«Proteggere ogni vita»

È il motto che unisce le due tappe del viaggio del Santo Padre in Tailandia e in Giappone, ma anche un imperativo per l’Occidente, che ha smarrito il senso delle cose
Michele Brambilla 7 mesi fa
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di Michele Brambilla

Come Papa Francesco ricorda nel discorso all’udienza generale del 27 novembre, «ieri [26 novembre] sono ritornato dal viaggio apostolico in Tailandia e Giappone, un dono del quale sono tanto grato al Signore». Parlando della prima, il Pontefice la descrive come un «[…] antico Regno che si è fortemente modernizzato. Incontrando il Re, il Primo Ministro e le altre Autorità, ho reso omaggio alla ricca tradizione spirituale e culturale del popolo Thai, il popolo del “bel sorriso”» perché, soggiunge Francesco alzando lo sguardo sulla folla che lo fronteggia, «la gente laggiù sorride».

«Sorridere» è diventato uno dei verbi più “difficili” per l’europeo medio. Nonostante a volte vivesse in povertà, l’abitante dell’Europa medioevale esprimeva una speranza che trascendeva la situazione contingente. Secoli di allontanamento dalla civiltà cristiana romano-germanica hanno invece creato un nuovo tipo umano egocentrico, radicalmente scontento e perennemente in competizione con i fratelli. In questo quadro la vita è divenuta tutelabile solo se corrisponde a rigidissimi standard di salute e di benessere economico. Il Papa si riallaccia allora al motto scelto per il viaggio apostolico: «“Proteggere ogni vita” è stato il motto della mia visita in Giappone, un Paese che porta impresse le piaghe del bombardamento atomico» subito dalle città di Hiroshima e di Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945, luoghi dove «[…] ho sostato in preghieraho incontrato alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime, e ho ribadito la ferma condanna delle armi nucleari», nelle quali si può notare un particolare disprezzo per la vita in tutte le sue manifestazioni. 

«Per proteggere la vita», infatti, «bisogna amarla, e oggi la grave minaccia, nei Paesi più sviluppati, è la perdita del senso di vivere». Il Santo Padre osserva che «le prime vittime del vuoto di senso di vivere sono i giovani, perciò un incontro a Tokyo è stato dedicato a loro. Ho ascoltato le loro domande e i loro sogni; li ho incoraggiati ad opporsi insieme ad ogni forma di bullismo, e a vincere la paura e la chiusura aprendosi all’amore di Dio, nella preghiera e nel servizio al prossimo. Altri giovani li ho incontrati nell’Università “Sophia”, insieme con la comunità accademica. Questa Università, come tutte le scuole cattoliche, sono molto apprezzate in Giappone» perché, come capita anche in altri luoghi, sono le uniche istituzioni che difendono l’intangibilità della vita umana e l’integrità della persona.

Solo se le società rimetteranno al centro di sé questi valori si potrà realizzare l’auspicio formulato dal Pontefice nel Paese del Sol levante, ovvero quello di «[…] essere un Paese trainante per un mondo più giusto e pacifico e per l’armonia tra uomo e ambiente». L’uomo riuscirà a proteggere le specie animali e vegetali in pericolo quando avrà riscoperto il progetto originale di Dio su di sé e ridato alla vita umana, in ogni sua forma, la dignità che le appartiene naturalmente.   

Giovedì, 28 novembre 2019

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 Michele Brambilla

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Michele Brambilla, celibe, di professione insegnante, nasce il 21 aprile 1987 a Monza (MB). Consegue la laurea specialistica in Lettere il 10 luglio 2013 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 22 novembre 2017 quella triennale in Scienze religiose presso l’Istituto di Scienze Religiose “Paolo VI” di Milano, con indirizzo pedagogico. Conosce Alleanza Cattolica da adolescente, nel suo ambiente parrocchiale d’origine, e diventa militante nel marzo 2017. Già nel 2012 comincia a collaborare al sito regionale lombardo di AC, Comunità Ambrosiana, per approdare poi, dopo la promessa di militanza, su quello nazionale: su entrambi cura principalmente pagine dedicate al Magistero papale ed episcopale.