I tre doni del Risorto

Gesù esplicita l’opera di riconciliazione cosmica avvenuta sulla croce, ridona la gioia della Sua presenza e invita gli apostoli a non tenere per sé la buona notizia, ma a portarla a tutti coloro che attendono il riscatto che solo Dio può dare
Michele Brambilla 1 anno fa
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di Michele Brambilla

Introducendo la recita del Regina Coeli del 28 aprile, II domenica di Pasqua o festa della Divina misericordia, Papa Francesco puntualizza che «il Vangelo di oggi (cfr Gv 20,19-31) narra che il giorno di Pasqua Gesù appare ai suoi discepoli nel Cenacolo, alla sera, portando tre doni: la pace, la gioia, la missione apostolica».

Cristo, infatti, annuncia anzitutto la Sua pace: «il Risorto reca l’autentica pace, perché mediante il suo sacrificio sulla croce ha realizzato la riconciliazione tra Dio e l’umanità e ha vinto il peccato e la morte». I discepoli, dopo il Venerdì Santo, erano smarriti e terrorizzati. «Gesù si presenta» allora «vivo in mezzo a loro e, mostrando le sue piaghe – Gesù ha voluto conservare le sue piaghe –, nel corpo glorioso, dona la pace come frutto della Sua vittoria».

L’apostolo Tommaso non era presente nel momento in cui Gesù apparve per la prima volta nel Cenacolo dopo la Risurrezione, pertanto «otto giorni dopo, cioè proprio come oggi, si ripete l’apparizione: Gesù viene incontro all’incredulità di Tommaso, invitandolo a toccare le Sue piaghe. Esse costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell’amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all’uomo». Quello di Cristo a Tommaso è un invito ancora attuale, ma dove sono visibili oggi le piaghe del Redentore? Esse «[…] sono i tanti problemi, difficoltà, persecuzioni, malattie di tanta gente che soffre. Tu non sei in pace? Va’, va’ a visitare qualcuno che è il simbolo della piaga di Gesù. Tocca la piaga di Gesù. Da quelle piaghe scaturisce la misericordia», cioè la percezione concreta del fatto che Cristo è davvero ancora tra noi e chiede che il Suo amore sia manifestato ai fratelli bisognosi.

«Il secondo dono che Gesù risorto porta ai discepoli», riprende a elencare il Papa, «è la gioia. L’evangelista riferisce che “i discepoli gioirono al vedere il Signore” (Gv 20,20)» e la gioia era così accecante che non riuscivano a crederci. «Anche a noi, quando magari è successo qualcosa di incredibile, di bello, viene da dire: “Non ci posso credere, questo non è vero!”. Così erano i discepoli, non potevano credere per la gioia. Questa è la gioia che ci porta Gesù. Se tu sei triste, se tu non sei in pace, guarda Gesù crocifisso, guarda Gesù risorto, guarda le sue piaghe e prendi quella gioia», ma non tenerla per te: trasmettila agli altri.

Si giunge così al terzo dono del Risorto, la missione. «Dice loro: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21). La risurrezione di Gesù è l’inizio di un dinamismo nuovo di amore, capace di trasformare il mondo con la presenza dello Spirito Santo» nei suoi discepoli.

Lunedì, 29 aprile 2019

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.