«Storia religiosa dei popoli nordici»

In un simposio internazionale 
Andrea Morigi 27 anni fa
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Andrea Morigi, Cristianità n. 223 (1993)

 

«Storia religiosa dei popoli nordici»

 

A Villa Cagnola, a Gazzada, in provincia di Varese, dal 10 al 14 settembre 1993, studiosi
e accademici hanno fornito importanti contribuiti per la conoscenza della cultura
e della storia della parte settentrionale dell’Europa cristiana.

 

Dal 10 al 14 settembre 1993, a Villa Cagnola, a Gazzada, in provincia di Varese, organizzata dalla Fondazione Am­bro­sia­na Paolo VI. Istituto per l’Evangelizzazione e la Promozione Umana — diretto da don Ferdinando Citterio —, si è svolta la XV Settimana Europea, dedicata alla Sto­ria religiosa dei popoli nordici.

L’intenzione di questi convegni, curati per l’aspetto organizzativo dal dottor Luciano Vaccaro e iniziati nel 1979 con la storia religiosa d’Europa e d’Italia, e proseguiti con la storia religiosa della Germania nel 1980 e della Francia nel 1981, è quella di far riscoprire le radici cristiane dell’Europa. Operando in questo senso, l’organismo promotore ha via via sviluppato nel corso degli anni un notevole lavoro di informazione e divulgazione delle vicende della cristia­niz­za­zio­ne e della vita religiosa di popoli di cui spesso non vi è adeguata conoscenza né presso gli studiosi né presso un pubblico più vasto.

Gli atti dei convegni — strutturati come veri e propri simposi internazionali, con la partecipazione di accademici di varie università europee — hanno portato alla realizzazione dei volumi Storia religiosa dei popoli balcanici (1), Storia religiosa della Russia (2), Storia religiosa della Polonia (3), Storia religiosa dei Cechi e degli Slovacchi (4), Storia religiosa dei popoli baltici (5), Storia religiosa dell’Inghilterra (6), e Storia religiosa dell’Ungheria (7), mentre è prevista la pubblicazione degli atti di Storia religiosa del Portogallo, di Storia religiosa della Spagna e di L’Europa e l’evan­ge­lizzazione del Nuovo Mondo, oltre al volume relativo alla recente Settimana sulla storia religiosa dei popoli nordici. Per il 1994, la Fondazione Ambrosiana Paolo VI ha inoltre in programma una Settimana che verterà sulla storia religiosa della Svizzera.

Fra la prima e la seconda evangelizzazione

Il convegno sulla storia religiosa dei popoli nordici, sotto la direzione scientifica della professoressa Margherita Giordano Lokrantz, docente di Lingue e Letterature Scandinave all’Università Statale di Milano, ha visto gli interventi di alcuni fra i maggiori esperti di storia nordica. 

I lavori sono iniziati con la prolusione del vescovo ausiliare di Stoccolma, S. E. mons. William Kenney C.P., che ha affrontato il tema La Chiesa nei paesi nordici e la nuova Europa, facendo stato della singolare situazione di secolarizzazione di Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda e dei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e le Chiese Luterane di Stato. «L’egemonia di un materialismo onni­per­va­si­vo» e la filosofia dell’umanesimo hanno condotto, nella società nordica, a un sistema «che promette la felicità in cambio dell’acquisto di un determinato articolo» e alla ricerca, anche sociale, di un miglioramento del benessere materiale identificato di fatto con un miglioramento automatico della qualità della vita. In questo contesto, poiché il materialismo è inadeguato come religione, ha proseguito mons. William Kenney, si crea una situazione in cui «la morte è esclusa dal quotidiano, isolata negli ospedali e nelle istituzioni, e il sistema statale assistenziale serve a proteggere le persone dalle più spiacevoli realtà della vita». La Chiesa cattolica, composta per buona parte di immigrati non scandinavi, patisce, proprio per la marcata multietnicità che la caratterizza, la propria estraneità rispetto all’ambiente culturale del Nord e vive come una minoranza rispetto alle Chiese di Stato che, pur composte quasi esclusivamente di autoctoni, convivono peraltro con il problema di una più o meno accentuata dipendenza dallo Stato e di una scarsissima partecipazione alla vita religiosa da parte dei propri membri. Le relazioni ecumeniche, ha concluso il vescovo ausiliare di Stoccolma, potrebbero però fornire l’esempio di una testimonianza cristiana anche all’Europa dell’Est.

