Il web è la profezia orwelliana realizzata?

Combattiamo per difendere la nostra piccola grande cella monastica aperta al mondo dallo sguardo onnipervasivo del Grande Fratello
Susanna Manzin 1 anno fa
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di Susanna Manzin

1984, di George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair, 1903-1950), è un romanzo distopico che racconta, al contrario di quelli utopici che sognano un mondo perfetto, l’avvento di una società spaventosa. Partendo da alcune tendenze politiche e sociali già in atto all’epoca (Orwell scrive il romanzo nel 1948 e pubblica l’anno successivo), l’autore immagina l’evoluzione drammatica della storia fino alle conseguenze più devastanti, non solo sul piano politico, ma anche antropologico. La società ivi descritta è nota a tutti, almeno a grandi linee, fosse solo per la creazione del personaggio del Grande Fratello: la vita dei cittadini è spiata giorno e notte e dovunque da telecamere, poste anche all’interno delle abitazioni private.

Non è difficile vedere nel romanzo la critica aperta al sistema sovietico, che per fortuna non c’è più. Ma si può dire che la società descritta da Orwell non si sia davvero realizzata?

Nel romanzo ha una parte importante il Ministero della Verità, organismo incaricato della propaganda di partito, attraverso un revisionismo storico che porta a modificare libri, notizie e giornali del passato, per sostenere le posizioni del governo. Noi, in Occidente, non viviamo in una società totalitaria, ma ci sono tante manipolazioni della verità, soprattutto sul web. Non siamo forse messi in allerta dall’esistenza delle cosiddette fake news, che secondo alcuni potrebbero addirittura condizionare le elezioni politiche di grandi potenze? Siamo inondati sui profili social da false notizie, bufale, oppure verità parziali, contraffatte, magari da titoli accattivanti, al solo scopo di alimentare paure, radicare pregiudizi, diffondere opinioni distorte e manovrare il consenso. Qualcuno potrebbe dire: ma ci si può informare, ci si può difendere. Certamente, ma quanti lo fanno? Quanti vivono incollati agli smartphone, stanno ore sui social network e bevono tutto quello che viene loro somministrato?

In 1984 un’altra caratteristica di quella società angosciante è la mancanza di relazione tra le persone, per volere del regime slegate le une dalle altre. Il rapporto del CENSIS 2018 definisce gli italiani «coriandoli dissociati», raccontando una società divenuta una «sommatoria di frammenti».Sembra davvero il mondo descritto da Orwell. Mancano gli intermediari, i corpi intermedi, le catene di relazioni. Molte persone sono sole, non hanno una famiglia, un’associazione, una Chiesa che permetta loro legami interpersonali significativi. Ma più si è soli, più si è manipolabili; più si è «coriandoli», più si viene condizionati, si è deboli e influenzabili, si cade nei tranelli dell’attuale Ministero della Verità. Il rischio del controllo mentale descritto da Orwell è insomma concreto

Nel romanzo, il Grande Fratello sa tutto di tutti. È così anche oggi? In effetti la rete sa tutto: conosce i nostri gusti, le nostre idee politiche, sa dove viviamo, in quale ristorante abbiamo mangiato, cosa desideriamo fare in occasione delle prossime vacanze, quale regalo stiamo comprando per il nostro coniuge. E non solo perché facciamo un post su Facebook, ma anche perché è normale navigare sui motori di ricerca, utilizzare carte di credito, fare acquisti online.

La caduta del regime sovietico non rende il romanzo di Orwell superato. Lo rende invece drammaticamente più attuale. C’è però un aspetto interessante. Il protagonista, Winston, ha iniziato a scrivere un diario, un’attività che agli occhi del regime è pericolosa. Per farlo senza essere visto, sfrutta l’unico angolo della casa dove la telecamera non può vederlo, un metro quadro che sfugge all’occhio del Grande Fratello. Ecco, per fortuna anche oggi ci sono ancora spazi, molto più ampi di quello di Winston, dove il grande occhio non vede. Combattiamo, dunque, affinché quel luogo sia sempre più grande, diventi uno spazio dove vivere una vita reale e non virtuale, insieme alle persone più care. Facciamo poi che quel luogo sia anche un luogo di preghiera, dove meditare e godere della verità e della pace. Il luogo dove ascoltare la voce di chi ha bisogno di amicizia e di vicinanza umana. Il luogo dove gustare il piacere di una tavola imbandita da condividere in allegra compagnia, dove leggere e dove ascoltare musica. Insomma, una sorta di cella monastica ma aperta a tutti coloro che vogliono entrarvi per condividere un’esistenza vera e sotto lo sguardo del Signore.

A proposito dello sguardo del Signore: nessuno scordi che la rete può essere utilizzata vantaggiosamente. La si può infatti utilizzare per diffondere la verità, il bene, il bello. Inondiamo dunque il web di bellezza e gioia, per contagiarne gli altri. Il 24 gennaio 2002, nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005) si chiedeva: «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la “buona notizia” della nostra redenzione. Questo è il fine dell’evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l’uomo. In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, esorto tutta la Chiesa a varcare coraggiosamente questa nuova soglia, per “prendere il largo” nella Rete».

Sabato, 4 maggio 2019

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 Susanna Manzin

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