Il Papa, la modernità e la persecuzione culturale

«Il cristiano deve dare la sua testimonianza di fronte alle "colonizzazioni ideologiche e culturali" che suonano come vere e proprie "bestemmie" e suscitano "persecuzioni" furiose».
Marco Invernizzi 9 mesi fa
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Così comincia su L’Osservatore Romano del 22 novembre la cronaca della omelia del Santo Padre durante la Messa celebrata il giorno precedente a Santa Marta. Il tema è quello della persecuzione e lo spunto viene dato dal secondo libro dei Maccabei, dove viene presentata la figura eroica di Eleazaro, martire per non avere voluto mangiare carni proibite, ma in realtà per essersi opposto alla «colonizzazione ideologica» proveniente dal re Antioco Epifane, che voleva “colonizzare” la radice religiosa del popolo giudeo e sostituirla con il paganesimo ellenizzante.

Lo spunto della Scrittura ci porta alla situazione odierna, dove il Papa individua la presenza di tre persecuzioni, una religiosa, una politico-religiosa e un’altra culturale. Quest’ultima è quella che Francesco prende in esame: «La “modernità” è una vera colonizzazione culturale, una vera colonizzazione ideologica» ha spiegato il Papa, per poi aggiungere che «non dobbiamo andare troppo lontano per vedere alcuni esempi: pensiamo ai genocidi del secolo scorso, che era una cosa culturale, nuova: “Tutti uguali e questi che non hanno il sangue puro fuori e questi… Tutti uguali, non c’è posto per le differenze, non c’è posto per gli altri, non c’è posto per Dio”».

La modernità è dunque il problema, con le sue ideologie che hanno portato al genocidio armeno, a quello degli ebrei e infine al socialismo reale con i suoi cento milioni di morti. Ma dopo le ideologie, il mondo postmoderno ha continuato a colonizzare con la legalizzazione dell’aborto e con la lotta contro le differenze volute da Dio, in pratica con il rifiuto della Creazione: «ogni volta che arriva una colonizzazione culturale e ideologica si pecca contro Dio creatore perché si vuole cambiare la creazione come l’ha fatta lui».

Si tratta di una persecuzione culturale, meno evidente di quella che colpisce direttamente la religione e che non sempre si serve di mezzi politici, ma mira soprattutto a cambiare il senso comune di un popolo, appunto sostituendo la sua “radice” con qualcosa di estraneo e avverso, come avvenne al tempo dei Maccabei.

Naturalmente questo non significa che ogni novità sia perversa ma che «bisogna discernere le novità: questa novità è del Signore, viene dallo Spirito Santo, viene dalla radice di Dio o questa novità viene da una radice perversa?».

Chi sa se queste parole del Papa troveranno udienza sui media che solo pochi giorni fa hanno tentato di arruolarlo per cercare di riunire una sinistra divisa attorno al disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento fermo in Parlamento? E chi sa se queste parole contribuiranno a rasserenare e a unire il mondo cattolico, nel quale molti spesso si lasciano andare al rancore, alla frenesia di criticare, alla pretesa di insegnare a tutti come ci si deve comportare?

Temo di no ma continuo a sperare. Ai primi basterebbe l’onestà intellettuale di una corretta informazione, ai secondi basterebbe ricordare che il Magistero per un cattolico non è un optional, ma qualcosa cui adeguarsi anche quando non contiene proprio tutto quello che si desidera.

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 Marco Invernizzi

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