I lavori hanno poi affrontato temi più specificamente storici, a partire da The Nordic Countries Significance for Europe del professor Matti Klinge, dell’Università di Helsinki, che ha inviato la propria relazione. Nel suo studio il professor Matti Klinge ha sottolineato come, a causa della sostanziale neutralità dei paesi nordici rispetto allo scisma della Chiesa ortodossa, vani siano stati nel Medioevo i tentativi volti a inglobare la Scandinavia nel Sacro Romano Impero. Questa eredità storica produce e ha prodotto conseguenze anche nei tempi più recenti, con la sostanziale neutralità della Svezia e della Finlandia rispetto ai blocchi NATO e sovietico, ma ha influenzato, pur rimanendo saldo il riferimento culturale all’Occidente, una diffusa ostilità anche popolare riguardo all’appartenenza alla CEE, nonostante la maggior parte dei governi nordici ne abbia ultimamente fatto richiesta.

Il professor Carl Fredrik Hallencreutz, docente di Storia delle Missioni e preside della Facoltà di Teologia dell’Università di Uppsala, in Svezia, ha esposto il proprio studio Dalla missione di Anscario allo strutturarsi delle diocesi in Danimarca, Svezia, Norvegia (secc. XI-XII), descrivendo la penetrazione missionaria di sant’Anscario, arcivescovo di Brema nel secolo IX, verso la Danimarca a cominciare dallo Slesvig e dallo Jutland meridionale, come un vero e proprio piano strategico appoggiato da uno jus missionis papale. La prima evangelizzazione della Norvegia avvenne invece tramite la collaborazione essenziale fra missionari e i sovrani del paese, Olav Tryggvason e il suo successore Olav Haraldsson il Santo. Tuttavia, poiché la cri­stia­niz­za­zione coincise con l’unificazione dei regni scandinavi fra il periodo vichingo e il primo Medioevo, si ebbe come risultato la presenza di differenti modelli di struttura ecclesiale: quello francese, per l’influenza normanna, quello tedesco, per l’antico diritto di missione, quello bizantino, particolarmente per via dei rapporti che la Svezia intrattenne con il cristianesimo orientale, fornendo anche un reggimento militare, detto dei Variaghi, alla corte di Costantinopoli. L’idea del regnum, ha concluso il professor Carl Fredrick Hallencreutz, veniva quindi interpretata, soprattutto sul tema della libertas ecclesiae, in modo diverso a seconda dell’affermarsi dell’una o dell’altra influenza.

Le vicende della Cristianità in Islanda sono state trattate dal filologo e specialista di letteratura norrena Jònas Kristiànsson, direttore dell’Istituto dei Manoscritti dell’Università di Reykjàvik, ateneo nel quale è anche docente. L’Islanda, ha affermato lo studioso nel suo intervento Storia del cristianesimo in Islanda: dalla missione di Thorvald il viandante alla fioritura della poesia spirituale nel sec. XIV, presentava un’organizzazione ecclesiale diversa rispetto ai paesi scandinavi. Infatti, il cristianesimo venne riconosciuto, nell’anno 1000, come religione ufficiale da parte del parlamento islandese, ­l’Althingi, durante una seduta alla quale partecipò una grandissima parte del popolo. In seguito, tuttavia, furono i sacerdoti pagani, che durante il tempo precedente detenevano anche un potere temporale, a officiare come sacerdoti cattolici. Que­sta situazione di singolarità condusse la Chiesa islandese ad affermare a più riprese la propria autonomia da Roma, ma fu anche fonte, per l’eredità delle saghe, di un fiorire di capolavori della letteratura cristiana come il Lilja, «Il Giglio», un ispirato inno alla Vergine, di 100 strofe composte nel metro classico islandese. La ricchezza culturale della Chiesa islandese si spense tuttavia improvvisamente e violentemente, ha affermato il professor Jònas Kristiànsson, con l’imposizione del luteranesimo da parte della Danimarca nel 1542. Imprigionati dai protestanti, i vescovi cattolici islandesi Ogmundur Palsson e Jon Arason moriranno, il primo in viaggio verso la Danimarca, il secondo decapitato a Skalholt nel 1550. Con questi martiri della fede cattolica, si interrompe anche la serie di santi islandesi, iniziata con Jòn Ögmundarson e Þorlàkur Þòrhallson, meglio conosciuto come san Torlazio.

