Teologia, antropologia ed economia

Alleanza Cattolica 30 anni fa
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L’omelia di S. E. il Cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, nella Germania Occidentale, pronunciata nel seminario diocesano il 14 aprile 1989, nella Messa per il quarantesimo anniversario della BKU, l’Associazione degli Imprenditori Cattolici. La traduzione del testo, comparso in BKU-Rundbrief, n. 2, maggio 1989, è redazionale.

Cristianità n. 178 (1990)

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo Signore,

la storia dei rapporti degli uomini con Dio è articolata in tre epoche, la prima delle quali si può descrivere con la frase: homo a Deo mirabiliter formatus est, cioè “l’uomo è stato mirabilmente creato da Dio”; la seconda epoca si può descrivere con la frase: homo per peccatum deformatus est, “l’uomo è stato deformato dal peccato”; e la terza epoca con la frase: homo per Dominum nostrum Jesum Christum mirabilius reformatus, “l’uomo è stato ancor più mirabilmente rinnovato da Nostro Signore Gesù Cristo”.

 

Formatus, deformatus e reformatus sono i tre termini che segnano l’esistenza dell’uomo anche nel presente.

 

“Homo a Deo mirabiliter formatus”

Cari sorelle e fratelli, un secondo gradino nella narrazione della Creazione mostra che Dio trasformò il caos chiamato da lui stesso all’esistenza in cosmos, mentre lo spirito di Dio aleggiava sul caos. L’uomo viene chiamato all’esistenza da Dio fin dall’inizio come un microcosmo. Egli vive in armonia assoluta ed essenziale o, come dice la Bibbia, in amicizia con Dio, con gli altri uomini e con il mondo che lo circonda. La Scrittura definisce questa condizione originaria con il significativo termine di “Paradiso”: nel Nuovo Testamento esso viene correttamente interpretato nella petizione del Pater “come in cielo, così in terra” o “come in terra, così in cielo”.

Questo è l’ordine della creazione voluto e realizzato da Dio per l’uomo e per il suo mondo e, cari amici, ogni uomo ne porta un’idea in sé stesso ed è guidato da una nostalgia di esso. Questo si esprime nel noto modo di dire: “Quello che sono saluta con tristezza quello che avrei potuto e avrei dovuto essere”. Perché succede così? Con questa domanda siamo già davanti al secondo periodo dell’ uomo nella sua storia con Dio.

 

“Homo per peccatum deformatus”

Cari sorelle e fratelli, l’uomo è stato deformato dal peccato. Il microcosmo uomo è diventato un microcaos e ha trascinato con sé il suo mondo nel caos. Ora non vale più la regola “come in cielo, così in terra”, ma “come in cielo così non più sulla terra”. L’uomo perde l’amicizia, la comunione con Dio. Nel paradiso Adamo si nasconde davanti al Dio vivente, cosicché Egli lo deve chiamare: “Adamo, dove sei?”. E l’uomo perde la conoscenza di sé stesso davanti a sé stesso, mentre si fa un vestimento che lo nasconde a sé stesso. L’uomo si estrania da sé stesso e perde il legame con gli uomini, Caino ammazza suo fratello Abele. E l’uomo perde l’armonia con il mondo che lo circonda, che ora produce solo spine e cardi.

Cari amici, questa narrazione relativa al Paradiso si potrebbe tradurre in forma moderna in questi termini: dai quattro elementi naturali classici dell’antichità sono derivate per l’uomo, a causa del suo pensiero pervertito, quattro grandi minacce: dalla Terra la bomba atomica, dal Fuoco la bomba al fosforo, dall’Acqua la bomba all’idrogeno, dall’Aria le mine aeree. Il peccato non ha mai conseguenze solo individuali, ma ha sempre anche una dimensione sociale e cosmica, e perciò il peccato dell’uomo non è una questione privata: homo per peccatum deformatus significa anche mundus deformatus. Lo sconvolto microcosmo uomo mette in pericolo anche il macrocosmo mondo. Il peccato deforma l’uomo distruggendo la sua struttura cosmica, che lo fa diventare, grazie al gioco delle sue potenze fisiche, spirituali e morali, immagine di Dio. Cari sorelle e fratelli, l’aspirazione positiva dell’uomo ad avere una proprietà e a conservare il proprio onore e la propria dignità, a godere la vita nella gioia del Signore, è una molla naturale irrinunciabile per la costruzione dell’esistenza. Se manca, allora vien meno la forza sulla via della costruzione del mondo. Ma questa tendenza positiva dell’uomo si arresta nel peccato, egli si rende indipendente da una personalità integrata e si volge al desiderio smodato di ricchezze, di onori e di piaceri, che deformano l’uomo e con lui pongono il mondo che lo circonda in una condizione insanabile.

 

“Homo per Dominum nostrum Jesum Christum mirabilius reformatus”

Cari sorelle e fratelli, grazie a Cristo l’uomo è stato riformato in modo più mirabile, ancor più mirabilmente rinnovato. Per il fatto che Dio stesso in Gesù Cristo diventa uomo e rimane uomo, viene restaurata la somiglianza degli uomini con Dio, e si tratta di una somiglianza con Dio superiore a quella che avevano il giorno della creazione, cosicché Agostino parla di felice colpa, che ci ha meritato un tale Salvatore e con ciò una tale redenzione, e Paolo completa questa prospettiva quando dice: “Egli, lo stesso Figlio di Dio, è diventato in tutto simile a noi”, e quindi anche noi a Lui, eccettuato il peccato che deforma. Benché l’uomo, grazie al battesimo e alla cresima, abbia parte a questa inverosimile somiglianza con Dio, gli sono rimaste le conseguenze del peccato.

