è genericamente un fenomeno di cultura, si può descrivere solamente in termini riassuntivi, ricomponendo, con le sue molteplici espressioni, un identikit dottrinale, riferito cioè ai tratti indispensabili per la identificazione di ogni Weltanschauung o «visione del mondo»: Dio, uomo, mondo, storia, conoscenza, ecc. Tale operazione di ricostruzione non può assolutamente consistere in una totale trascrizione dei testi della «scuola» esaminata. Spiace – e colpisce ancora sfavorevolmente – che il nostro contradditore porti uno scarso contributo esplicito alla descrizione della imago di Nouvelle Ecole, che pure dice essere da noi esposta e definita in modo scorretto e infamante. A parte il contributo implicito alla comprensione della mentalità di Nouvelle Ecole offerto invece dal tono della sua lettera, come togliere il sospetto che spiaccia lo sforzo stesso compiuto per pervenire alla definizione di tale imago, che la fa uscire dalle brume dell’incerto e – se non al certo – la accosta al più chiaro?

Poiché il redattore capo di Nouvelle Ecole esprime dichiaratamente la nolontà di contribuire a una comprensione migliore della rivista e della dottrina che la sostanzia, che peso dare alle precisazioni di cui la lettera abbonda? Che senso attribuire alla affermazione secondo cui Nouvelle Ecole non avrebbe mai «pubblicato un solo testo di carattere politico»? Chi ha mai attribuito alla rivista intenzioni «di partito»? Tale asserzione non si trova certo nell’articolo comparso in Cristianità! Ma, forse che il nostro contraddittore ignora i riflessi politici di ogni azione culturale? Ancora. L’assenza di intentio nocendi nella attribuzione a Nouvelle Ecoledi «sentimenti o di opinioni di “tipo nazional-socialista”», non appare evidente dal carattere interrogativo delle affermazioni in proposito? Che dire, poi, dello sforzo di legare l’affermazione a una precisa definizione del nazional-socialismo stesso?

Proseguiamo: dove sono, nell’articolo da noi pubblicato, le accuse di «estremismo» e di «colonialismo» lamentate da Alain de Benoist? Quanto al razzismo e al totalitarismo, come sottrarsi, di grazia, all’uso di questi termini, descrivendo la «visione del mondo» di Nouvelle Ecole, senza ricorrere a scappatoie a dire poco esotiche?

Dove sono, nell’articolo di Cristianità, le intenzioni di dare a qualcuno «lezioni di tolleranza e di democrazia»? Poiché si tratta di un «prodotto» che notoriamente non trattiamo – preferiamo parlare di intransigenza e di responsabilità -, come non coltivare il sospetto che la indignazione del nostro contraddittore sia di genere, e scarsamente fondata sul testo da noi pubblicato, se non addirittura nata e suggerita a distanza da suoi estimatori, irritati per la chiarificazione del «mito»?

Prima di venire a conclusione, un cenno merita l’accusa di «estremismo» che Alain de Benoist ritiene di dovere ritorcere contro di noi. Che cosa significa essere «estremisti»? Ha un senso più che relazionale? Diversamente, come interpretarlo, senza avere riferimenti oggettivi e positivi?

Come non essere sgradevolmente colpiti dall’uso di termini propri al più trito gergo giornalistico da parte del redattore capo di una rivista di cultura?

* * *

Il nostro interlocutore conclude la espressione della sua indignazione accusandoci, molto brevemente e in modo spiccio, di essere giornalisticamente disonesti, di essere «nostalgici dei regimi totalitari» e, infine, di essere «adepti della superstizione cristiana».

È vero, siamo cristiani, e nell’unico modo ortodosso, cioè corretto, di esserli, quello cattolico. E il nostro contraddittore si rivela chiaramente ed esplicitamente anticattolico, ché diversamente non qualificherebbe come «superstizione cristiana» la dottrina di nostro Signore Gesù Cristo trasmessa dalla santa Chiesa cattolica, apostolica e romana. Almeno su questo punto non abbiamo sbagliato e non siamo stati giornalisticamente scorretti, quando abbiamo attribuito a Nouvelle Ecole animosità anticristiana! Quanto alle altre espressioni di «disonestà giornalistica», che il nostro contraddittore ci attribuisce, ci spiace che si limiti ad affermarla, rifiutando volontariamente di provarla e spostando l’attenzione su elementi «partitici», evidentemente contingenti e secondari. Per esempio, perché non lamenta l’accusa di evoluzionismo? Perché tace delle prospettive eugenetiche? O dei lineamenti di morale sessuale?

Alain de Benoist ci definisce, come abbiamo ricordato, «nostalgici dei regimi totalitari». Non sappiamo se l’affermazione nasconda qualche calembour esoterico – per esempio quello di chiamare totalitaria la civiltà cristiana del Medioevo, prendendo le parti di Giordano Bruno -, ma se il riferimento è square, è per il volgo, questa è la nostra risposta: se il redattore capo di Nouvelle Ecole avesse l’avvertenza di scorrere le nostre pubblicazioni, potrebbe rendersi conto di persona di qual è il nostro punto di vista in proposito; diversamente, più brevemente, può chiedere, per esempio, al senatore Armando Plebe – che ha contribuito a farlo conoscere in Italia attraverso l’Associazione Internazionale per la Cultura Occidentale (A.I.C.O.) e la rivista Cultura di Destra -, e avrà informazioni precise, dettagliate e per noi certamente «liberatorie»!

Comunque, se non abbiamo nostalgie di sorta per i regimi totalitari, nutriamo invece molta simpatia per le loro vittime innocenti, tra le quali classifichiamo anche gli «ingannati», quelli che hanno scambiato e scambiano le «SS» con l’Ordine Teutonico o con quello del Tempio, il Führer con un sacro romano imperatore, ecc. E mentre per le innocenti vittime materiali possiamo ormai solo pregare, a quelle morali – attuali o potenziali – possiamo ancora tentare di aprire gli occhi. Ed è precisamente quanto abbiamo fatto – in questa linea – descrivendo GRECE e Nouvelle Ecole e incorrendo nella indignazione di Alain de Benoist, che giunge provvidenzialmente a confermarci nella morale certezza di avere fatto una azione buona e di avere portato il nostro piccolo contributo alla maggiore gloria di Dio.

Note:

(1) Cfr. MASSIMO INTROVIGNE, GRECE e «Nouvelle Ecole», in Cristianità, anno V, n. 32, dicembre 1977.

 

Categorie:
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