Ordini religiosi e re santi

La seconda giornata del convegno è stata aperta dal professor Tore Nyberg, docente di Storia Medioevale all’Università di Odense, in Danimarca, e direttore del Centro Internazionale Brigidino di Farfa, sito a Farfa Sabina, in provincia di Rieti, organismo che mira a raccogliere una biblioteca nordica di storia locale e religiosa e di teologia, oltre che una documentazione sui rapporti tra Italia e paesi del Nord. La relazione del professor Tore Nyberg, incentrata su Il ruolo degli ordini religiosi nel Nord Europa: Santa Brigida e il suo ordine, ha messo in rilievo come l’evangelizzazione avvenuta in quei paesi sia dovuta per la gran parte agli ordini monastici e come tramite essi, in special modo i benedettini inglesi, abbia avuto diffusione il culto dei Re Santi, sull’esempio di sant’Osvaldo e sant’Edmondo, re inglesi il cui parallelismo con la figura di Cristo Re contribuì presto al culto, approvato dalla Chiesa, dei re Knut in Danimarca, Olav in Norvegia ed Erik in Svezia. Il contributo scandinavo al monachesimo consistette essenzialmente nella fondazione, nel 1340, del­l’ordine del Santissimo Salvatore da parte di santa Brigida, alla quale, con una rivelazione privata, Nostro Signore Gesù Cristo affidò la Regola, sintesi unica, in quel periodo, di contemplazione e di azione. La diffusione dell’Ordine fu volutamente limitata — ha proseguito il professor Tore Nyberg — poiché l’intento era quello di fondare un solo monastero per ogni nazione allo scopo di fungere da esempio per gli altri ordini religiosi. Numerose le peculiarità dell’ordine del Santissimo Salvatore prese in esame dal professor Tore Nyberg, fra le quali spiccano la devozione a Maria e la fedeltà al vescovo, ma anche la struttura del monastero agricolo intesa metafisicamente come immagine del Regno di Dio. Anche l’ideale nobile e cavalleresco dell’ordine brigidino, sotto la spinta del protestantesimo, dovette soccombere, ma la stima che aveva raccolto permise al monastero di Vadstena, in Svezia, di rimanere operante fino al 1595.

