Maria in San Zeno, centro del mondo

Nella splendida basilica romanica di Verona, la grande lezione di bellezza teologica del Mantegna. (che ci rimanda a san Giovanni Paolo II).
Francesca Morselli 1 anno fa
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di Francesca Morselli

Verona è sempre una bella meta. Sarà per quel fiume impetuoso che scende dalle montagne e si riversa sulla città, sarà perché le Alpi le fanno da anfiteatro. Sicuramente però molto del suo fascino è dovuto ai secoli di storia cristiana che la vivificano e di cui sono testimonianza tante chiese medioevali. Tra tutte, spicca la chiesa di San Zeno.

Iniziata già nel secolo IX, fu rifatta nel secolo XI e poi risistemata nel secolo XIII. La facciata a salienti, il grande rosone centrale, il portale con protiro e leoni stilofori, e le bifore che ne impreziosiscono la facciata testimoniano la sua romanicità. L’interno è a tre navate, longitudinali, delimitate da possenti pilastri a forma di croce che si alternano a colonne sormontate da capitelli con motivi zoomorfi. La pietra bianca e rosa, usata a fasce orizzontali, e il soffitto in legno decorato, creano una sensazione di grande luminosità e accompagnano all’altare, sopraelevato rispetto alla navata per far spazio alla cripta sottostante. Sull’altare si staglia quindi il famoso trittico di Andrea Mantegna (1431-1506).

Il pittore padovano presenta una Madonna assisa in trono con il Bambino attorniata dai santi tutt’intorno. L’immagine è inserita in una struttura architettonica marmorea di fantasia che si coniuga perfettamente con le vere semi-colonne dorate frontali. La prospettiva è studiata scientificamente, il marmo del quadro in parte riprende l’architettura antica e in parte cita quel mondo umanista a cui Mantegna apparteneva. Di grande interesse sono i personaggi, ricchi di vitalità e forti di realismo.

San Pietro, sulla sinistra, con le chiavi bene in evidenza, simbolo della fiducia avuta da Cristo, guarda gli astanti di sottecchi, mostrando maturità e “paternità” verso i fedeli. Il suo mantello, poi, è talmente giallo che sembra balzare dalla cornice marmorea. Con Pietro cerca una conversazione san Paolo, che mostra la spada avvolta in un drappo rosso come a non volerla utilizzare mai più. Un poco più indietro ci sono san Giovanni Evangelista (giovane, biondo e intento a leggere la “sua” Bibbia) e san Zeno (in abiti vescovili). A questi si contrappone san Benedetto, visibile nell’ultimo riquadro, con il saio.  Quindi ci sono san Lorenzo con la palma del martirio, san Gregorio Magno in tutta la sua regalità e autorevolezza pontificia, e, a chiudere il semi-cerchio, la splendida figura di san Giovanni Battista concentrato nella lettura mentre abbraccia il bastone sormontato dalla croce.

Al centro di tutto sta Maria. Il suo trono gotico è di marmo. Ai suoi piedi si srotola un tappeto damascato. Ai lati i putti intonano canti. Lo sguardo della Vergine è assorto, viaggia lontano. Abbraccia il Figlio che le verrà tolto in giovane età ed è come se non gioisse affatto dei canti, dei festoni e della compagnia di tutti quegl’illustri santi, intenta com’è a contemplare il futuro drammatico che l’attende (quel futuro lo raccontano del resto le tre scene nella predella, che sintetizzano tutto il messaggio cristiano: Orazione nell’orto, Crocifissione e Resurrezione di Cristo).

Oltre il Mantegna umanista, i simboli posti sopra la testa della Madonna rivelano il mistero sublime: l’uovo di struzzo è un rimando alla fecondità e verginità di Maria, i festoni decorano la loggia carichi d’uva simboleggiando l’Eucarestia, i pomi ricordano il peccato originale redento da Cristo e la lucerna, in un bicchiere di vetro decorato da un bordo d’oro con pietre preziose, è l’emblema della purezza. Un’immagine straordinariamente colma di significati e di rimandi sacri, questa, posta in una realtà che viene quasi resa fisicamente tangibile dalle colline che si intravvedono dietro ai personaggi e dalle rose che, segno di rinascita, sbocciano copiose. Il messaggio del quadro dunque si eterna perché, attualizzato dall’ambientazione realistica. E questo rimanda senz’altro ad una preghiera a Maria scritta da Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005), Suscita una primavera di santità.

Vergine Maria,
Regina dei Santi,
e modello di santità!
Tu oggi esulti con l’immensa schiera
di coloro che hanno lavato le vesti
nel “sangue dell’Agnello” (Ap. 7, 14).
Tu sei la prima dei salvati,
la tutta Santa, l’Immacolata.
Aiutaci a vincere la nostra mediocrità.
Mettici nel cuore il desiderio
e il proposito della perfezione.
Suscita nella Chiesa,
a beneficio degli uomini d’oggi,
una grande primavera di santità.

Sabato, 2 marzo 2019

Categorie:
  Architettura, Via Pulchritudinis
Autore

 Francesca Morselli

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Nata a Mantova il 6 marzo 1964 dove risiede, nel 1990 si è laureata in Architettura, presso l’Università degli studi di Venezia, con una tesi di storia dell’architettura dal titolo “ Mantova 1866 -1927: architettura e città”. Dopo il conseguimento dell’abilitazione di architetto ha lavorato in studi professionali a Torino e Mantova. Ha in seguito conseguito l’abilitazione per guida turistica per la provincia di Mantova e l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte nelle scuole secondarie di secondo grado dove tutt’ora insegna. Ha pubblicato articoli per la rivista La Roccia trattando argomenti su turismo e arte.