La poesia biblica della melagrana

Nella sublime fisicità del “Cantico dei cantici”, l’amore sponsale trabocca della pienezza spirituale del dono totale e definitivo di sé
Stefano Chiappalone 1 anno fa
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di Stefano Chiappalone

Nel Cantico dei Cantici i frutti del melograno sono nominati più volte nella sinfonia di colori e di profumi che danzano assieme all’uomo e alla donna, velando, svelando e rivelando l’uno all’altra attraverso l’intreccio di simboli naturali che rimandano all’amore sponsale. La vitalità primaverile della creazione esprime quella degli sposi che si cercano e si identificano in un tripudio di fiori, mele, aromi e, appunto, melagrane. Il poetico elenco delle rispettive bellezze evoca un altro cantico, quello di Daniele (cfr. Dn 3, 52-90), che la liturgia riprende nelle lodi festive. Se quest’ultimo chiama ogni elemento del cosmo a lodare e a benedire il Creatore, nel Cantico gli elementi naturali concorrono a esaltare ogni singola parte dei due corpi destinati a incontrarsi attraverso la fisicità, senza esaurirsi in essa, anzi fermandosi estatico a contemplare e magnificare quel corpo che non è posseduto bensì donato. «Sicut fragmen mali punici, ita genae tuae» (Ct 4,3), «Come spicchio di melagrana è la tua tempia», o la tua gota, secondo altre versioni.

Sovrapponendo l’immagine della sposa allo spicchio di melagrana, i colori dominanti sono il bianco e il rosso: la candida membrana e i grani color porpora, lucenti come pietre preziose. Anch’ella è bianca e vermiglia, come lo sposo (cfr. Ct 5, 10). L’uso del simbolismo esprime un’attrazione tanto passionale quanto contemplativa. Il candore nasconde ciò che solo l’amore può rivelare. Ed è, a propria volta, la sposa a riprendere il paragone in vista dell’incontro che sta per compiersi: quando lo sposo la inizierà «all’arte dell’amore» (Ct 8,2), gli promette di farle bere «vino aromatico e succo del mio melograno» (Ct 8, 2). Un succo rosso come il sangue, cui la melagrana allude nell’iconografia – si pensi alla Madonna della melagrana di Sandro Botticelli (1445-1510) ‒ presentando tra le mani del Cristo bambino un precoce richiamo alla passione cruenta. Un frutto segnò la caduta, nel libro della Genesi, e un frutto predice la redenzione, nel Cantico, in nome di un amore senza riserve, definito «forte come la morte […] una fiamma divina» (Ct 8,6). L’incontro è giunto a compimento, e il dono diviene totale: così come il grano deve frantumarsi per portare frutto, la melagrana deve frantumarsi per portare… succo.

Sabato, 18 maggio 2019

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  Arte, Via Pulchritudinis
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 Stefano Chiappalone

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Nato ad Avezzano (AQ) nel 1982, laureato in Storia Medievale. È autore di articoli e conferenze su temi legati alla "via della bellezza".