Una trattazione particolarmente precisa della situazione religiosa danese e scandinava nel periodo medioevale è stata svolta da Jørge Nybo Rasmussen, direttore dell’archivio storico della diocesi cattolica di Cope­na­ghen. Il professor Jørge Nybo Rasmussen, nel suo in­tervento I francescani nei paesi nordici, ha messo in rilievo come scarseggino, nelle storie dell’ordine francescano, le notizie sulla provincia, detta «Dacia», che corrispondeva alla Scandinavia, nonostante già nel 1232 fosse stato fondato il primo convento, su iniziativa di fra’ Giovanni de Piano Carpina, ministro dell’ordine in Germania, che inviò i primi francescani in Polonia, Norvegia e Danimarca. In seguito a questa missione, furono soprattutto nobili ed ecclesiastici a prendere i voti, mentre in Norvegia e Svezia i monarchi si interessarono subito alla spiritualità francescana, tanto che i reali di Svezia iniziarono a essere sepolti nella chiesa di quell’ordine religioso. Alcune fonti più tarde ci forniscono informazioni sulla riforma dell’ordine ai tempi della divisione fra i conventuali e gli osservanti operata da Papa Leone X nel 1517, in seguito alla quale i francescani norvegesi e svedesi rimasero conventuali, mentre i danesi aderirono gradualmente alla riforma. Il documento più singolare è tuttavia la Cronaca dell’espulsione, redatta fra il 1528 e il 1532 da parte dello storico francescano danese Peder Olsen (1490-1570) che, mentre raccoglie materiale documentario sulla dislocazione dei monasteri al fine di poterli rivendicare dopo l’esproprio e la distruzione avvenuti da parte dei protestanti, descrive la resistenza cattolica al luteranesimo. Contemporaneamente all’introduzione del luteranesimo nelle chiese danesi nel 1536, gli ordini mendicanti, come ha riferito in chiusura del suo intervento il professor Jørge Nybo Rasmussen, verranno comunque soppressi, principalmente a causa dell’accusa capziosa rivolta ai francescani di concepire una prima classe di «cristiani comuni» e una seconda di «cristiani d’élite», i quali dovevano dipendere economicamente dalla prima.

Dopo questo intervento, una breve comunicazione del professor Luigi Prosdocimi, docente emerito di Storia della Chiesa nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha ricordato come la storiografia giuridica scandinava sia stata una disciplina coltivata anche nel passato da studiosi italiani quali Marco Scovazzi, e come i risultati di questi studi abbiano condotto all’individuazione di influenze e di interscambi fra il diritto canonico e il diritto scandinavo.

Il professor Kristian Krötzl, docente di Storia medioe­vale all’università di Tampere, in Finlandia, ha parlato di Vita religiosa fino alla riforma protestante in Scandinavia: strutturarsi della Chiesa, culto dei santi e pellegrinaggi, presentando la prima missione in Finlandia, paese inserito nel 1100 dalla Chiesa cattolica nella sua opera evangelizzatrice. Le figure principali di questo primo tentativo di cristianizzazione sono il vescovo Enrico ed Erik il Santo, re di Svezia, il quale soltanto dopo una vittoria in battaglia ottiene la conversione dei finlandesi. Il vescovo Enrico verrà invece ucciso, ma è controverso se ciò sia avvenuto ad opera di un pagano o di un cristiano. Un fenomeno descritto dal professor Kristian Krötzl come particolarmente rilevante nella storia religiosa scandinava è costituito dai pellegrinaggi, dei quali il più antico e importante è quello, già attestato dalle cronache di Adamo da Brema, alla tomba di sant’Olav a Trondheim, nella Norvegia nord-occidentale. Popoli notoriamente propensi, anche per le condizioni climatiche ed economiche dei luoghi natii, a intraprendere lunghi viaggi, gli Scandinavi, e in particolare i vichinghi, frequentavano la corte di Costantinopoli e da lì si spostavano a Gerusalemme, ma non tralasciavano nei loro viaggi altre mete importanti come Santiago di Compostela. Se la prima «visita» vichinga al santuario della Galizia fu la scorreria dell’844, in seguito alla loro conversione i popoli nordici vi fecero tappa in occasione della loro partecipazione alle Crociate, mentre re Sigurd, durante il viaggio verso la Terrasanta, partecipò alla Reconquista spagnola. Il pellegrinaggio di santa Brigida a Santiago è poi indice di una diffusa devozione, che porterà, fra gli altri, la regina Margarethe di Svezia nel 1411 a disporre nel proprio testamento affinché, dopo la sua morte, vengano compiuti 130 pellegrinaggi in tutta Europa. Questa devozione condusse, ha aggiunto il professor Kristian Krötzl, a dedicare molte chiese a san Giacomo sulla linea commerciale dell’Hansa, ma fu anche il motivo della resistenza contro il protestantesimo che aveva soppresso il culto dei santi e i pellegrinaggi, introducendo la Riforma contro la volontà del popolo.

