La gioia concreta di una fede vissuta insieme
di Mariateresa Colleoni
Se qualcuno fosse passato dall’auditorium del Garda Family House a Brenzone sul Garda la sera del 30 dicembre, forse si sarebbe fermato un momento sulla soglia, incuriosito da ciò che stava accadendo all’interno. Avrebbe assistito a una scena insolita, lontana dall’idea comune di un semplice spettacolo o di una conferenza. Tra le poltrone azzurre, verdi e rosse non c’era un pubblico silenzioso e passivo, ma adulti, ragazzi e bambini seduti insieme, fianco a fianco, intenti a leggere da fogli sparsi testi di canzoni. Alcuni seguivano con attenzione, altri aiutavano i più piccoli, altri ancora cullavano un bambino o si chinavano a spiegare una parola. Sul palco, nel frattempo, due madri e due padri suonavano e cantavano quegli stessi testi, creando un dialogo continuo tra chi era sul palco e chi era in sala, invitando ad affiancarli. I canti raccontavano storie diverse, lontane nel tempo e nello spazio ma unite da un filo comune: i controrivoluzionari vandeani, i giovani di Budapest, le vite dei santi, fino a un saluto commosso a un caro amico scomparso già diciotto anni prima, il padre di alcuni di quelli che oggi sono giovani genitori presenti in sala erano tutte storie di fede, di sacrificio, di amicizia e di memoria, che prendevano forma attraverso la musica e le voci di chi le aveva fatte proprie.
In uno dei canti, dedicato a San Francesco Saverio – un inno nato durante un campeggio delle elementari di qualche anno fa – emergeva una citazione attribuita a Sant’Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, prega come se tutto dipendesse da Dio». Quelle parole sembravano riassumere perfettamente ciò che si stava vivendo in quei giorni: azione concreta e sempre accompagnata dalla preghiera.
Infatti, seduti su quelle stesse poltrone, negli altri momenti della giornata gli adulti avevano ascoltato relazioni dedicate all’Intelligenza Artificiale, cercando di comprendere e interrogare la sfida che essa rappresenta per il mondo contemporaneo. Non si trattava solo di acquisire informazioni, ma di riflettere insieme su come affrontare il presente da cristiani consapevoli. Allo stesso tempo, molti si erano resi concretamente utili: facendo catechismo ai ragazzi, prendendo tra le braccia i figli di amici, talvolta appena conosciuti, per permettere ad altri di seguire un incontro o semplicemente di riposare un momento.
Anche i pasti erano diventati occasioni di condivisione e approfondimento. Si pranzava seduti a tavoli tematici, discutendo di educazione musicale, di bioetica, di come essere presenti nei diversi ambienti della vita quotidiana come cristiani formati e responsabili. Conversazioni semplici ma dense, intrecciate con risate, domande, racconti personali e nuove amicizie che prendevano forma.
Insieme a ciò, rimaneva la preghiera. Le lodi mattutine, la Santa Messa, la preparazione a più voci del canto del Te Deum, il Santo Rosario: momenti che scandivano le giornate e davano loro un ritmo preciso. Il tutto vissuto in una chiesa che, sopra l’altare, custodisce una statua della Sacra Famiglia, presenza silenziosa ma eloquente a ricordare costantemente l’esempio a cui guardare.
Se qualcuno fosse passato dall’auditorium del Garda Family House a Brenzone sul Garda la sera del 30 dicembre avrebbe potuto intravedere la gioia concreta di una piccola società che tenta di vivere ricreando la Cristianità, a misura d’uomo, anche del più piccolo, secondo il piano di Dio. Avrebbe visto una grande famiglia di amici, di età diverse e in momenti diversi della vita, unita non solo dalla preghiera, ma anche dal desiderio comune di costruire, là dove ciascuno è chiamato, una comunità cristiana viva e reale.
Sabato, 10 gennaio 2026
