Russia: comunisti e soci nella nuova Duma di Stato

Pierre Faillant de Villemarest 26 anni fa
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Pierre Faillant de Villemarest, Cristianità n. 225-226 (1994)

 

Il «ritorno degli irriducibili»

Russia: comunisti e soci nella nuova Duma di Stato

 

La ricostruzione di qualche manovra della rete socialcomunista all’interno delle istituzioni russe e illuminanti informazioni su un episodio esemplare di disinformazione: la figura e la parte di Vladimir Volfovic Zhirinovski.

 

Il vero pericolo non sta sempre dove lo segnalano i «mass media»: dietro a Vladimir Volfovic Zhirinovski vi è Anatoli Ivanovic Lukianov

Con ogni evidenza i mass media del mondo intero si ostinano a ignorare quanto, con due anni di ritardo ri­­spetto alle mie informazioni, hanno improvvisa­men­te «sco­­­perto» anche Globe e Alexandre Adler, sulle on­­­de di France 2, e cioè che Vladimir Volfovic Zhi­­­rinovski, eletto nella Duma di Stato — la Ca­mera Bas­­sa del nuovo parlamento russo —, «è ebreo e agen­te del KGB». Ne preciserò poi i termini. Ma il cla­­more pro­dotto da que­sto provocatore copre — ed è la sua funzione — l’opera di erosione avviata dagli spe­­cia­li­sti della sovversione, che non hanno assolu­ta­men­­­te rinnegato il comunismo, anche se si sono tra­vestiti da nazionalisti, da «progressisti» o da sociali­sti.

Basti un esempio. Sedici giorni dopo le elezioni del 12 dicembre 1993, una maggioranza parlamentare ha designato Anatoli Ivanovic Lukianov alla direzione di una Commissione incaricata di organiz­za­re i lavori dei deputati.

Qua e là, sulla stampa, qualcuno ha ricordato che Anatoli I. Lukianov era stato presidente del Soviet Supremo quando era al potere Mikhail Serghevic Gorbaciov, cioè dell’ultimo parlamento comunista. Ma si dimentica che, quando il potere era nelle mani di Juri Vladimirovic Andropov, che allora dirigeva il KGB, lo stesso Anatoli I. Lukianov costituiva il collegamento istituzionale fra il consiglio dei Ministri di Leonid Ilic Breznev e il KGB. E si ignora pure che è poi stato responsabile del Dipartimento Generale del Comitato Centrale del PCUS, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e che subito dopo ha diretto i cosiddetti Organi Amministrativi, cioè un ufficio incaricato di trattare tutti gli affari segreti, ma anche di super­vi­sio­nare promozioni, spostamenti e de­sti­tu­zio­ni dei quadri alti del KGB, la polizia politica, del MVD, le forze speciali del ministero dell’Interno, del GRU, lo spionaggio sempre militare, e dell’apparato politico-militare.

Prima di Anatoli I. Lukianov, dal 1980 al 1986, tale ufficio era stato diretto da Mikhail S. Gorbaciov, mentre tutti continuavano a sostenere che era solamente segretario all’Agricoltura nel Politburo. Anatoli I. Lu­kia­nov gli è succeduto dal gennaio del 1987 al 1990, finché, eletto al Soviet Supremo, «ispirava» coloro che hanno messo a punto il putsch dell’estate del 1991. Il fatto che questo personaggio, ancora sotto accusa — venga o meno dichiarato in futuro ineleggibile a causa del mancato colpo di Stato —, sia im­me­dia­ta­men­te eletto a Smolensk e, sull’onda, promosso alla Commissione citata, mostra quanto peso abbiano i comunisti ortodossi nella Duma di Stato. Perché la stampa lo nasconde?

Circa altri trenta deputati, sui quattro­cen­to­cin­quan­­­ta della Camera Bassa, sono pure ex membri ele­vati dell’apparato. Essi manovrano attorno a sé più di centottanta deputati della stessa tendenza, an­che se si nascondono sotto l’ala di Vladimir V. Zhi­rinovski. In Francia, dal 15 dicembre 1993, Hé­lène Blanc e Renata Lesnik, nei loro lanci quotidia­ni su Minitel, costruiti sulla base di un notevole la­­voro di selezione della stampa russa, parlavano del «ritorno degli irriducibili». Costoro stanno facen­do il possibile per ridurre o per sabotare i poteri di Bo­ris Nicolaevic Eltsin, in nome di una democrazia che non hanno mai rispettato e della quale hanno im­­pedito la rinascita, sotto la direzione di Mikhail S. Gor­baciov.