Una visione della storia di parte protestante è stata offerta dal professor Martin Schwarz Lausten, pastore luterano e docente di Storia della Chiesa all’Università di Copenaghen, che, nel suo studio La riforma luterana in Danimarca e Norvegia e Hans Tausen, ha messo in rilievo l’influenza che il movimento cattolico riformista e umanista ebbe nel preparare il terreno all’introduzione del luteranesimo. Le idee umanistiche attecchirono infatti all’Università con l’assenso di re Cristiano II e negli stessi atenei furono bruciati i manuali di teologia scolastica nel 1523, seguendo l’opinione che le fonti magisteriali dovevano essere ritenute secondarie, mentre occorreva interpretare «Cristo, Pietro e Paolo». La figura di maggior rilievo del luteranesimo danese è il monaco giovannita Hans Tausen. La vicenda storica tracciata dal professor Martin Schwarz Lausten si delinea partendo dalla decisione del Consiglio Reale, composto da tutti i vescovi cattolici e dagli aristocratici dell’alta nobiltà, che esiliò Cristiano II e incoronò re Federico I, bandendo così l’eresia luterana. In seguito alla simpatia dimostrata in un secondo tempo dal nuovo re per il movimento evangelico, questo si diffuse rapidamente nelle città provocando assalti violenti a quindici conventi francescani. Le forze cattoliche, guidate dal monarca deposto Cristiano II e riorganizzatesi con l’aiuto dell’imperatore Carlo V, raccolsero truppe per riconquistare la Danimarca, ma Cristiano II venne catturato e tenuto prigioniero per ventisette anni. Alla morte di Federico II seguirono una guerra civile e l’incoronazione del figlio Federico III, nonostante l’opposizione dei vescovi, che dal nuovo re vennero arrestati, e della nobiltà. Nel 1536 la religione cattolica venne abolita, i beni ecclesiastici confiscati e dal 1537 a tutt’oggi il re e la regina danesi vengono incoronati con rito protestante. Dalla dinastia danese partì la conquista della Norvegia, che in tal modo divenne anch’essa un paese protestante.

L’inculturazione e la difesa della fede

Aprendo la terza giornata dei lavori, il professor Kjeld De Fine Licht, ex direttore dell’accademia di Danimarca in Italia e attualmente direttore della sezione Chiese del Museo nazionale danese, ha illustrato con l’ausilio di diapositive e immagini la genesi degli edifici sacri in Danimarca e le differenze fra le strutture architettoniche nelle varie regioni danesi.

Dopo di lui, il professor Oskar Garstein, teologo e sto­rico, autore di numerosi volumi fra cui Rome and the Counter-Reformation in Scandinavia, edito a Oslo nel 1963, nella sua relazione dal titolo Riforma e contro­ri­for­ma in Norvegia ha messo in luce come la storia di quel pe­riodo sia stata scritta, in Scandinavia, prevalentemente dai «vincitori» e ha fornito i risultati delle ricerche da lui con­dotte nel corso di lunghi anni nell’Archivio Segreto del­la Compagnia di Gesù. Emerge infatti, dalla documen­ta­zione presa in esame dal professor Oskar Garstein, che una resistenza passiva al luteranesimo venne opposta fin da subito da parte della popolazione norvegese e, fatto in­aspettato, un movimento clandestino organizzato da un ge­suita norvegese, Nicolaus Norvegus, ottenne successi in tutta la Scandinavia nel convertire al cattolicesimo nu­merosi studenti e persino il re di Svezia Giovanni III Va­sa nel 1578. Quando tuttavia i piani del movimento clan­destino maturarono fino a far ipotizzare una ri­con­qui­sta dei paesi nordici alla fede cattolica, la guerra dei Tren­t’anni spense definitivamente ogni speranza in tal sen­so.