Cari amici, ogni inclinazione al caos, attraverso lo smodato desiderio di ricchezze, di onori e di piaceri, fa diventare l’uomo una caricatura di Dio e un nemico degli altri uomini e del mondo. Con la grazia di Dio bisogna integrare queste forze propulsive in un ordine e in un’armonia cosmici. Questo è il compito della vita di ogni uomo e specialmente di un cristiano. Cari sorelle e fratelli, non si tratta di un desiderio individuale di salvezza secondo il motto “Salva la tua anima“, ma di qualcosa di altissimo valore per l’ordine sociale dell’uomo nel nostro mondo.

 

Proprietà privata

Qualcuno ha detto: “La proprietà è un furto”. In seguito a ciò è stato intrapreso in tutto il mondo il tentativo di abolire la proprietà privata per liberare l’uomo dallo sfruttamento da parte di un altro uomo e così si voleva ricreare il paradiso perduto di modo che non avremmo più bisogno di dire: “Quello che sono saluta con tristezza quello che avrei potuto e che avrei dovuto essere”. Cari sorelle e fratelli, oggi sappiamo tutti perfettamente cosa ne è stato di questo tentativo.

Togliendo all’uomo la possibilità di costituirsi una proprietà privata, la sua sana spinta a voler possedere venne sistematicamente frustrata, inaridite la sua fantasia, la sua spontaneità, la sua creatività e la sua ricchezza di idee. La tendenza a possedere è una molla, vorrei dire una molla insostituibile dell’uomo per realizzare sé stesso, e la sua impronta è profondamente impressa nella nostra cultura occidentale. Ed essa dovrebbe essere sostituita dal Piano, piani quinquennali, piani decennali, questa molla del desiderio di possedere dovrebbe essere sostituita dalla competitività. Credo di essere un testimone qualificato quando dico che il piano e la competitività “socialista” sono miserevolmente naufragati e la natura umana e i sistemi sociali degli uomini, che sono stati segnati da essi, sono divenuti disperatamente disumani.

Questo sforzo era condannato a fallire fin da principio perché nasce da una falsa immagine dell’uomo. Questa immagine dell’uomo era falsa perché non vi era dietro nessuna immagine di Dio. La formula fondante data all’ordine della creazione “come in cielo, così in terra” non era più realizzabile perché il cielo era stato eliminato o al massimo veniva riservato agli angeli e agli uccellini. Senza Dio l’uomo perde la sua misura e senza cielo la terra perde la sua forma, e questo si mostra, cari amici, anche nella contrapposta tendenza dell’uomo, che fa diventare in sé demone la spinta a voler avere, cosicché egli diventa effettivamente sfruttatore dell’altro uomo e del mondo che lo circonda. Qui si dimentica che la proprietà ha una dimensione sociale, che il mondo è creazione di Dio e non soltanto riserva di materiali per l’economia nella sua sfrenata espansione, che gli uomini sono figli di Dio e non oggetti di commercio per il processo lavorativo.

 

“Come Dio a me, così io a te”

Homo per Dominum nostrum Jesum Christum mirabilius reformatus. L’uomo è sostanzialmente nella condizione di dover porre il desiderio di possedere come elemento trainante per la sua attività nel mondo, senza che questo diventi minaccia per gli altri uomini e per il mondo che lo circonda. La riforma dell’uomo portata da Cristo lo mostra a sé stesso come amministratore di Dio. I suoi talenti gli sono stati dati per servire. Il prossimo non è oggetto ma collaboratore perché è figlio di Dio. Il mondo non è materia priva di valore messa in mano nostra a nostra incondizionata disposizione, ma è creazione di Dio. Tutto quanto l’uomo ha, lo ha ricevuto da un altro, cioè da Dio. E tutto quanto l’uomo ha, lo ha per altri, specificamente per il prossimo. E qui gli stanno davanti come regola per il suo agire quotidiano le parole: “come in cielo, così in terra” oppure, detto altrimenti, “come Dio a me, così io a te”.

In questo modo, cari amici, emerge un ordine sociale veramente a misura di uomo. Bisogna veramente lottare strenuamente ogni giorno per questo e, prima di tutto, in noi stessi. L’uomo tende sempre all’estremismo ove non venga posto in relazione con Dio e con il cielo. L’uomo come immagine di Dio ha sempre l’impulso ad andare oltre. Se gli mancano Dio e il cielo, allora non può più andare oltre verso l’alto, ma nella dimensione orizzontale a danno del prossimo e del creato. Egli consuma nella sua fame di eternità le riserve del mondo, ma non se ne sazia mai. Il mondo senza cielo è abbandonato a un uomo spietato. L’inespressa domanda del mondo oggi suona: “Dove posso trovare un uomo misericordioso?”. L’uomo misericordioso si trova dove egli vive con un Dio misericordioso sotto un cielo misericordioso, è l’uomo che prega di nuovo: “Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra”. La teologia è decisiva per l’antropologia e l’antropologia per l’economia. L’economia della salvezza di Dio è normativa per la convivenza economica dell’uomo.

Cari amici, restiamo, per amore dell’economia, ancora un poco nella casa della teologia. Non si tratta di un pio hobby, ma da esso dipende la sopravvivenza della nostra civiltà. A questo siamo tutti chiamati. Amen.

Joachim Card. Meisner
Arcivescovo di Colonia

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