Finanziamento e funzione di Vladimir Volfovic Zhirinovski

Rimane da vedere il «caso Zhirinovski», di cui è ne­cessario precisare una volta per tutte, oltre le ori­gini, il finanziamento e la funzione. La sua can­didatura è stata lanciata nel 1990, per far cadere Bo­ris N. Eltsin, che puntava alla presidenza dello Sta­to, dagli uomini dell’apparato nell’ombra e dal KGB. All’epoca, quando era legale solamente il PCUS, ha potuto lanciare indisturbato il suo partito li­­beral­democratico, un nome scelto appositamente in quanto seduceva i progressisti americani, da cui è andato a farsi conoscere a New York e a Wa­shing­ton. Gli ex alti responsabili del KGB, ora transfughi in Occidente, Oleg Gordievsky e il generale Oleg Danilovic Ka­lu­gin, hanno di recente qualificato questa com­parsa come «una perfetta manovra di dis­in­for­ma­zione».

E, infatti, a partire da questo momento, il finanziamento di Vladimir V. Zhirinovski è avvenuto soprattutto attraverso Valentin Minakov, uscito da un gruppo di agenti del KGB all’interno dell’Inturist, e l’operazione, fino al falli­men­­to del putsch dell’agosto del 1991, si svolgeva sotto il controllo di Filip Bobkov, primo vicedirettore del KGB. Allora è nata la società commerciale Gallant, di Andrei Zavidya, grazie a fondi forniti da affaristi di Mosca e di Izevsk: Hélène Blanc e Renata Lesnik citano in proposito la Kosmolskaia Pravda del 29 ottobre 1993, che però non sembra essere stata letta da altri in Occidente. Ma, siccome questo camuffamento era stato scoperto da quanti vogliono vedere o essere informati, ha fatto la sua comparsa un’altra ditta, la società INO… a proposito del cui nome noto come le sue iniziali sono quelle che, negli anni 1950, indicavano il Dipartimento Esteri del NKVD/KGB… Divertente, no?

A quanto ho detto su Vladimir V. Zhirinovski dal 1990 al 1992, bisogna aggiungere un fatto che mostra i suoi legami con il KGB, il quale però se ne serve come una sorta di giornalista pagato un tanto al pezzo, cioè per colpi definiti. All’inizio degli anni 1980 venne incaricato di infiltrarsi nelle comunità ebraiche dell’URSS. Mikhail S. Gorbaciov voleva nello stesso tempo trovarvi agenti per le sue operazioni di riav­vi­ci­namento a Israele e impedire la loro coesione in alcuni ambienti dissidenti. Vladimir V. Zhirinovski riuscì a entrare nel consiglio di Shalom, poi in quello di Vaad, incaricati di coordinare l’a­zio­ne degli ebrei dell’URSS. Riuscì a seminarvi la zizzania e la diffidenza, mentre avvicinava i servizi segreti israeliani, desiderosi di aiutare gli ebrei a emigrare in Israele, al pun­to da richiedere lui stesso lettere d’invito «a rag­­giungere la sua famiglia». La domanda non ebbe seguito, anche se l’Ufficio Tecnico Israeliano gli aveva fornito elemen­ti per giustificare la sua emigrazione. Di fatto, l’ope­razione venne annullata perché il KGB, conoscendo il carattere incontrollabile dell’individuo se lasciato a sé stesso, temeva le sue chiacchiere, se fosse andato a Tel Aviv.

Il problema si pone dunque in questi termini: a che cosa serve questo provocatore nato?

Molto semplicemente, a seminare, in ognuna delle sue operazioni, il disordine, il dubbio e la confusione, attraverso l’uso di un linguaggio eccessivo e ri­ven­di­ca­zioni territoriali insensate, avanzate in nome del nazionalismo russo. In altri termini, è incaricato di comportarsi in modo da screditare il vero naziona­li­smo russo, favorendo operazioni di amalgama se­condo cui nazionalismo russo, imperialismo, razzismo e nazionalsocialismo sono equivalenti. È incaricato di suscitare in Russia la paura nella maggioranza dei cittadini che aspira alla sicurezza, alla tranquillità sociale, insomma, a una vita normale. Fra la dittatura potenziale, di cui sarebbe portatore Boris N. Eltsin, e l’avventura imperialistica, rappresentata da Vladimir V. Zhirinovski, questi cittadini vengono indotti a preferire la routine comunista degli ultimi anni, durante i quali forse non erano liberi, ma lo «Stato provvidenza» si faceva carico di tutto, non dovevano preoccuparsi del proprio salario, le sovvenzioni facevano il resto. In questo modo la rete comunista, ricostituita anche all’interno della Duma di Stato, spera di riuscire a ricuperarli e che, grazie alla pretesa adesione all’economia di mercato attuale da parte degli uomini dell’apparato di ieri, i governi occidentali finiscano per riaccettarli, dopo tutto, nella loro marcia e nelle loro mosse verso il Nuovo Ordine Mondiale.

La manovra sarebbe destinata a fallire se i mass media europei la denunciassero. Ma sembra più semplice e privo di rischi mettere in scena «il fascista» Vladimir V. Zhirinovski e «l’imprevedibile» Boris N. Eltsin, e tacere che il settanta per cento degli ufficiali in servizio attivo hanno votato per l’im­pe­ria­lismo rivendicato da Vladimir V. Zhi­ri­novski, l’istrione al servizio del KGB, che lavora nell’ombra.

Pierre Faillant de Villemarest

 

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