La prospettiva del luteranesimo e dei movimenti pietistici che a esso fecero seguito è stata illustrata dal professor Pauli Annala dell’Accademia di Finlandia e docente di teologia sistematica all’Università di Helsinki. Nell’esporre il suo intervento Riforma lu­te­ra­na e vita religiosa in Svezia e Finlandia fino al secolo XVIII, il professor Pauli Annala ha rilevato come non si sia verificato nei paesi nordici quel fenomeno detto dell’«autunno del Medioevo» descritto dallo storico olandese Johan Huizinga relativamente al resto dell’Europa, poiché nel Nord la Chiesa era ancora giovane e non in condizioni di decadenza come forse altrove. Il luteranesimo in Finlandia venne tuttavia introdotto nel 1527 dal re di Svezia Gustav Vasa in seguito alle decisioni della Dieta di Vesterås e questo comportò la requisizione dei beni ecclesiastici e la chiusura dell’Università. Il professor Pauli Annala ha descritto il primo periodo della Riforma, che ebbe per protagonista Michele Agricola (1510-1557) come un inizio pru­dente, al quale succedette tuttavia un’ondata cal­vi­ni­sta, detta della «ortodossia luterana», seguita a sua volta dal pietismo, corrente religiosa protestante che professava la preminenza della religiosità individuale sull’aspetto sociale.

Alcune caratteristiche costruzioni religiose norvegesi, le cosiddette stavkirker, sono state descritte nella quarta giornata dal professor Adriano Alpago Novello, docente di Arte Orientale all’Università di Ca’ Foscari a Venezia, che ne ha dato una lettura in chiave non soltanto archi­tet­to­nica, ma illuminante circa il tipo di mentalità nordica. Incentrando la propria analisi sull’estraneità al classicismo di questi edifici, lo studioso ne ha sottolineato la posizione quasi periferica se paragonata a quella delle chiese dell’Europa Meridionale, per le quali veniva scelto un sito trionfante. L’origine di questa scelta si dovrebbe individuare nella ricerca di un contatto intimo e semplice con la natura, testimoniata anche dalla struttura dei cimiteri nordici.

La tematica religiosa nella letteratura del Nord Europa: Johannes Jørgensen, Sigrid Undset, Pär Lagerkvist è stato il tema affrontato dalla professoressa Margherita Giordano Lokrantz, che oltre a essere do­cente all’Università Statale di Milano, ha insegnato Paleografia e Diplomatica all’Università Cattolica del Sacro Cuore della stessa città. I tre scrittori, dei quali gli ultimi due sono stati insigniti del Premio Nobel, sono figure emblematiche del rapporto degli Scandinavi con la religione. Johannes Jørgensen (1866-1956), danese, letterato dapprima di orientamento naturalista, si avvicina in un secondo tempo a una visione religiosa tramite la lettura della Sagesse di Paul Verlaine e l’incontro con altri intellettuali e in seguito fonda una rivista, Taarnet, «La torre», per veicolare il proprio pensiero. La produzione letteraria di Johannes Jørgensen farà perno, a partire dalla conversione al cattolicesimo av­venuta nel 1896, sulle biografie dei santi, con un’attenzione particolare alla spiritualità francescana, che lo condusse a entrare nel Terz’Ordine francescano e a trasferirsi, fino alla sua morte, ad Assisi.

Il personaggio di Sigrid Undset (1882-1949), norvegese, nell’esposizione della professoressa Margherita Giordano Lokrantz, è stato disegnato come un’altra figura alla ricerca di un equilibrio religioso, raggiunto e maturato tuttavia in maniera lenta e tranquilla, a differenza di Johannes Jørgensen. Il grande interesse di Sigrid Undset per la storia — è emblematica la sua frase: «Ho abitato duemila anni in questo paese» — faceva sì che si sentisse tutt’una con coloro che avevano vissuto prima di lei. Riflesso di questa passione furono i romanzi storici, fra i quali l’opera più famosa, la trilogia Cristina figlia di Lavran, scritta fra il 1920 e il 1922, ambientata nel Medioevo norvegese, rappresentazione psicologica di una giovane donna combattuta fra il desiderio di fare la volontà di Dio e la pas­sione.

