Parlare di meno e pregare di più

E’ in atto una tendenza a pronunciare sentenze definitive sul dopo-coronavirus da parte di ambienti che sembra siano in grado solo di polemizzare. Un appello alla sobrietà nell’uso delle parole.
Marco Invernizzi 2 mesi fa
Prima pagina  /  Lettere agli amici  /  Parlare di meno e pregare di più

di Marco Invernizzi


La Pandemia può minare la nostra salute, ma anche farci perdere la testa. Infatti, continuo a leggere, da destra a manca, tentativi ripetuti di pronunciare giudizi definitivi su quanto sta accadendo con la diffusione del Covid-19 e soprattutto sugli scenari post pandemia. C’è chi mette in discussione in modo radicale il modello di sviluppo delle società occidentali, auspicandone un radicale superamento, c’è chi sottolinea invece come la pandemia sia l’occasione per molti governanti di esercitare un potere diretto e tendenzialmente senza controllo democratico, con alcuni che si spingono addirittura a ipotizzare un governo mondiale come conseguenza diretta della diffusione del virus. Se ne sono sentite di ogni genere in queste settimane, quando tutti sono diventati esperti, soprattutto sulle origini e lo sviluppo di un virus di cui palesemente non si sa quasi nulla. 

Pochi, per la verità, hanno avuto l’umiltà di seguire giorno per giorno gli avvenimenti, descrivendoli, prima di tentare di giudicarli e ancora meno hanno usato le loro competenze nei limiti della loro scienza, che non può essere universale e abbracciare tutti i campi.

Non si può certo negare che vi è chi sta approfittando della pandemia per dilatare in modo arbitrario i propri poteri sfruttando l’emergenza sanitaria, così come è vero che gli Stati e le potenze internazionali stanno usando il coronavirus per una battaglia politica ed economica senza esclusione di colpi. Tuttavia, stabilire se siamo dinanzi ad una sorta di sciacallaggio, sia pure su scala planetaria, oppure ad un mutamento definitivo, quasi irreversibile, degli scenari economici e politici, è presto per dirlo.

Non ci siamo stupiti di fronte a un governo che ha trattato la Chiesa alla stregua dei parrucchieri, strumentalizzando oltre il lecito il doveroso atteggiamento dei cattolici giustamente preoccupati di un virus che in alcune zone d’Italia (forse questo non ovunque è stato percepito del tutto) ha ucciso o costretto al ricovero ospedaliero un numero molto elevato di persone, e non solo di anziani. Non ci siamo stupiti perché questa è la politica  di un governo che si fonda sull’alleanza fra un “non partito”, il MoVimento 5 Stelle, che ha come unica prospettiva realistica quella di stare al governo perché le elezioni ne dimezzerebbero i voti, e un altro partito, il Pd, sempre più espressione di una sinistra da ztl, che con i suoi voti non può aspirare ad altro che a sopravvivere, e quindi è meglio sopravvivere stando al potere.

Ci siamo rammaricati, questo sì, del fatto che la Conferenza episcopale abbia dato segnali contrastanti, prima semplicemente tacendo e obbedendo alle misure del governo, poi uscendo dal silenzio con un comunicato contro il governo che sembrava incitare alla disobbedienza civile, quindi ritornando subito al precedente silenzio, addirittura ringraziando governo e comitato tecnico-scientifico che pochi giorni prima erano stati aspramente criticati.

Naturalmente ci spiegheranno che noi non sappiamo come stanno veramente le cose perché non conosciamo i retroscena di queste vicende (quelle cioè relative al potere). E’ vero, e siamo felicemente molto estranei agli scontri, ai giochi di potere, ai ricatti. Non lo siamo, però, ai fatti.

E un fatto possiamo testimoniarlo: la gente è sconcertata. Sono certamente sconcertati i cattolici, ma non soltanto loro.

