Il mistero glorioso della Chiesa del Salvatore sul Sangue versato

Uno splendido edificio sacro a San Pietroburgo che ne ha viste di tutti i colori, ma di cui i totalitarismi non sono mari riusciti ad avere ragione
Mario Vitali 12 mesi fa
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di Mario Vitali

Era il 1° marzo 1881. Una violenta esplosione sconvolgeva la città di San Pietroburgo. Lo zar Alessandro II Romanov (1818-1881) rimaneva ferito a morte a seguito di un attentato dinamitardo compiuto da una organizzazione rivoluzionaria russa. Morirà il giorno successivo.

Il successore, il figlio Alessandro III (1845-1894), volle commemorare il martirio del padre costruendo una grande basilica sul luogo dell’attentato. L’edificio sacro prese il nome di “Sangue versato”, che successivamente assumerà quello attuale di “Chiesa del Salvatore sul Sangue versato”.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1883 e si conclusero nel 1907, sotto il regno dello zar Nicola II (1868-1918).

Alessandro III scelse, fra tutti progetti presentati, quello che riproponeva lo stile architettonico e decorativo russo del secolo XVI, assente però nella città di San Pietroburgo, che si ispirava ai modelli architettonici dell’Europa occidentale.

Con l’avvento del regime comunista sovietico, la basilica venne saccheggiata e danneggiata gravemente.  Poi nel 1931 il governo comunista ne decretò l’abbattimento, decisione poi sospesa ma riconfermata nel 1941. In quello stesso anno, però, gli ingegneri incaricati di procedere alla demolizione del magnifico edificio furono chiamati al fronte per contrapporsi all’avanzata dell’esercito tedesco.

Sotto l’occupazione tedesca, la Wermacht destinò l’edificio in un primo tempo a magazzino di verdure e poi a obitorio.

Dopo la guerra la chiesa divenne deposito di arredi teatrali fino al 1956, quando il governo sovietico emise un nuovo provvedimento di abbattimento della basilica per effettuare un ampliamento della sede stradale. Tuttavia, a causa di bisticci burocratici e della confusione sul progetto dell’ampliamento della strada, si arrivò al 1968 e il governo decise allora di revocare il provvedimento di abbattimento.

Vista esterna della Chiesa del Salvatore sul Sangue versato

Nel 1970 si decise di provvedere al recupero dell’edificio per trasformarlo in un museo dedicato all’arte del mosaico. I lavori di recupero e di ristrutturazione durarono ventotto anni, ma in URSS non c’erano allora le competenze tecniche capaci di ricuperare l’edificio che, dopo quasi un trentennio di lavori, si presentava ancora instabile e incapace di accogliere in sicurezza le molte migliaia di visitatori attesi.

Nel 2005 fu finalmente avviato un progetto serio di ristrutturazione e di recupero sia dell’edificio che di tutte le splendide decorazioni.

Oggi la basilica è considerata una delle più belle chiese del mondo, meta di milioni di visitatori, con oltre 7.000 mq di mosaici raffiguranti scene della storia sacra tornati all’antico splendore. Particolare attenzione è riservata alle raffigurazioni della Vergine con il Bambino e a quella di Cristo Pantocrate benedicente.

La storia di questa basilica fa certamente sorgere diverse domande. Una riguarda il motivo per cui un regime che ha distrutto migliaia di luoghi santi, che ha portato distruzione e morte nel mondo non sia riuscito ad abbattere questo luogo. E poi, perché, quando lo stesso regime ha deciso di volere ricuperare questo luogo, non ne è stato capace? Non si possono dare risposte certe, ma forse possiamo credere che ci siano luoghi e opere che, nascendo dalla sofferenza e dalla fede, mostrano una bellezza così luminosa che diventa capace di abbagliare anche l’odio più cieco.

   

Sabato, 3 agosto 2019

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  Architettura, Via Pulchritudinis
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 Mario Vitali

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