Trattando di Pär Lagerkvist (1891-1974), svedese, la professoressa Margherita Giordano Lokrantz ha invece descritto un percorso affatto diverso dai precedenti, sbocciati in una risposta di fede. Pär Lagerkvist, che appare come precursore del modernismo letterario svedese, matura piuttosto il senso di isolamento dell’individuo nell’universo, ma sembra individuare la salvezza, specie nel romanzo Il sorriso eterno, nel sociale, nella comunità. I successivi romanzi, fra i quali Il boia, Il nano, Barabba, rifletteranno tuttavia nei protagonisti il disagio causato dalla mancanza di solidarietà e di amore fra gli uomini.

Una relazione di padre Luigi Bini S.J., docente di Istituzioni di Etica delle Comunicazioni Sociali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dal ti­tolo Il silenzio di Dio nella cinematografia di Ingmar Ber­­gman, ha poi preceduto l’intervento conclusivo di S. E. Tom Tscherning, ambasciatore del Regno di Sve­­zia presso la Santa Sede, che ha trattato de La si­­­tua­zione religiosa contemporanea e il dialogo ecu­me­­nico in Svezia, individuando le cause della se­co­la­riz­­zazione nell’indifferenza e nella convinzione che gli uomini possano creare una società ideale con le proprie forze e attraverso il progresso della scienza. L’ambasciatore ha inoltre posto l’accento sull’importanza di istituzioni come il Forum delle Chiese per la Cooperazione allo Sviluppo e di occasioni come l’Incontro per la Vita e per la Pace, avvenuto in Svezia nel 1983 e che ha dato vita all’Istituto per la Pace e la Giustizia.

La Settimana, che ha visto una notevole partecipazione e che ha riscosso interesse da parte del numeroso pubblico presente, ha contribuito così a fornire un quadro pre­ciso del passato e del presente dei paesi dell’Europa Set­tentrionale dal punto di vista dell’aspetto di maggior ri­lievo della vita e della cultura umana, quello religioso. Si è avvertita tuttavia da un lato l’esigenza di una mag­giore completezza e di un miglior aggiornamento del­l’esame storico-sociologico-religioso, a cui si potrebbe ovviare progettando una sezione sui Nuovi Movimenti Religiosi e la nuova religiosità, di cui esiste peraltro co­piosa documentazione anche in Scandinavia — per esempio, RENNER. Research Network on New Religions/For­s­knings­net­værk om Nye Religiøse Bevægelser oppure Dialog­centret, in Danimarca —, ed è auspicabile che ven­gano in futuro utilizzati gli studi condotti in questo in­teressante campo di indagine da organismi come il CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, di To­rino.

Andrea Morigi

 

Note:

(1) Cfr. AA. VV., Storia religiosa dei popoli balcanici, a cura di Luciano Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1983.

(2) Cfr. AA. VV., Storia religiosa della Russia, a cura di L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1984.

(3) Cfr. AA. VV., Storia religiosa della Polonia, a cura di L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1985.

(4) Cfr. AA. VV., Storia religiosa dei cechi e degli slovacchi, a cura di L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1987.

(5) Cfr. AA. VV., Storia religiosa dei popoli baltici, a cura di Adriano Caprioli e L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1987.

(6) Cfr. AA. VV., Storia religiosa dell’Inghilterra, a cura di A. Caprioli e L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1992.

(7) Cfr. AA. VV., Storia religiosa dell’Ungheria, a cura di A. Caprioli e L. Vaccaro, «La Casa di Matriona», Milano e Fondazione Ambrosiana Paolo VI, Gazzada (Varese) 1992.

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 Andrea Morigi

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