I cattolici sono diventati una minoranza e hanno di fronte un governo per il quale la religione praticata con impegno settimanale dal 20% degli italiani è l’ultimo dei problemi e lo stesso governo non ha mai ritenuto di dovere mettere al centro dell’attenzione la famiglia, composta da padre, madre e figli. Una minoranza deve assumere un atteggiamento missionario se vuole operare per una nuova evangelizzazione e siccome il 20% non è cosa da poco in un Paese ormai senza altri riferimenti ideologici pubblici, i Pastori di questa minoranza dovrebbero farsi valere trattando con le istituzioni, senza pretendere privilegi, ma senza neanche apparire come insignificanti, come invece è accaduto durante la lunga crisi dovuta alla diffusione del Coronavirus. Solo così, con un atteggiamento umile, desideroso di annunciare Cristo come Salvatore e di mostrare come l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa aiuterebbe almeno a impostare la soluzione di molti problemi, i cattolici possono uscire dall’irrilevanza e assumere un ruolo propositivo per tutto il Paese.

Ma lo sconcerto non riguarda solo i cattolici. Riguarda tutti gli italiani, immersi in una continua polemica di tutti contro tutti e su tutto, e afflitti da improbabili teorie di complotti misteriosi che circolano sui social come l’acqua nei fiumi.

La polemica non è inutile. Spesso serve per arrivare a fare emergere la verità. Quanti errori, ed eresie, sono serviti per arrivare alla comprensione di verità difficili da contemplare e da definire. Ma se la polemica diventa l’unico modo di esprimersi, soprattutto se diventa l’unico modo di diffondere la verità, allora significa che un virus (che non c’entra col Covid) è entrato nella mente e nel cuore di chi si comporta così, un virus che aspetta ogni occasione per avvelenare, per gettare discredito, per dialettizzare. E’ quello per esempio che sta avvenendo all’interno della Chiesa, dove la dominante sembra essere oramai uno scontro tra fazioni, più che la preoccupazione per la nuova evangelizzazione e per la salvaguardia del rispetto e dell’obbedienza nei confronti dell’autorità.

Nel mondo dominato dalla “dittatura del relativismo” è scoppiata una pandemia che sta mettendo in luce la profonda disperazione che avvolge questo mondo diviso. Forse soltanto qui troviamo l’opportunità che il virus ci offre. Il coronavirus è una prova, che il Signore della storia permette per la nostra conversione. Poi certamente i diversi attori faranno il loro gioco: la Cina cercherà di continuare a conquistare il mondo come faceva prima del virus e gli Stati Uniti cercheranno di opporsi. Chi non ama la religione cercherà di ridimensionarla ancora di più in Occidente e chi la rappresenta sarebbe bene che facesse la sua parte per difenderla.Ma il nodo, il vero nodo da cui dipende il futuro a me sembra un altro: che cosa ne faremo di questa prova? La useremo come una semplice parentesi per tornare a fare nel bene e nel male quello che facevamo prima, oppure sarà un’occasione per chiedere nella preghiera la nostra conversione?

Giovedì, 14 maggio 2020

Categoria:
  Lettere agli amici
Autore

 Marco Invernizzi

  (266 Articoli)

Marco Invernizzi nasce a Milano nel 1952. Nel 1977 si laurea in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi su Il periodico "Fede e Ragione" nell'ambito della storia del Movimento Cattolico italiano dal 1919 al 1929, relatore il professor Luigi Prosdocimi. Dopo gli studi universitari continua ad approfondire, in modo non puramente intellettualistico - dal 1972 milita in Alleanza Cattolica, della quale è stato responsabile per la Lombardia e per il Veneto fino al 2016-, le vicende del movimento cattolico in Italia. Ha pubblicato, fra l'altro, L'Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno politico unitario dei cattolici(Cristianità, Piacenza 1993); La Chiesa, la politica, il potere attraverso i secoli (contributo a Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, a cura di Franco Cardini, Piemme, Casale Monferrato 1994); e, con altri, I Papi del nostro secolo, parte prima Da Leone XIII a Pio XII (Italica Libri/Editoriale del Drago, Milano 1991); e Guida introduttiva alla storia della Chiesa cattolica (Mimep-Docete, Pessano [Milano]). Collabora a Cristianità e ad altre riviste e quotidiani. Dal 1989 conduce a Radio Maria la trasmissione settimanale La voce del Magistero. Nella linea di quanto già edito si pone Il movimento cattolico in Italia dalla fondazione dell'Opera dei Congressi all'inizio della seconda guerra mondiale (1874-1939), un'opera di sintesi in cui viene ripercorsa la storia del movimento cattolico, con particolare attenzione alle sue espressioni politiche, dalla Breccia di Porta Pia alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Dal 28 maggio 2016 è Reggente Generale di Alleanza Cattolica. Facebook - Instagram - Cathopedia